La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Lunar Park


La lettura di American Psycho mi aveva tenuto lontano da questo autore, ma all’epoca avevo comprato assieme al primo libro anche questo secondo libro. E la scorsa settimana, all’inizio di una due settimane di fuoco con pochissimo tempo da dedicare alla lettura, ho optato per cominciarne la lettura.
E’ un libro atipico, l’idea di fondo è sicuramente originale e apprezzabile.
E’ tutto il resto a essere molto più nebuloso…

Il libro è semiautobiografico.
Parla di uno scrittore, Bret Easton Ellis, giunto al successo con un libro decadente e perverso (Meno di zero… nei primi anni del liceo un amico lo aveva comprato e ce lo eravamo letto tutti quanti, ovviamente all’epoca mi aveva colpito enormemente) per poi bissare il successo con l’ancora più sconvolgente American Psycho (che mi ha fatto letteralmente schifo, privo di senso).
Uno scrittore che, giunto all’apice della fama, vive di droghe e alcool, incapace di mantenere una relazione o di trovare un senso nella propria vita.
Una situazione familiare disastrosa alle spalle, una relazione critica con il padre.

Sembra la sua autobiografia, completa di tour promozionali, idee, icnontri per i film tratti dai romanzi.

Poi la parte reale scompare, e si passa all’horror.

Perché Bret, che nel frattempo per tentare di salvarsi si è sposato con la vecchia fidanzata Jayne dalla quale aveva avuto un figlio mai riconosciuto, si ritrova al centro di fenomeni paranormali e di una situazione familiare anche più critica di quella che aveva abbandonato da tempo.
Un figlio che non lo riconsoce e che non vuole avere niente a che fare con lui.
Entrambi i bambini sotto psicofarmaci, come secondo la moda del momento per i figli di genitori ricchi. Problematici e drogati fin da piccoli, costretti a strafare per entrare già dalle elementari in ottica Ivy League.
Una moglie attrice che spesso è fuori casa, affidando i figli a tate e personale di servizio.
Il terrore strisciante che cattura tutti gli abitanti della zona, mentre sempre più ragazzini scompaiono nel nulla per non essere più ritrovati. Fughe? Rapimenti? Il terrore di ogni genitore. Bret compreso.

Poi ci sono gli omicidi.
Qualcuno sta compiendo nella zona omicidi efferati, seguendo pari pari quanto compiuto da Patrick nel libro di Ellis, American Psycho.
E lo stesso Patrick sembra quasi materializzarsi, mostrarsi allo scrittore.

E assieme a Patrick, il soprannaturale.

Luci che vanno e vengono nella casa, pupazzi che diventano vivi e voraci, strane creature, strane ombre, mail misteriose legate alla morte del padre, addirittura un video della morte del padre.
Macchine fantasma, strani fenomeni atmosferici, la casa stessa che si trasforma poco a poco nella vecchia casa dove Bret aveva vissuto da piccolo.

Il mondo creato dalla penna di Ellis prende vita poco a poco, mentre le sue creazioni si scontrano con lo spettro paterno.
Qualcuno gli vuole dare un avvertimento, qualcun altro non vuole farglielo avere.
Lo scrittore in lui prende appunti, mentre lui vorrebbe solo scappare, fuggire, nascondersi e drogarsi.

 

E alla fine, quando si fa un minimo di chiarezza su quanto successo… non si chiarisce un bel niente.
La scomparsa di Robbie, l’identità di Clayton, la presenza delle creature nate dai suoi racconti, la presenza del padre.
Niente di niente.
Spiegazioni fumose e solamente abbozzate, accenni e nient’altro.

 

Il libro si lascia leggere con piacere, ma alla fine è frustrante il non arrivare a nessuna conclusione definitiva.
E dato che l’unico pregio era la scorrevolezza e il fatto che non si facesse odiare, non ho certo un buon parere del libro stesso.
No, decisamente Ellis non fa per me.

27 giugno 2012 - Posted by | Ellis Bret Easton

2 commenti »

  1. Ellis è uno scrittore che non sono mai riuscita ad apprezzare perchè mi disturba profondamente. Mi lascia sempre un senso di malessere.
    E’ vero Lunar Park si distacca un po’ dai suoi soliti schemi e una volta tanto faceva piacere non leggere l’ennesima sfilza di scene porno-splatter e macelleria varia.
    Ricordo (l’ho letto quando era uscito quindi sono ormai diversi anni fa) che le parti horror mi erano piaciute parecchio e che le avevo trovate in stile quasi kingiano per certi versi.
    Mi aveva invece lasciata molto perplessa l’impostazione pseudoautobiografica. Non riesco a levarmi dalla testa che nella maggior parte dei casi quando un autore passa all’autobiografico è perchè non ha più granchè da dire. Oltre ad ostentare un fastidioso eccesso di ego.
    Deludentissimo il finale. Anzi il non finale. Sembra che Ellis abbia voluto tentare una strada diversa ma che in definitiva non sia stato in grado di gestirla. Come in quelle serie televisive con le conclusioni tirate per i capelli perchè nessuno sa più come sbrogliare le situazioni che si sono create.
    Non va da nessuna parte.
    Decisamente neanche questa è un’uscita.

    Commento di vdm | 28 giugno 2012

  2. Inizialmente l’avevo preso proprio per un autobiografico (e anche guardando altre recensioni, ho scoperto gente che lo aveva preso convinta che fosse la sua autobiografia).
    Quando sono cominciati gli episodi horror sono dovuto andare a cercare notizie più precise sul libro per capire cosa stessi leggendo.

    Comunque si, ha fatto piacere leggere un suo libro senza prostituzione letteraria (per quanto sia il suo stile). Ma la ciambella non è riuscita per niente.

    Commento di tanabrus | 28 giugno 2012


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