La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Wunderkind III – Il regno che verrà


Qualche giorno fa ho terminato la lettura dell’ultimo libro di G.L. D’Andrea.
Parto subito col giudizio finale: mi è piaciuto.
Ma c’è un ma.

Il ma riguarda una mia sensazione, si badi bene.
La sensazione è quella di aver letto non tanto un libro, quanto un racconto lungo nato al posto della parte finale del secondo libro.

Perché dico questo?

Perché alla fine, il libro è abbastanza immobile.
Ci sono i vecchi personaggi, certo, ci sono lotte nel Dente. Ma tutto sbiadito, sullo sfondo. Assistiamo alle loro vicende sapendo che non contano praticamente nulla, che la vera partita si sta giocando altrove.
E altrove la partita è tutta un breve viaggio di crescita interiore del Wunderkind, alla scoperta di cosa egli sia veramente.
Alla scoperta della verità su sé stesso, sul mondo, sul Dente, sulla Permuta, sulla Storia.

E’ un libro intriso di mitologia, e questo mi è piaciuto.
Il cammino del Wunderkind aveva anche un che di onirico, per come sembrava essere tutto distante dalla realtà, per come sembrava che niente potesse toccarlo. Tutto pareva irreale. Sopratutto le vicende di vita e di morte che si svolgevano nel Dente.
Anzi, nei Denti.
Una cosa che mi ha fatto correre a rileggere gli ultimi capitoli del secondo libro, lasciandomi poi ancora più perplesso di prima… ci sono voluti diversi capitoli prima che G.L. spiegasse cosa aveva combinato, e per buona parte del tempo ho soppesato ogni parola rovistando nella memoria alla ricerca di qualche indizio su cosa stessi realmente leggendo.
A posteriori, un’ottimo inizio di libro.
Mentre lo leggevo, ho lanciato qualche maledizione a G.L. quando non ci capivo più niente.

Ma sopratutto, è l’immobilità a farla da padrona. L’atemporalità.
Tutto si svolge in poco tempo, e sembra di osservare le vicende reali al rallentatore, mentre il Wunderkind si muove in una dimensione tutta sua, pensando, incontrando persone, scoprendo realtà.
Ritrovando il Venditore, creatura affascinante dotata di una forza di volontà sovraumana, in grado di farlo ergere alla pari degli Déi, in grado di distruggere l’Orchestra universale, di piantare un seme di dubbio in creature divine.
Davvero affascinante.

Ma per quanto mi sia piaciuto bene o male tutto del libro (Spiegelman, la mitologia, il background del mondo di D’Andrea, la risoluzione di certe vicende, l’atmosfera generale) alla fine mi è rimasto un fastidioso sentimento alla tutto qui? che mi ha lasciato una punta di insoddisfazione.

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6 febbraio 2012 - Posted by | D'Andrea G. L.

6 commenti »

  1. A me il fastidioso sentimento in questione era rimasto alla fine del primo, per quello mi sono fermato lì.

    Commento di kccmtMT | 6 febbraio 2012

  2. Ma che cavolo di nick mi è venuto fuori?!? O_o

    Commento di CMT | 6 febbraio 2012

  3. Interessante! Un incrocio tra il blog e il nickname!
    Come minimo la prossima volta che commenterò qualcosa, io diventerò TorreditanabrusBrus…

    Commento di tanabrus | 6 febbraio 2012

  4. Comunque io avevo preso i primi due libri insieme.
    Il primo non mi aveva detto tantissimo (anche se poi lo ho apprezzato maggiormente a posteriori, dopo aver letto qualcosa di Barker) ma il secondo mi era piaciuto, molto bello e cupo.

    Commento di tanabrus | 6 febbraio 2012

  5. Il fatto è che ormai io ho un’idiosincrasia verso i libri che non terminano e neanche fingono di farlo. Arrivato all’ultima pagina di uno di quelli mi viene una crisi di rigetto e solo a guardare il successivo mi passa la voglia di leggere (è il motivo per cui non ho letto e mai leggerò il seguito de I Figli di Armageddon di Brooks). Poi Wunderkind mi aveva lasciato un po’ attonito anche per altri motivi, ma è un altro discorso.

    Commento di CMT | 7 febbraio 2012

  6. C’è da considerare che WUnderkind è nata come un’opera unica, divisa poi in tre parti dall’editore: fosse uscita in un’unica pubblicazione il discorso sarebbe stato diverso.

    Commento di M.T. | 11 febbraio 2012


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