La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il lungo cammino


Secondo volume della serie The walking dead.
Si dà speranza solo per distruggerla. E la sanità mentale diventa un bene prezioso quanto le munizioni, le armi o le scorte di viveri.

Scopriamo che gli zombies, con la neve, si rallentano parecchio, si congelano -pronti a tornare all’attacco al disgelo-.
Scopriamo che ci sono due tipi di zombies, quelli stazionari in un luogo, che rimangono bene o male fermi fino a quando non arriva un umano dalle loro parti, e i vaganti, che si muovono incessantemente.

Mi sono ricordato di distinzioni simili anche in Sopravissuti, spero non ci siano anche qui zombies più veloci, sarebbero letali.

Bello come Kirkman concede ai personaggi la speranza e un giorno di riposo. E ci mostra come, in questa situazione di pace e di gioia, anche gli stati d’animo si fanno più tolleranti, più lieti. Tutti annusano nell’aria la possibilità di un nuovo inizio.
E il nuovo inizio è inevitabilmente spazzato via dall’autore, aiutato da un mare di zombies e da una morte.

Il viaggio riprende, anche se tutto si fa un poco più cupo: Tyreese è un buon personaggio, ma il suo arrivo rende instabile il povero Glenn che si sente comprensibilmente tagliato fuori. Il suo dialogo con Maggie è tristissimo, veramente. Solitudine mista a consapevolezza della propria imminente morte, insieme al postapocalittico. Tremendo.
Una nuova speranza che viene offerta, ma questa volta siamo più smaliziati e intuiamo subito che Hershel non li vuole. Sottolinea troppe volte che possono restare fino a quando Carl non si sarà rimesso.
Hershel che è buono, fin troppo.
Pare quasi un induista, non vorrebbe far male a nessuno.
Nemmeno agli zombie, al figlio non morto. Del resto, nessuno sa cosa siano, cosa possano diventare. E se ci fosse una cura? Un modo di farli tornare in vita? L’esercito potrebbe arrivare da un momento all’altro… questo pensiero è la cosa che lo fa andare avanti. Fino a quando non supera la soglia ed esplode, con il mondo che gli crolla addosso, le illusioni che lo facevano sopravvivere infrante. E l’orrore dell’attualità che lo colpisce come un maglio.
La disperazione di un brav’uomo che teme di stare impazzendo, di rinnegare tutto ciò che era la sua vita.

E poi di nuovo viaggio. E neve.
Freddo. Fame.
Bambini che chiedono altro cibo.
Benzina che scarseggia.

E una terza possibilità, una terza nuova speranza.
Questa volta con tutti i pericoli messi bene in chiaro da subito. Ma ci sono alternative valide?

In tutto questo, con i piani della figlia di Tyreese a incuriosirci, la gravidanza di Lori passa quasi in sordina.
Alla fine, finché Rick regge mentalmente, chi sia il padre del bambino non importa granché.
E come dicono a Lori saggiamente, l’importante è che in ogni caso Rick pensi di essere il padre. Che regga. Perché è l’unico che può tenere insieme il gruppo e salvarlo, ora come ora.

Sempre meglio questa serie!

15 novembre 2011 - Posted by | comics, The walking dead

2 commenti »

  1. Serie interessante da quanto ho letto. Quanti volumi sono?

    Commento di M.T. | 16 novembre 2011

  2. Mi pare che ai Comics sia uscito il decimo

    Commento di tanabrus | 16 novembre 2011


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