La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Rabbia, impotenza, fallimento.

Oggi niente post.
Teoricamente avrei dovuto parlare di Esedion, letto la scorsa settimana.
Ma non è giornata, per niente.

Quello che è successo questa mattina a Brindisi lo sapete tutti.
Arriverà il tempo degli interrogativi, dei complottisti, delle reazioni dure, dei discorsi ampollosi e vuoti, del lucrare sull’accaduto.
Per parecchia gente è già cominciato.

Ma adesso, per quanto mi riguarda, ci sono solo queste tre sensazioni.

La rabbia per quanto accaduto, la rabbia che ti fa venire voglia di prendere un muro a pugni. La rabbia di sapere che potrebbe accadere ovunque. Che in questo modo la vita di una ragazza di sedici anni si è spenta, e chissà per quale assurda motivazione. E forse alla fine ci saranno anche altre vittime.
Il senso di impotenza, quando accadono certe cose.
Cosa posso fare? Cosa avrei potuto fare?
Il mio essermene qua, in casa, ben lontano da tutto questo. Ma al contempo troppo vicino perché la notizia possa scivolarmi sopra come il lontano racconto di un attacco terrorista in paesi lontani (che, non inganniamoci, è quello che succede solitamente in questi casi).
La consapevolezza che abbiamo fallito in tutto. I vecchi, i meno vecchi, noi tutti.
Abbiamo fallito se esistono ancora realtà che governano intere parti d’Italia senza che nessuno sia in grado di fare nulla, abbiamo fallito se una ragazza di sedici anni muore per l’esplosione di una (due? tre?) bomba all’ingresso nella scuola.
Abbiamo fallito perché il marciume resta, e si preferisce voltare lo sguardo altrove. Quando arriva la puzza ci spostiamo di lato, o ci tappiamo il naso.
Non vediamo, non sentiamo, non parliamo.
E continuiamo a scivolare verso il fondo del burrone.

Qui urgono serie riflessioni personali.
Si può fare qualcosa?
Si sarebbe potuto fare qualcosa?

E non mi importa, adesso, la dinamica della cosa.
Mi incazzo leggendo di gente che dopo tre ore afferma saccente che ci sono molte domande ancora senza risposta e paventa complotti e disinformazioni.
Mi incazzo.
Non è il momento di cercare la sparata sensazionale, non è il momento di innaffiare il proprio orticello.
Non è il momento per i giornalisti che saccheggiano internet alla ricerca di foto e informazioni sulla ragazza uccisa, non è il momento per interviste ai conoscenti e ai familiari dei ragazzi coinvolti nell’esplosione.
Non è il momento per gli avvoltoi politici che sicuramente compariranno in una nuvola di zolfo per pronunciare i loro pomposi e vuoti discorsi, parlando di sicurezza, di stato, di lotta al terrorismo e alla mafia, di dolore e di vergogna.
Non è il momento.

Ora è solo il momento del dolore, della rabbia.
Poi arriveranno le domande, le inchieste.
Arriveranno gli sciacalli, se non sono già arrivati, ma in questo caso sono contento di aver deciso di non avere una televisione. Meno bile.

Ma questo sarà dopo.
Ora si legge. Ci si arrabbia. E si riflette.

19 maggio 2012 Posted by | Altro | 3 commenti