La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Sword Art Online 15


Come ho scritto domenica, Sword Art Online è partito subito con la seconda stagione, se così si può chiamare.
E lo ha fatto con un bell’episodio, che lancia interessanti spunti di riflessione, così come era accaduto con i primi episodi della serie.

Allora, dopo che Kirito aveva sconfitto Heathcliff ed era tornato alla realtà, aveva scoperto che non tutti erano riemersi nel mondo reale.
Diverse centinaia di giocatori erano ancora in coma, collegati ai loro Nerve Gears. E tra questi, ovviamente, c’è Asuna.
Il buon Kirito passa il tempo tra la riabilitazione e le visite in ospedale alla ragazza, dove ha modo di conoscere suo padre.

Alla fine però conosce anche Nobuyuki Sugō, dipendente\collaboratore del padre di Asuna. Che già dalla prima inquadratura capiamo come andrà a finire: si dichiara pronto a sposare la ragazza malgrado la sua situazione, con il padre ben felice di dare vita a questo matrimonio vagamente illegale tra sua figlia in coma e il suo arguto dipendente.
Che, da bravo viscido e da pessimo cattivo, rimasto solo con Kirito gli confida sadicamente che Asuna in realtà l’ha sempre odiato, che se fosse sveglia lo rifiuterebbe, e che coglierà invece felicemente questa occasione. Deridendo Kirito e cacciandolo dalla vita di Asuna.

Ora, a parte l’idiozia del padre di lei e la stupidità da manuale di Sugo, e il prurito che la situazione fa venire alle mani, c’è un punto realmente interessante in tutto questo.
Kirito e tutti gli altri ragazzi vittime di SAO hanno passato più di due anni in quel mondo virtuale, dove la morte era reale e perpetua come nel mondo reale. Per loro, a tutti gli effetti, il mondo di Ancraid era il mondo reale. La normalità. Alla fine, anche per chi non si era rassegnato a vivere lì, quel mondo era ormai diventato come è giusto che siano le cose.

Kirito, ormai da diverso tempo sveglio e attivo nel mondo reale, si stupisce di come i suoi riflessi siano più lenti, di quanto gli manchi l’assistenza del sistema di gioco per combattere con la spada, quando si allena a kendo con la sorella.
Si aspetta ancora di avere un fodero sulle spalle.
Ma sopratutto, per quanto lui, così come di certo tutti gli altri reduci, soffrano di questo lieve allontanamento dalla realtà dovuto alla loro diversa vita vissuta mentre erano in coma, sorprende come il resto del mondo sembri tentare di ignorare quanto successo in questi due anni.
Due anni in cui le persone hanno vissuto, combattuto, amato, odiato, riso, stretto amicizie, affrontato la morte. Due anni che sono un lasso di tempo enorme, sopratutto in quelle condizioni.
Due anni che per il mondo non esistono.

Non esistono gli innumerevoli combattimenti affrontati da Kirito, con la sorella che si stupisce della sua posa, delle sue frasi, del suo cercare l’onnipresente fodero.
Non esiste la storia tra Kirito e Asuna, la loro relazione, ciò che hanno vissuto insieme, sopportato insieme. Ciò che gli ha permesso di sconfiggere il perfido Heathcliff.
Perfido fino a un certo punto, certo, ma ragionare su di lui porterebbe a ragionare sulla trama e sulle puntate a venire, mentre la cosa che mi interessa adesso è come è visto il tempo passato di là dalla gente che non ha mai abbandonato il di qua.

Stiamo andando sempre più verso un mondo dove la realtà virtuale potrebbe diventare possibile.
E se la realtà virtuale diventa possibile, diventa possibile per assurdo qualcosa alla SAO, alla Half Prince (dove nessuno rimane intrappolato, ma nel sonno tramite quei caschi tutti si ritrovano in un mmorpg di stampo fantasy), alla Caprica (dove la povera protagonista, morta in un attacco terroristico, si ritrova intrappolata nel corpo del primo Cylon, ma al contempo la sua mente è viva e vegeta in un complesso gioco di realtà virtuali, in zone proibite e off-limits, dove resta in vita, si evolve, cresce.

Cosa è reale? Ciò che tocchiamo, o ciò che sperimentiamo? Ciò che gli altri vedono, o ciò che vediamo noi?

In un mondo dove la realtà virtuale potrebbe diventare vera, come cambierebbe la società?
Come dovrebbero cambiare le leggi, per consentire protezione e diritti anche di là, per garantire validità in entrambi i mondi a ciò che accade in uno di essi?
Avrebbe senso? Penso che dopo un po’ di tempo, in tanti preferirebbero la seconda realtà.
Relazioni, rapporti, status sociale… tutto sarebbe dinamico e cambierebbe, a seconda della realtà in cui ci spostassimo.

Un futuro affascinante, ma che porterebbe a dilemmi di non facile risoluzione, sopratutto per creature conservatrici come gli esseri umani, temo.

16 ottobre 2012 - Posted by | Sword Art Online | , ,

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