La torre di Tanabrus

Did you miss me?

E così l’anno è finito.


E’ stato un anno interessante, alla fine.
A livello globale stiamo assistendo a un sentimento diffuso di malessere e insofferenza che sfocia in rivolte più o meno plateali un po’ in tutto il mondo.
Su scala italiana, i governi dei politici ci hanno portato sull’orlo del baratro e ora il governo dei banchieri ci sta facendo fare un passettino avanti.
Viviamo in tempi interessanti, come si suole dire in questi casi… gli ingredienti per sviluppi intriganti ci sono tutti, ma resta da vedere se accadrà qualcosa o se tutto verrà subito passivamente e bovinamente, come sempre.

A livello personale, l’anno è come se fosse stato diviso in due parti.
Nella prima tutto è andato alla perfezione, in ogni campo.
Nella seconda tutto è stato rivoluzionato, rovesciato come un calzino, con il Fato intento a palesarsi di continuo e a sospingermi in determinate direzioni. Non ho mai creduto fermamente al destino o alla predestinazione, ma troppe coincidenze tutte insieme e tutte a remare verso un unico fine mi hanno dato parecchio da riflettere.
Lo spartiacque tra le mie due annate è ben presente nella mia mente, uno spartiacque che ha causato il crollo del sistema filosofico che avevo preso a modello di vita negli ultimi anni e mi ha costretto a tornare con i piedi per terra e a confrontarmi di nuovo con me stesso. Interessante notare che anche dopo tutti questi anni mi sono scoperto innamorato folle di me stesso. Alla fine adoro essere me stesso.

Questo era l’anno in cui non avevo fatto progetti, e le cose si sono sviluppate in maniera autonoma e completamente imprevedibile.

Per il 2012 cercherò invece di pormi qualche obbiettivo. Come un paio di anni fa, quando la cosa aveva avuto un successo clamoroso e avevo preso in pieno tutto o quasi tutto quanto mi ero proposto di ottenere.
Cosa devo fare nei prossimi 366 giorni?

Innanzi tutto, ovviamente, terrò gli occhi aperti nel caso in cui si palesassero segni del risveglio degli Antichi, nel caso in cui i Maya avessero previsto il loro avvento.
Poi, come già detto, cercherò di immaginare come veritiera la teoria secondo cui le altre persone (e pure io, se è per questo) siano reali e non creature immaginarie o sogni. E cercherò quindi di comportarmi di conseguenza. Sarà un duro lavoro di fantasia e di immaginazione, ma penso possa essere interessante.

Infine, e sopratutto, dovrò prendere decisioni importanti. Tracciare linee, calcolare rotte, individuare obbiettivi. E procedere spedito verso tali mete, abbattendo gli ostacoli sul percorso. Avere fiducia in me stesso e nei miei mezzi, la fiducia che ho riottenuto nella seconda parte dell’anno. Essere affamato e vorace, capire cosa voglio e andarmelo a prendere.
Avere gli occhi della tigre.

E ovviamente, certo, leggermi degli ottimi libri.
I primi in coda sono Il libro delle storie di fantasmi di Roal Dahl, La casa del tempo sospeso, 1Q84, La chiave di Salomone, Wunderkind 3, Hyperion, Miliardi di tappeti di capelli.
Mentre mi preparo psicologicamente alla temuta festa dell’ultimo dell’anno imbottendomi di Rimedio Universale come insegna il buon Valberici (e sto assistendo tra l’altro a uno strano fenomeno fisico che fa decrescere in maniera rapidissima il livello di liquido all’interno della bottiglia… davvero strano!), vi lascio con un Dialogo che rileggo sempre con piacere in questo giorno dell’anno.

 

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? 
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo? 
Venditore. Si signore. 
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo? 
Venditore. Oh illustrissimo si, certo. 
Passeggere. Come quest’anno passato? 
Venditore. Più più assai. 
Passeggere. Come quello di là? 
Venditore. Più più, illustrissimo. 
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi? 
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe. 
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi? 
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo. 
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo? 
Venditore. Io? non saprei. 
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice? 
Venditore. No in verità, illustrissimo. 
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero? 
Venditore. Cotesto si sa. 
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste? 
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse. 
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati? 
Venditore. Cotesto non vorrei. 
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro? 
Venditore. Lo credo cotesto. 
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo? 
Venditore. Signor no davvero, non tornerei. 
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque? 
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti. 
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo? 
Venditore. Appunto. 
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero? 
Venditore. Speriamo. 
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete. 
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi. 
Passeggere. Ecco trenta soldi. 
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

31 dicembre 2011 - Posted by | Uncategorized

4 commenti »

  1. *sig* Io ho problemi di soldi ultimamente…

    Commento di Francesca | 1 gennaio 2012

  2. Vabbé, dai, per i libri c’è sempre la soluzione… le versioni digitali costano meno di quelle fisiche 😉

    Commento di tanabrus | 1 gennaio 2012

  3. Grazie per avermi ricordato questo dialogo…
    Buon 2012!

    Commento di Daisy Dery | 1 gennaio 2012

  4. Ho adorato il buon Leopardi, per la maturità mi ero portato le sue operette morali 🙂
    Buon anno anche a te, Daisy!

    Commento di tanabrus | 1 gennaio 2012


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