La torre di Tanabrus

Did you miss me?

La profezia dell’armadillo


Primo libro di Zero Calcare.
E chi diavolo è questo Zero Calcare, direte voi? Beh, me lo sono chiesto anche io, quando ho scoperto che era una delle personalità più attese e idolatrate agli ultimi Comics.

Lodi tessute ovunque verso questo misterioso autore di cui non sapevo assolutamente nulla.
Lodi sperticate sia dai lettori che dalla critica che dai colleghi.

Quindi, ovviamente, ho preso il libro.
E anche quello dopo.
Autografati alla Bao.

Finalmente mi sono letto questo primo libro.

La profezia dell’Armadillo.

Il libro è formato da storie brevi, tendenzialmente autobiografiche, unite a formare un grande affresco tenuto assieme da una notizia che Zero Calcare riceve all’inizio: la morte di Camille, una ragazza con cui è cresciuto, che è tornata a vivere all’estero e di cui era un tempo follemente innamorato.

E da qui parte tutto.

Perché Zero è un fumettista allo sbaraglio romano di ventotto anni.
Bene o male abbiamo lo stesso background, abbiamo avuto esperienze simili, sogni simili, disillusioni simili.

Io non ho un armadillo come amico immaginario e avatar della mia coscienza razionale, ma vabbè.

Si chiama profezia dell’armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.

La sua vita è la diapositiva di una generazione.
La mia generazione.
Leggerlo mi ha procurato diversi colpi allo stomaco, mi sono ritrovato in troppe scene.

La scena in cui lasciano fuori dalla porta, per una notte, paranoie e brutti pensieri è da brividi.
La scena con la verità sul guardiano del tempismo è di una crudeltà inarrivabile.

Vuol dire che è troppo tardi, cojone.
Ma chi te le ha messe in testa, ‘ste fregnacce? Lo capisce pure un macaco che la sveglia suona quando scade il tempo.

E poi le scene del gruppo ai tempi della scuola, l’orrore nel realizzare quanto certa gente sia cambiata col passare del tempo, al punto da diventare aliena.
Aliena come la gente che gira in certi circoli, dalla quale ci sentiamo talmente diversi da essere specie totalmente differenti, senza punti in comune.

Evito di commentare l’avatar della guida spirituale, ovvero Obi Wan.

Una rivelazione.
Sono indeciso se cominciare subito la lettura del suo secondo libro, ma solo perché consapevole che dopo questo, per un bel po’, non ce ne sarà più.

14 dicembre 2012 - Posted by | Zero Calcare | ,

2 commenti »

  1. Lo adoro, anche per me è stata una rivelazione! L’ho beccato a Roma alla fiera “Più libri più liberi”, allo stand della Bao: l’armadillo che mi ha disegnato è stato un regalo di Natale in (grande) anticipo 😀

    Commento di Camilla P. | 14 dicembre 2012

  2. L’ho appena letto anch’io. E trovo che una delle cose migliori del libro sia la capacità di Zero Calcare di usare quella che chiamo “tecnica del pendolo” (quando non so come si chiami davvero qualcosa, le do un nome inventato). In pratica, sei lì che leggi tranquillo storielle allegre, e ridi. Il pendolo oscilla, ma tu non te ne accorgi, finchè la storia non verte sul drammatico, e il colpo incassato, essendo imprevisto, risulta ancora più forte. Le sensazioni, le riflessioni, i pensieri che suscita vengono amplificati. Poi arriva la battuta: tu sei sempre indietro, mentre il pendolo oscilla. E ridi a crepapelle, mentre una parte di te vede i demoni di Camille, intuisce quello che è inevitabile (avviene all’inizio del libro, per poi essere narrato in retrospettiva) e vorresti gridare.
    “Eppure stona, stride. Questo momento non è così in realtà.Noi seduti a prendere il thè. I dialoghi, i gesti, sono tutti sbagliati. […] E’ come se nulla fosse all’altezza di ciò che è successo”. Meraviglioso.

    Commento di FedeZ | 16 dicembre 2012


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