La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Baskerville.


Del libro Il mastino dei Baskerville di Conan Doyle ho vaghi ricordi… era un libro che mi obbligarono a leggere alle medie, durante le vacanze estive.
E’ anche stato uno dei pochi libri che hanno resistito alla cura Obbligo di lettura scolastica. Che non si tratta tanto di leggere quanto di analizzare ogni pagina, e magari cercarvi significati reconditi che l’autore stesso non saprebbe di avervi messo.
In compagnia, diciamo, dell’epica antica, delle Operette morali di Leopardi, de Il piacere di D’Annunzio.
Non capisco bene se si tratti per il resto di letture semplicemente noiose, o se la colpa può essere data al tipo di lettura che si aspettano per la scuola.

Comunque, ricordavo che mi era piaciuto, anche se all’epoca conoscevo pochissimo Sherlock Holmes.
Ieri mi sono visto il secondo episodio di Sherlock, dal titolo (indovinate un po’?) The hounds of Baskerville.

Come al solito, la storia è stata magistralmente reinterpretata.

Baskerville è diventata una cittadina costruita a ridosso di un complesso militare britannico, dove gira voce facciano ogni sorta di esperimento. E se qualcuno di questi esperimenti (anche genetici) fosse sfuggito al loro controllo? Se la storia del mastino enorme, dagli occhi rossi e dalla furia omicida, che si dice giri nei dintorni, non solo fosse reale ma fosse frutto dei loro esperimenti?
Sherlock Holmes, in piena crisi di astinenza dalla nicotina e con una folle necessità di avere casi stimolanti, decide di seguire il cliente venuto a raccontare loro una storia risalente a quando era un bambino, la storia del mastino che una notte uccise suo padre.

Un cliente in cura da una psichiatra, colpito da ricordi frammentari riguardo quel tragico episodio.
Cosa è reale, cosa è illusione?
Per la prima volta, Sherlock Holmes si ritroverà a non potersi fidare dei propri sensi, dal momento che la ragione lo assicura di una cosa e gli occih gliene dicono una completamente diversa.

E’ stata una bella scena, vederlo davanti al camino a osservarsi la mano tremante, bianco come un fantasma. Così come era una bella immagina quella che lo ritraeva su un’enorme roccia, intento a osservare la brughiera, a caccia del suo mistero.

Un bell’episodio. Non bello quanto il primo, ma di ottima qualità.

Questa sera invece, per risollevarmi da diverse incazzature probabilmente fisiologiche arrivati quasi alla fine della settimana, mi sono visto il primo episodio della quarta stagione di Fringe.
Mi chiedevo cosa potessero significare le sibilline parole degli Osservatori alla fine della terza stagione, e le mie domande hanno trovato parziale risposta.
Il tutto può essere interessante, anche se Lee per ora non mi piace granché.

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12 gennaio 2012 - Posted by | Doyle Arthur Conan, Fringe, Serie tv, Sherlock

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