La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Un polpo alla gola


Secondo libro di Zero Calcare.
Altra perla.

Alla fine non ho resistito, e subito dopo aver terminato l’Armadillo sono passato al Polpo.

Diciamolo subito: nel Polpo non compare l’armadillo.
Il Polpo è ambientato nel passato, principalmente. Un passato dal quale nessuno può sfuggire.

Ricorda: nessuno guarisce dalla propria infanzia

E l’infanzia di Zero Calcare è rappresentata dalla scuola dove ha passato a lungo le sue giornate, con il Secco, Sarah e gli altri compagni di scuola.
Una scuola fatta di riti e di gruppi, di iniziazioni, di bullismi.
Una scuola anche peggiore della mia, direi.
Una scuola come tutte le nostre.

Un’infanzia segnata dai Cavalieri dello Zodiaco e dall’assenza di internet, dai giochi con gli amici e dal timore di far capire che non si è visto qualcosa o non sappiamo di cosa gli altri stiano parlando.

Un’infanzia, per Zero, segnata da un incoffessabile segreto.
Una fuga nel bosco per sfuggire alla noia della scuola, la scoperta di un teschio. Venire trovati dalla maestra mentre si racconta del teschio.
Scaricare la colpa sull’amica, confidando che non subisca punizioni.

L’amica sarà punita.
E la colpa della spiata ricadrà su un’altra bambina. Con Zero che non dice nulla.

E a quel punto, nella sua mente, la sfida tra Luke Skywalker e Darth Vader viene vinta da quest’ultimo, che lo accoglie nel club dei malvagi. Mostrandogli, tra i vari benefits, il polpo alla gola. Una creatura che accompagnerà sempre Zero Calcare per tutta la vita, una creatura che si avvinghia al suo collo e stringe i tentacoli quando si trova nelle vicinanze di Sarah, oppresso dal tremendo segreto che si porta dentro.
Tremendo, perché da questo evento è scaturita la ghettizzazione dell’innocente accusata della spiata. Vituperata, offesa, denigrata. Il suo diario rubato e mostrato a tutti. Caduta dalla popolarità allo stato di paria sociale.
Una vita scolastica distrutta.

E lui zitto, incapace di assumersene la colpa, mentre il polpo si ingrossa, i tentacoli si stringono.

E poi, nel presente, la morte della maestra.
Un funerale cui andare, dove ritrovare i vecchi compagni di scuola di cui ormai si sono perse le tracce.
Un’occasione per fare i conti col proprio passato.

Con il bambino bullo ed enorme, che sembrava così cattivo all’epoca. E che in effetti lo era, e lo è ancora.
Con la bambina distrutta dal segreto di Zero.
Con le proprie emozioni covate da venti anni.
Con la scuola e le figure adulte che hanno accompagnato l’infanzia di Zero, dal preside e dalla maestra fino ad arrivare al figlio del preside, guardiano della scuola, e al giardiniere (molto alla Willie).

Un po’ triste, ma davvero bello.
E il polpo alla gola è un’immagine che rende perfettamente lo stato in cui ci si trova, quando si finisce in una situazione del genere.
L’esemplificazione del perché cerco di vivere più limpidamente possibile, senza bisogno di mantenere oscuri segreti: non voglio più ritrovarmi con mostri aggrappati al collo, a impedirmi di respirare e a rendermi più pesante la vita.

Complimenti a Zero Calcare, ha fatto un altro centro.
Dopo aver letto i suoi due libri capisco il perché del suo repentino successo.

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15 dicembre 2012 - Posted by | Zero Calcare | ,

1 commento »

  1. Magnifico il Polpo! Davvero magnifico! Così come il primo libro. Finali sempre da brividi. Soprattutto in questo, che è stato davvero molto toccante.

    Commento di CervelloBacato | 15 dicembre 2012


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