La torre di Tanabrus

Did you miss me?

1Q84


Parlare di questo libro è difficile.
Ma la cosa non è certo sorprendente, essendo un libro di Murakami.
E dato che, bene o male, la trama di fondo l’ho già indicata nel post di qualche giorno fa (scritto quando ero alla fine del primo libro, forse), mi limiterò a esprimere qualche sensazione che questa lettura mi ha lasciato.

Prima cosa: mi è piaciuto. Mi è piaciuto molto.
La cosa non mi stupisce granché, visto quanto mi piacciono i libri del sensei, ma a volte anche alcune sue opere mi hanno lasciato più indifferente.
Stavolta no, ero totalmente catturato.
Cioè, se finisci a pensare a Tengo  e a Aomame anche quando ti prendi qualche pausa dalla lettura, diciamo per andare in vacanza, per visitare un museo o semplicemente per cazzeggiare senza pensiero alcuno, direi che il libro cattura.

Seconda cosa: l’idea degli universi in cui, per qualche motivo, si entra pur rimanendo circondati da gente che non è consapevole di vivere in tale universo differente da ciò che dovrebbe essere, è affascinante. Cervellotica, quasi incomprensibile, ma affascinante.
E così abbiamo Aomame che, dopo aver sceso all’inizio del libro le scale di emergenza in autostrada, col tempo si accorge di essere in un altro posto.
Un Giappone in cui alcuni eventi si svolti in maniera differente, cambiando sensibilmente la storia. Una Terra dove in cielo esiste una seconda luna, verde e più piccola, vicina alla Luna che è sempre esistita. Una seconda luna visibile solamente da coloro che per qualche motivo finiscono in questa realtà e capiscono di esserci finiti, diventano giocatori attivi, personaggi importanti in questo mondo dove esiste il Piccolo Popolo, che si immischia da sempre negli affari umani, guidando leader e decidendo le sorti della Storia. Una realtà che Aomame rinomina 1Q84, essendo l’anno il 1984, dove la Q sta per question mark (oltre al gioco fonetico giapponese, dove Q e 9 hanno suni simili), indica le incognite cui si trova di fronte la ragazza, insegnante di palestra e in segreto assassina di uomini che si approfittano delle donne e non hanno alcuna possibilità di redenzione.
Così tra i protagonisti abbiamo Fuka Eri, diciassettenne Murakiana bellissima e irraggiungibile, superiore alle meschinità umane, mossa da un destino quasi divino, dotata di una consapevolezza inumana e praticamente quasi sempre totalmente aliena.
Ovviamente abbiamo Tengo (tipico protagonista del sensei, dotato e intelligente ma privo di ambizioni, e che si lascia trascinare dalla corrente senza mai tentare di raggiungere i suoi obbiettivi, dato che non ne ha), che riscrive in una forma perfetta la storia di Fuka Eri. Una storia che smaschera il Piccolo Popolo e lo indebolisce. Una storia che non comprende pienamente, ma che gli fa aprire gli occhi e gli fa capire di essere in un mondo con due lune. Due lune che lui stesso ha inventato e descritto, al momento della riscrittura della storia di Fuka Eri… è Tengo a plasmare il mondo, unendo le proprie energie a quelle della ragazza misteriosa? O la sua vicinanza lo rende consapevole a un livello intuitivo del mondo che lo circonda realmente?
Qualunque sia la risposta, è intrigante questo mondo dove esiste la magia del Piccolo Popolo ed esistono due lune.

Terza cosa: la storia d’amore tra Tengo e Aomame.
Adorabile.
Due bambini con infanzie problematiche, lui costretto dal padre a seguirlo nei fine settimana mentre raccoglie i soldi per l’emittente radiofonica porta a porta, minacciando e blandendo le persone, lei costretta dalla madre Testimone di Geova integralista ad andare porta a porta per il vicinato per tentare di fare proseliti. Due bambini che a dieci anni notano l’esistenza dell’altro. Aomame raggiunge Tengo e gli prende la mano, stringendola con decisione per diversi secondi, con il tempo che si sembra fermare.
Da quella stretta di mano troverà la forza di lasciare la religione dei parenti, venendo spedita da qualche lontano parente. Ma anche Tengo da quella stretta di mano riceverà una nuova forza, riuscendo ad andare contro il volere del padre e smettendo di seguirlo.
E i due, per venti anni, rimangono sostanzialmente liberi da impegni, sempre pensando all’altro. Senza più vederlo. Senza più cercarlo. Un amore totalmente platonico, e la certezza che un giorno, il destino ci farà incontrare di nuovo. E lo riconoscerò di sicuro.
Lei che vive da sola, cercando eventuali incontri occasionali, da una notte, nei bar, quando ne ha bisogno.
Lui che vive da solo, con una ragazza che vede una volta a settimana, sposata ma insoddisfatta.
Nessuno dei due ha amici, nessuno dei due ha una vera vita. Entrambi aspettano ancora l’altro, lei coscientemente, lui inconsciamente.
Venti anni. Dopo qualche secondo di stretta di mano.
Affascinante, davvero!

Quarta cosa: la storia.
Molte le storie che si intrecciano alla principale, senza mai essere dei tie-in ma sempre con un significato all’interno del romanzo.
Molte le situazioni che ci lasciano curiosi, molti i personaggi che promettono di essere più di quanto sembrano, tra ipotetici messaggeri divini, vittime innocenti, misteri irrisolti del passato, personaggi interessanti di cui vorremmo sapere di più.
E quando molte di queste situazioni rimangono non spiegate, non si prova nemmeno fastidio: la storia è la storia di Tengo e Aomame, e se loro non sanno certe cose non c’è bisogno per noi di saperle.
La città dei gatti, la clinica del padre di Tengo con le tre infermiere, la vecchia ereditiera e la sua efficiente guardia del corpo, la bambina fuggita dalla setta, il misterioso esattore della radio, lo strangolatore di donne. E poi dothamazaair chrisalys.
Ecco, non mi sarebbe dispiaciuta qualche spiegazione sul dualismo dotha-maza. E Fuka Eri era un maza? Se si, dove si trova la vera Fuka Eri (se si può parlare di vera e finta, ovvio). O la sua condizione dipende dalla sua fuga dopo aver visto la maza nella crisalide?
Per non parlare della crisalide che Tengo vede alla clinica… che fine ha fatto? E’ davvero la crisalide il little one in Aomame? E la setta, sapeva che i due progettavano di fuggire da quella realtà? O non lo ritenevano possibile, e semplicemente attendevano la nascita e lo sviluppo della crisalide?
Malgrado le domande senza risposta, non mi sento minimamente deluso. Sarà che ormai sono abituato a questi finali aperti, a questi romanzi dove realtà e fantastico si mescolano al romanzo di crescita e non vengono mai fornite risposte, vengono solamente accennati possibili spunti di riflessione.

Quinta cosa: il finale.
A metà del terzo libro pensavo che non ci sarebbe stato tempo per un finale bene elaborato, ho dovuto controllare più volte per essere certo di avere tutti e tre i libri insieme. E ho pensato a qualche finale del mio tipo, tragico ed epico.
Andando avanti le cose si sono mosse con più velocità, ma ugualmente il cerchio intorno ad Aomame si faceva sempre più stretto e avevo in mente diversi possibili finali.
Onestamente però non mi aspettavo minimamente il finale che invece Murakami ha scritto. Non me lo aspettavo, e mi è piaciuto. Ogni tanto ci vuole anche un finale così, del resto.
Insomma, il libro mi è piaciuto. E tanto.
Me lo sono tenuto da parte per otto mesi, ma l’attesa è stata ben ripagata.

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14 agosto 2012 - Posted by | Murakami Haruki

2 commenti »

  1. D’accordo su tutto, fino al quinto punto: per quello devo aspettare che il libro tre venga pubblicato in Italia

    Commento di M.T. | 14 agosto 2012

  2. Notare come sono stato bravo a non fare spoiler 😀

    Commento di tanabrus | 14 agosto 2012


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