La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Baba Yaga ha fatto l’uovo


Libro di una scrittrice croata che mi aveva intrigato come quarta di copertina, e che avevo scoperto tramite una promozione di Amazon su questo editore minore, Nottetempo.
Alla fine, però, la lettura non mi è risultata particolarmente piacevole.

Il libro è diviso in tre parti (mentre avevo pensato a un’unica storia).

La prima storia vede una scrittrice partire per un viaggio verso la città di origine per poter poi raccontare ciò che avrà visto lì alla vecchia madre, impossibilitata a compiere lo stesso viaggio. E questo viaggio lo farà in compagnia di una studentessa sua ammiratrice, con il quale instaurerà un complicato rapporto di amore-odio.
Scritta bene, ma alla fin fine rimane una domanda: quale era il suo senso?

La seconda storia invece vede tre arzille (più o meno) vecchiette arrivare in un Grand Hotel, con le loro storie, decise a divertirsi un poco. E la loro storia coinvolgerà le storie di altri personaggi dell’hotel, dall’imprenditore americano a caccia di un modello per pubblicizzare i propri prodotti a un ragazzo fuggito dal paese di origine a causa di una bomba che lo ha menomato; dalla figlia dell’imprenditore, incapace di soddisfare l’ideale paterno di figlia, al direttore del centro termale, che combatte la morte in tutti i modi aspirando a ottenere un grande prolungamento della durata della vita; dal vecchio avvocato che frequenta l’albergo per passare il tempo, all’avvocato inglese che arriva come un deus ex-machina a chiudere la storia.
Questa storia è meglio della prima, c’è una trama, ci si appassiona in qualche modo ai personaggi.

La terza parte, infine, è un saggio sul concetto di Baba Yaga, tra folklore e mitologia slave, mescolato a spiegazioni che indicano come le due storie precedenti (all’autrice del saggio inviate dall’editore delle due storie stesse) in realtà contengano richiami più o meno velati alla cultura della Baba Yaga, il che spiegherebbe anche il titolo del libro.
L’autrice stessa, peraltro, sembra essere la studentessa del primo racconto, e il suo nome completo altro non è che Baba Yaga al contrario: Aba Bagay.

La terza parte è interessante, certo, ma noiosa dato che ci si ritrova catapultati in uno studio dei vari fattori che compongono la mitologia della strega Baba Yaga nella cultura slava\russa, con note a far vedere al lettore le corrispondenze nelle storie appena lette.
E il fatto che si sia reso necessario dedicare un terzo del libro a spiegare le due parti precedenti, alla fine, per quanto mi riguarda non depone a favore dell’autrice.

Pensavo di trovare una qualche storia, invece ho trovato due racconti bene o male allegorici e un saggio di spiegazioni.
Ne sono rimasto, insomma, abbastanza deluso.

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5 settembre 2012 - Posted by | Ugrešić Dubravka

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