La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The magicians (Il mago)


Autore: Lev Grossman
Editore: Penguin (Rizzoli)
Prezzo: € 6.67 (€19.90)
Pagine:  488

Trama

Quentin Coldwater ha diciassette anni, la mente di un genio e molte, troppe inquietudini. Da cui si libera solo volando a Fillory, magico mondo di libri per ragazzi tra le cui pagine riesce a sentire il sapore sconosciuto della felicità. Come non gli succede nella vita reale – almeno finché non viene scelto dalla prestigiosa università per maghi di Brakebills, che sorge nascosta da un incantesimo sulle rive dell’Hudson. A Brakebills la magia è una cosa seria, e tra lezioni di stregoneria, emozionanti partite al gioco del welters, primi amori e nuove amicizie, Quentin ne impara i segreti, al punto da credere di poter cambiare la realtà con un tocco di bacchetta. Ma la magia ha i suoi lati oscuri: e Quentin lo capirà a sue spese ritrovandosi proprio nella “sua” Fillory, magicamente reale, per scoprire che anche lì, come nel nostro mondo, i colori del bene e del male sono pericolosamente sfumati. E che la magia non può più nulla quando arriva il momento di entrare nella vita vera, e affrontare la struggente fatica di crescere.

Commento

Ho finito questo libro una settimana fa, ma ancora non ero riuscito a scrivere due righe in proposito.
Perché non so bene nemmeno io cosa pensarne, onestamente.

La prima parte mi è piaciuta. Una sorta di Harry Potter maturo.
Certo, abbiamo la scuola irraggiungibile dagli umani, e i ragazzi che dal mondo reale vanno lì a studiare. Ma i ragazzi sono diciassettenni, venendo scelti al momento di andare al college. E sopratutto, visto che oltre a un certo quid necessario per utilizzare la magia serve anche e sopratutto una testa formidabile per ricordare alla perfezione gesti, eccezioni, modalità, rituali (e anche solo per controllare la forze messe in moto, visto che con la magia si può fare tutto e la mente del mago modella letteralmente la realtà), i candidati vengono scelti esclusivamente tra i migliori studenti di tutta l’America. Geni assoluti. Una Hogwarts fatta di persone come Hermione Granger. Nerd abituati a studiare tutto il giorno, tutti i giorni. Gente che si ritrova nel proprio habitat naturale quando messa in una classe davanti a un test, in mezzo ad altri candidati.
Un Harry maturo, ma molto più instabile. Perché Quentin, il protagonista, ha seri problemi di adattamento. Nel mondo esterno era un pesce fuor d’acqua, sempre al margine delle cose, isolato dalla famiglia, isolato dagli amici.
E poco a poco anche alla scuola di magia si ritrova allo stesso modo, sempre più emarginato. In una scuola con soli cento studenti, venti per anno, si rinchiude in un circolo composto da sole cinque persone. Con due o tre esterni con i quali a volte ha a che fare.
Un disadattato completo, che chiaramente non riesce a trovare il proprio posto e la felicità per via dei propri ragionamenti mentali, per i suoi pensieri, per il suo carattere. E proprio per questo mi risulta interessante, in un certo senso mi piace.
Questa parte poi è farcita di citazioni: oltre al già citato e ovvio Harry Potter c’è l’altrettanto ovvia Narnia, nelle vesti di Fillory, l’equivalente di quel mondo delle storie di Narnia. Vecchie storie per ragazzi in cui dei bambini trovano il modo di andare in un altro mondo, puro e incontaminato, dove finiscono con l’aiutare la divinità-animale locale (deus ex-machina che li salva quando necessario), dove ci sono animali antroporfi, dove vivono avventure straordinarie e addirittura diventano re e regine. Pari pari. Ed è il luogo che Quentin sogna da sempre, come luogo in cui sicuramente sarebbe felice, il luogo per il quale è nato.
E poi c’è l’insegnante Bigby, esperto di magia naturale e campi di forza. Che mi ha fatto pensare alla lunga serie di incantesimi  di Dungeons and dragons associati all’omonimo mago, incantesimi relativi a campi di forza a forma di mano atti a difendere, spingere, muovere o attaccare. E ovviamente la citazione di Aleister Crowley.

La seconda parte, potenzialmente innovativa rispetto alla prima, staccandosi totalmente da Harry Potter, mi ha annoiato.
Dopo la scuola, il mondo reale.
E il mondo reale, per un mago che può piegare la realtà al proprio volere e che non ha bisogno di lavorare per guadagnarsi da vivere, scopriamo che spesso è noia. Puoi fare quello che vuoi, ma sai cosa vuoi fare?
I genitori di Alice sono creature assurde e irreali. E pure i Physical kids alla fine passano il tempo tra droghe, alcool, feste e sesso, senza combinare niente. L’unica eccezione è ovviamente Alice, che resta con loro per Quentin invece di seguire la propria vocazione accademica all’estero, ma le cose sono sempre più tese e complicate tra loro visto che Quentin sta diventando sempre più come suo padre, o come gli altri tre.
E francamente vedere la deriva lassista e apatica di questi ragazzi fa rabbia. Ed annoia molto.

La terza parte vede il ritorno del fantastico e delle citazioni.
Entra in scena Fillory, grazie a Penny. Fillory è reale, ci si arriva tramite una sorta di piano dimensionale di passaggio che il ragazzo ha scoperto ed esplorato. E il gruppo si prepara e parte, animato da nuove speranze: forse allora non tutto è perduto, forse esiste davvero un luogo dove possono vivere felicemente, un luogo al quale appartengano realmente.
Arrivano in Fillory, ed è tutto come deve essere.
Gli incontri casuali in cui fanno di tutto per incappare, alla caccia di indizi per quella che senza dubbio sarà la loro avventura. Il loro desiderio di diventare re e regine di Fillory. L’anticipazione, l’attesa degli eventi.
E ugualmente, poco a poco, Quentin anche qui cmoincia a stufarsi. A capire che il problema non è il mondo, è lui. La sua attitudine verso le cose. Non sarà mai felice da nessuna parte, se prima non sistema se stesso.
Ma ormai sono in ballo e bisogna ballare.
E il ballo prenderà pieghe inaspettate, fondendosi con le vecchie storie di Fillory e terminando in tragedia.
Lasciando un Quentin mutato fisicamente e mentalmente, in grado adesso di raggiungere vette inesplorate di potere ma completamente indiffirente a tutto questo.
Fino al pre-finale, che pareva adeguato.
E al finale, che invece fa pensare “non han capito niente di niente, allora”.

E’ un libro interessante, questo si.
Evidenzia alcune incoerenze di Harry Potter, e alza l’asticella puntando a una magia più adulta.
Ed è piacevole come unisce le citazioni dalla Rowling e da Lewis.
La caratterizzazione di Quentin poi la trovo perfetta: il personaggio risulta odioso, ma amo la sua caratterizzazione, per quanto sia dolorosa. Così come mi piacciono altri comprimari (Alice, Penny, Janet). Eliot invece sulla lunga distanza mi ha deluso abbastanza.

Però il libro non ha molto mordente, si perde troppo tra citazionismo ed esistenzialismo di Q. e scorda la propria ragione d’esistere.
Ha diversi buchi logici, questioni presentate come importantissime e poi accantonate o riproposte distrattamente in seguito come note prive di importanza.

Non penso leggerò il seguito.

Voto: 6/10

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5 dicembre 2011 - Posted by | Grossman Lev

2 commenti »

  1. Ho avuto grossomodo la tua stessa reazione a questo libro. La prima parte mi ha preso molto, ma poi mano mano mi sono depressa sempre di più (con la tragedia a Fillory colpo di grazia). Forse avrebbe dovuto avere un’impostazione diversa per funzionare (per me), mettere una distanza maggiore tra il lettore e lo stato d’animo di Quentin. Non so.
    Nonostante le entusiastiche recensioni (di blogger fidati) del seguito (a detta loro spiegherebbe anche molto di quello che era rimasto in sospeso in The Magicians, che ora come ora neanche ricordo visto che l’ho letto al tempo dell’uscita), anche io ho deciso di non leggerlo.

    Commento di Livia | 5 dicembre 2011

  2. Che poi non è che non lo leggerò perché non mi è piaciuto il primo… malgrado tutto, leggessi che la trama è migliore, lo leggerei anche il seguito. Alla fine ho amato l’introspezione dell’odioso Quentin.
    Il fatto è che il tempo è tiranno e si è costretti a crudeli cernite… ieri ho sistemato la wishlist su Goodreads.
    Ho 81 libri in wishlist.

    Probabilmente potrei svuotarla se nel 2012 leggessi esclusivamente libri in wishlist, non ne aggiungessi di nuovi ed evitassi acquisti compulsivi dettati dal momento.
    E ovviamente lasciando perdere la lettura dei libri comprati e in attesa di essere letti.

    Commento di tanabrus | 5 dicembre 2011


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