La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Kayla 6982


Il pianeta Loka è stato colonizzato da un’élite di terrestri facoltosi e spregiudicati, gli unici superstiti di una Terra ormai inabitabile. Fra loro ci sono scienziati senza scrupoli che hanno creato una sub-razza di schiavi da sfruttare biecamente. Sono androidi senzienti costituiti da genoma umano e circuiti elettrici, e occupano il posto più infimo della società nel sistema di caste gerarchiche di Loka. Ma queste creature hanno un cuore, un’etica e una volontà. Sono quasi umani e, forse, troppo umani. Questa è la storia di una di loro, la quindicenne Kayla 6982 che, con l’aiuto dell’amica Mishalla, si lancia in una pericolosa avventura per scoprire le terribili verità che si nascondono dietro al mostruoso piano degli umani. Una trama sorprendente in cui si intrecciano umiliazioni, razzismo, coraggio e lealtà, ma in cui trova posto anche l’amore. Sul polveroso pianeta Loka, illuminato da due pallidi soli, sboccia la storia proibita fra un umano di alto rango, nipote di un vecchio scienziato illuminato, e la giovane Kayla.

Ho letto questo libro a febbraio, prestatomi da Tintaglia dato che avevo espresso curiosità in merito a questa storia, attratto dalla trama e da recensioni parecchio positive.
L’esito però non è stato all’altezza delle aspettative (pure non enormi), e a una buona scrittura e a una buona idea di fondo non si è accompagnata una buona esecuzione.

Infatti, se da un lato abbiamo tematiche interessanti (dna modificati per creare ibridi tra umani e animali, divisione in rigide classi sociali a seconda della razza, lotte per ottenere la libertà e l’emancipazione), dall’altro queste non sono trattate particolarmente bene.
L’intera struttura pare essere, inialmente, qualcosa di consolidato e in atto da tempo.
Ma poi si scopre che è tutto recentissimo, quaranta anni a volere essere generosi? Praticamente niente, ma in questo niente si sono radicati pregiudizi, preconcetti, si sono create razze e religioni.

E poi ci sono altre cose che non mi hanno convinto per niente.

Il ruolo di Zul nel libro è chiaro fin da quando viene nominato la prima volta; Kayla è totalmente inutile malgrado sia la protagonista; i cattivi hanno un grado di cattiveria che definerei Disneyano, dato che alla fine nemmeno sono in grado di uccidere i prigionieri.

E sopratutto, la cosa che mi ha deluso più di tutte: Kayla viene quasi riabilitata dal suo status di ibrida, per nascita è differente dagli altri ibridi. Era un’umana troppo malata per poter sopravvivere senza l’infusione di dna animale. Ma potrà tornare normale, elevarsi al di sopra degli altri ibridi, venire in futuro accettata di nuovo nella comunità umana che la esiliò da bambina.
Il diverso che prima era mostrato come protagonista e che veniva contrapposto all’umano elitiario e cattivo, beh, ora diventa qualcosa da cui scappare, qualcosa da abbandonare perché difettato e orrendo.

La protagonsita è brutta, certo, e non ha particolari doti.
Ma è stato tutto una sorta di grande complotto, lei in realtà era un cigno trasformato col dna in un brutto anatroccolo. E si sa già che un vaccino la potrà guarire dalla diversità.

Non so, mi è sembrato di rivedere quando negli X-Men si prospettava una cura alle loro mutazioni.
Ma i dilemmi interiori di Rouge erano ben altra cosa rispetto allo spessore di questo libro.

Fortunatamente comunque la scrittura è scorrevole e lo stile è buono, così il libro risulta gradevole.
Malgrado prevedibilità, leggerezza e brutto finale.

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3 Mag 2013 - Posted by | Sandler Karen, Uncategorized | , , , , ,

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