La torre di Tanabrus

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Spunti di riflessione


Negli ultimi tempi sono incappato in tre interessanti post, su altri blog, relativi al rapporto tra l’Italia e la letteratura.
Sopratutto fantastica (almeno in due di questi post).

Il primo è di Fabrizio Valenza, autore della saga di Geshwa Olers.
In due post, questo e questo, comincia una riflessione su quanto sia difficile fare fantasy legato alle nostre origini mediterranee, tra influenze estere che dominano il mercato (e quindi le scelte editoriali), impoverimento culturale, perdita delle proprie radici.
Fabrizio, lo ricordo, è da sempre uno dei paladini del fantasy mediterraneo, legato alle nostre tradizioni storiche piuttosto che alle tradizioni nordiche ormai dominanti nel panorama fantasy internazionale.

Abbiamo poi Maurizio Vicedomini, del cui libro ho parlato qualche giorno fa, che qui parla della letteratura fantastica italiana, della fatica che fa a imporsi, e delle motivazioni di ciò, tra pregiudizi e scelte editoriali deleterie.
Personalmente, per un certo periodo ho avuto enormi pregiudizi io stesso nei confronti del fantasy italiano, grazie agli editori che puntavano alla moda sfornando cloni scandalosi di successi stranieri. Per fortuna poi sono incappato in prodotti di qualità che mi hanno fatto ricredere.

E infine, sul Diario di pensieri persi viene mostrata la reale condizione del traduttore, una figura fondamentale dell’editoria (sopratutto in Italia dove la stragrande maggioranza di opere viene dall’estero) che però viene spesso sminuita. A partire dalle case editrici stesse.
Difficile trovare lavoro, quasi impossibile vivere del lavoro di traduttore, che diventa un misto tra un secondo lavoro sottopagato e una passione alla quale dedicare il proprio tempo libero.
Senza che la cosa si sappia o venga sottolineata abbastanza.
Certo, qui più che altro si parla di letteratura in generale, e con una visione più ampia rispetto ai confini nazionali, ma fa riflettere parecchio…

22 settembre 2012 - Posted by | Altro | , ,

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