La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il gioco di Ender


Finora avevo sempre e solo sentito parlare di questo libro scritto negli anni ’80, ma non l’avevo mai letto.
Probabilmente anche a causa del fatto che in giro, semplicemente, non si trova.
Ora l’ho letto, grazie a Amazon e agli e-book. E direi che è già entrato nel ristretto gruppo dei libri eccezionali letti nel 2012.

La Terra, nel futuro.
Abbiamo le astronavi e tecnologie avanzatissime, la gente ha identità virtuali nella Rete, e incredibilmente il mondo è all’incirca in pace. Grossi blocchi di coalizioni, in pace tra loro. Come è possibile tutto ciò?
Grazie a un nemico comune, le blatte.

Una razza aliena. L’unica razza aliena.

Il primo incontro andò male: una navetta di ricognizione era andata a indagare su cosa stesse accadendo su un pianetuccolo, e venne massacrata dagli alieni.
Al che le due razze scoprirono la reciproca esistenza, guerreggiarono un poco e si ritirarono.

Il secondo incontro fu un tentativo di invasione, e solo la genialità di un comandante potè avere la meglio sugli alieni (più numerosi) ricacciandoli sui loro pianeti.

Ma adesso si avvicina la Terza Invasione, e sarà vittoria totale o sconfitta totale. Niente mezze misure.
Ma gli alieni sono davvero alieni, dissimili da noi, differenti sotto ogni aspetto.
Non comunicano, non parlano, non scrivono. Condividono pensieri ed emozioni. Non concepiscono i suoni, figuriamoci un linguaggio di comunicazione.
E hanno tattiche brillanti, geniali, sono coordinati alla perfezione.

Come sconfiggerli?
Creando e addestrando il comandante perfetto, che sia in grado di superare le blatte in creatività, che capisca i loro schemi, che li anticipi, che li colga di sorpresa.

E così da tempo i bambini terrestri sono monitorati dall’esercito comune, traminte schermi applicati sui loro corpi che inviano ogni tipo di informazione in merito al bambino ai soldati. Quelli promettenti sono selezionati. Promettenti per doti mentali, genetiche, fisiche e chissà che altro.
Scelti e reclutati, in età prescolare.

Inviati su una base orbitale dove vivranno in reggimenti, saranno addestrati militarmente, combatteranno tra di loro in guerre simulate, diventeranno soldati. O comandanti.

Ma Ender è diverso.
Ender è il bambino su cui l’umanità punta per vincere la guerra.
Sarà il Comandante.

Se non si spezza prima.

Perchè per tirare fuori in brevissimo tempo il suo potenziale, per fargli esprimere al massimo le sue doti, viene spinto al limite, viene spinto oltre il limite, e quando è ormai oltre ogni limite rincarano la dose.
Lo allontanano dal fratello maggiore, geniale e psicopatico, che lo avrebbe voluto uccidere e che era troppo aggressivo per i piani della Federazione.
Lo allontanano dalla sorella, altrettanto geniale ma compassionevole, l’unica persona a volergli davvero bene, per questo troppo tenera per la Federazione.
Lo allontanano dai suoi coetanei, indicandolo subito come il migliore, facendolo odiare da tutti e costringendolo a guadagnarsi la loro stima.
Lo allontanano dagli altri ragazzi, lo promuovono di continuo, lo mettono sempre nelle condizioni peggiori possibili per obbligarlo a dare il massimo.

Lo spirito si spezza, si riforgia. Il corpo crolla, comincia a seguire puramente alcune routines per sopravvivere.

E intanto va avanti.
Da recluta, a soldato, a comandante di ragazzini, a allievo comandante nella vera base militare.

Fino all’esame finale.
Vincere, significa diventare il comandante che porterà avanti questa guerra contro gli alieni.
Perdere, significa abbandonare tutto. Gli adulti dicono che il tempo è scaduto, che se non sarà lui a guidare la flotta non ci potrà essere più nessun altro, ma sarà sicuramente solo un tentativo di fargli ulteriori pressioni, giusto?

E la rivelazione finale.
Sconvolgente, inaspettata (anche se a volte mi era venuta in mente una cosa del genere, durante la lettura).
Mi ha ricordato una vecchia storia di Nathan Never che ho letto anni fa, e che ora ho capito essere tratta da questo libro.

E le figure dei suoi istruttori, legati al bambino ma costretti a comportarsi crudelmente con lui per cercare di assicurare la sopravvivenza della specie umana. La loro consapevolezza di quanto inumanamente si stiano comportando, la loro consapevolezza che a guerra finita dovranno risponderne. La consepavolezza anche, però, che se non si comporteranno così non ci sarà alcuna civiltà alla fine della guerra.

E poi i suoi fratelli, sulla terra.
Lo sfociare in un grigio striato delle personalità in bianco e in nero di Peter e di Valentine, il loro scoprirsi un poco diversi da come pensavano di essere. Il loro utilizzare le loro menti geniali per conquistarsi un posto nel mondo.

E poi il finale, la rivelazione sulle blatte, la scoperta di Ender.
Un piacevole pugno allo stomaco, che fa il paio con le reazioni di Ender all’esame finale e che rende il libro ancora più bello.

L’unico difetto è lo stile, non perfetto e spesso quasi “tirato via”.
Ma alla fine è funzionale alla storia, anche se un po’ più di introspezione ci sarebbe stata bene.

Un’ottimo libro, davvero.
Dovessi fare un paragone, direi che è Starship troopers  in un universo alternativo, con soldati bambini e con il massimo esempio possibile di cosa può succedere quando non c’è possibilità di comunicazione tra due specie.

7 maggio 2012 - Posted by | Card Orson Scott

7 commenti »

  1. Riguardo alla tua seconda frase, che non si trova, nella rete bibliotecaria della mia zona se ne trovano molte copie, ma se a te piace comprare i libri che leggi, è un altro discorso. Siccome domani restituisco Dune, colgo l’occasione per prendere in prestito questo libro, la tua recensione mi ha davvero intrigato.

    Commento di UTL | 8 maggio 2012

  2. Si, con l’introvabilità mi riferivo all’acquisto del libro 🙂

    Complimenti per la lettura appena terminata, Dune lo ritengo un capolavoro (anche se questo è il giudizio complessivo, direi che metà dei libri mi hanno preso molto meno degli altri…)

    Commento di tanabrus | 8 maggio 2012

  3. Per la precisione avevo riportato i figli di dune, dopo aver letto anche dune e il messia di dune. A mio avviso il migliore dei tre è dune, seguito dai figli di dune e infine dal messia di dune, il quale in realtà non mi ha preso più di tanto, scorrevole, ma nulla di speciale.
    Che droga invece il gioco di ender, non appena ho 2 minuti liberi (o liberabili) sono li a dare una sbirciatina per vedere come prosegue…

    Commento di UTL | 11 maggio 2012

  4. Allora non è successo solo a me! xD
    Per la valutazione dei libri di Herbert sono d’accordissimo!

    Per Ender è una bella alchimia… lo stile non è eccelso, ma la storia e il ritmo serrato (aiutato dallo stile conciso) ti spingono a tirare avanti la lettura in ogni momento libero!

    Commento di tanabrus | 11 maggio 2012

  5. Finito. Devo dire davvero un ottima lettura, molto graditi i colpi di scena… tuttavia ora devo trovarmi un altro libro da leggere, e purtroppo nel fine settimana le biblioteche sono chiuse mannaggia!

    Commento di UTL | 12 maggio 2012

  6. Se ti va ti posso consigliare un paio di capolavori letti quest’anno… La casa del tempo sospeso (di Miriam Petrosjan) e Il potere del cane (di Don Winslow), magari dai un’occhiata ai post su quei libri per vedere se ti possono interessare 🙂

    Commento di tanabrus | 12 maggio 2012

  7. Il potere del cane lo trovo nella biblioteca vicino a casa, domani lo passo a prendere in prestito. Tra l’altro l’avevo inserito nella coda dei libri da leggere proprio grazie a un post qui sul tuo blog. Per quanto riguarda la casa del tempo sospeso l’avevo già letto il mese scorso, ma non mi ha preso più di tanto. Devo dire che quello è l’unico libro del quale tu hai dato un giudizio (molto) positivo, sul quale non mi sono trovato così d’accordo con te, come invece mi capita di solito con altri libri da te recensiti.

    Commento di UTL | 13 maggio 2012


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