La torre di Tanabrus

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L’alchimista – Il destino dei Gargoyle


Questo libro, traduzione italiana di The alchemy of stone, l’avevo puntato a lungo anche se, per circostanze più o meno fortuite, non ci avevo mai messo sopra le mani.
E così ho finito con il leggere la versione italiana della Asengard.

L’inizio del libro coglie abbastanza in contropiede, tra paragrafi in corsivo che ci mostrano il punto di vista dei millenari Gargoyles e i capitoli di narrazione vera e propria che ci fanno seguire la protagonista, Mattie. Un’automa.

Tra Gargoyles totalmente estranei al sentire umano, malgrado la loro buona indole, e l’automa differente da tutto e tutti, meccanica ma capace di provare emozioni, dolore e piacere, impieghiamo un po’ di tempo a trovare il giusto ritmo, a calarci nelle atmosfere del libro.

 

Ma una volta calatici nelle atmosfere del libro, il tutto scorre via che è un piacere.
Scopriamo che i Gargoyles sono gli antichi costruttori della Città, innalzata dalla pietra. Gargoyles come una sorta di elfi o ent, legati alla pietra. Figli della pietra, in grado di modificarla con le loro parole, creature longeve che hanno dimenticato le proprie origini e la propria storia, e che ora osservano con terrore i loro ranghi ridursi sempre di più, mentre il tempo passa e sempre più Gargoyles diventano pietra immobile, tornando a ciò da cui erano sorti.
Gargoyles che non vogliono subire questo fato, e che cercano l’aiuto di alcune delle creature che hanno protetto da sempre, in qualità di guardiani silenziosi e invisibili della città che da loro prende il nome e le leggende.
Possono rivolgersi solamente a due tipi di persone importanti, in città.
Gli Ingegneri e gli Alchimisti, figure potenti in contrapposizione l’uno all’altro, in lotta per acquisire potere politico in parlamento, per essere coloro che tirano le fila della vita della città alle spalle della famiglia del Duca, di pura rappresentanza.

Gli Ingegneri creano macchine meccaniche, giocano con il vapore e con gli ingranaggi.
Un ingegnere ha creato Mattie, decidendo di crearla in grado di sentire il dolore, facendola fin troppo bene. Al punto che l’automa si è alla fine staccato dal padrone, non sopportando tale situazione, emancipondosi.
Divenendo allieva di un’Alchimista e diventando alchimista a sua volta.

Gli Alchimisti operano sulle piante e sulle pietre, reazioni alchemiche, liberano l’essenza dell’oggetto imbrigliandone i poteri per i loro scopi.
Ed è agli Alchimisti che i Gargoyles si rivolgono in cerca di aiuto. A Mattie, per la precisione.
L’Alchimista estranea agli Alchimisti, accettata nell’ordine ma esclusa dai suoi componenti. L’automa vagamente rispettato ma trattato pur sempre come una macchina, intelligente ma sempre macchina.

 

E in tutto questo, mentre la missione di Mattie la porta in contatto con il Fumigatore di anime (la persona che assorbe dentro di sé le anime dei condannati a morte, il modo pulito di somministrare la pena capitale in questa città), con un’alchimista straniera (meravigliosa la critica sociale, quando questa parla col creatore di Mattie che accusa i suoi simili dell’est di rubare il lavoro alla gente della città che li guarda con sospetto per questo motivo, e lei ribatte che i posti di lavoro spariscono perchè gli ingegneri come lui creano automi e macchine che fanno il lavoro al posto delle persone), con una ricca cortigiana ambiziosa, la storia evolve.

Il malcontento del popolo sale, mentre sempre più contadini sono convertiti in minatori, a fianco dei ragni (bambini di strada fatti crescere in piccole gabbie per renderli fisicamente adatti al lavoro nelle miniere più profonde) generati dai deviati monaci della pietra.
Ed esplode in rivolte sempre più violente, rivolte in cui Mattie si troverà coinvolta per ottenere ciò a cui aspira da sempre, la vera libertà. E anche spinta da una sensazione strana e mai provata prima, che potrebbe essere l’amore. Ma come può esserci amore tra un’automa e un umano?

 

Ottimo il finale, ben caratterizzati i personaggi (Mattie, certo, ma anche i Gargoyles, il Fumigatore, Loharri, Iolanda, Niobe, Sebastian…)
Con alcuni accenni, durante la rivolta, che fanno pensare al terzo libro della trilogia di Hunger Games, con il cerchio che si chiude. I rivoltosi che già pensano alla necessità di tirare su un nuovo Fumigatore, i ragni che finiranno per tornare ai margini della vita sociale, le morti ridotte a un prezzo necessario per portare avanti il gioco di potere delle classi e delle caste.

Un bel libro, viziato giusto dall’inizio difficoltoso (la prima volta che l’ho cominciato, dopo qualche pagina l’ho messo da parte per tempi migliori) e dalla difficoltà di immedesimarsi in un personaggio.

5 ottobre 2012 - Posted by | Sedia Ekaterina | , , , , ,

5 commenti »

  1. Io aggiungerei ai vizi anche il pessimo lavoro di traduzione ed editing; mai più in italiano, mi spiace.

    Commento di librisognanti | 5 ottobre 2012

  2. Peccato per la traduzione, allora. Però è un libro davvero carino.

    Commento di bruno | 6 ottobre 2012

  3. Non so, dovrei valutare la versione originale per sparare sulla traduzione…

    Commento di tanabrus | 6 ottobre 2012

  4. dai, c’erano errori grammaticali e incongruenze lessicali da buttare!
    Io l’ho preso in italiano per supportare la casa editrice, che come catalogo sta facendo un buon lavoro, ma mi son trovata a pentirmene.

    Commento di librisognanti | 7 ottobre 2012

  5. Mi fido 🙂
    Io solitamente non li noto, se sono preso nella lettura, li correggo in automatico senza neanche vederli. A meno che non siano proprio all’inizio, quando ancora sto entrando nel libro, o siano talmente scandalosi da balzarmi ugualmente agli occhi.

    Commento di tanabrus | 8 ottobre 2012


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