La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il mondo nuovo


Autore: Aldous Huxley
Editore:  Mondadori
Prezzo: € 9,50
Pagine: 340

Trama

Romanzo del 1932, Il mondo nuovo è ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, pianificato nel nome del razionalismo produttivistico, dove tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi dalla guerra né dalle malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. Affinché si mantenga questo equilibrio, però, gli abitanti, concepiti e prodotti industrialmente in provetta sotto il costante controllo di ingegneri genetici, durante l’infanzia vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe e da adulti occupano ruoli sociali prestabiliti secondo il livello di nascita. In cambio del mero benessere fisico, i cittadini devono insomma rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento e a ogni difesa della propria individualità. I pilastri ideologici che fanno da sfondo al fortunato romanzo vengono ripresi, nel 1958, nella raccolta di saggi intitolata Ritorno al mondo nuovo, in cui Aldous Huxley riesamina singolarmente le sue profezie alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni, arrivando alla conclusione che molte delle sue più catastrofiche previsioni di quasi trent’anni prima si sono avverate anzitempo e fanno già parte del presente. Un documento inquietante che costringe a riflettere sul prezzo che quotidianamente siamo chiamati a pagare per costruire il futuro.

Recensione

La storia in sé e per sé non è niente di che. Anzi, come scrittura sopratutto nei primi capitoli non mi è piaciuta per niente.
Troppo caotica e confusionaria.
Quando poi, finalmente, comincia a comparire un minimo di trama le cose migliorano, ma mai oltre un certo livello.

No, a livello di storia non mi è piaciuto.

In compenso ci sono le idee che stanno dietro al libro. Idee partorite negli anni trenta, e sulle quali Huxley ha tirato un bel fermino una ventina di anni dopo, quando ha tirato fuori Ritorno al Mondo Nuovo.
Che non è un romanzo, non è il seguito di Mondo Nuovo, ma è una lunga riflessione dell’autore che analizza la società dispotica che aveva immaginato nel suo libro, notando con preoccupazione i suoi semi già nel mondo in cui viveva lui.

Ora, non ho apprezzato troppo l’intera riflessione -troppo basata sulla psicologia, per la quale ho sempre avuto una sana dose di avversione… al limite a volte mi faceva pensare al dr. Bishop di Fringe, per certi esperimenti o certi risultati attesi- e diverse delle sue previsioni si sono fortunatamente rivelate errate.

Ma.

Ma siamo sicuri che siano state errate?
Il mondo distopico di Huxley vede gli esseri umani generati in laboratorio, selezionati e processati adeguatamente: condizioni migliori per chi diventerà un Alfa e si occuperà delle mansioni più importanti e influenti, venendo così dotato di intelligenza e di una minima parte di individualità; mentre gli Epsilon sono ridotti a uno stato quasi bestiale, con un’intelligenza poco più che animale, con doti fisiche adatte al lavoro che faranno, prodotti in serie da pochi embrioni.
E dopo la nascita, per anni subiscono indottrinamenti a forza di messaggi subliminali, frasi ripetute mentre dormono, esperimenti atti a fargli amare o odiare determinati oggetti, colori, suoni. Vengono portati ad amare la vita che faranno, a biasimare la vita delle altre caste, a non desiderare altro che ciò che hanno, ciò che sono.

E per tenerli completamente sotto controllo, ecco il panem et circensem. Il cinema odoroso, il soma per evadere grazie alle droghe quando qualche strana emozione minaccia di minare l’equilibrio mentale dell’individuo, il sesso sempre e comunque dato che tutto è di tutti, e non sono ammesse relazioni permanenti che possano portare a emozioni intense e durature. Non sono proprio concepite.

Ecco, visto come funziona quella società, a dirla tutta non penso si possa dire “cavolate, pensava stesse arrivando già nel ’50 e invece niente”. A ben pensarci, potrebbe già essere stata realizzata e noi viviamo al suo interno, inconsapevoli, indottrinati a pensare ciò che stiamo pensando.
Un po’ come quando ci si ferma a pensare a cose come “posso affermare di non essere in Matrix?”, “posso affermare di non stare sognando?”, “posso affermare di non essere solo il sogno di un’altra persona”. Trip mentali dai quali non si esce.

Un libro che vale la pena di leggere non per la storia ma per il messaggio.
La dittatura distopica non è solo quella paventata da Orwell, con il Grande Fratello che tutto osserva, pronto a punire, o la sua evoluzione londinese di Dita, Occhi e Orecchie in V for Vendetta… una dittatura chiara, lampante, che prospera terrorizzando ma che così facendo lascia spazio a ribellioni.
C’è un altro tipo di possibile dittatura. Una invisibile, una che plagia le menti. Una dittatura non violenta, che promette di fare il bene delle persone, di farle stare meglio, di accudirle. Basta dargli un po’ della tua libertà… un po’ del tuo libero arbitrio… fin quando non ti ritrovi incatenato alla dittatura. E felice di esserlo, senza pensieri, senza preoccupazioni, senza libertà.

Francamente temo più il secondo tipo che il primo. Il primo bene o male collasserà sempre su se stesso, il secondo invece sarà già difficilissimo che venga smascherato.
Tanto è vero che potremmo già essere sotto un tale regime e nemmeno esserne consapevoli.

Quando un uccello impara a ingozzarsi a sufficienza senz’essere costretto a usare le ali, rinuncia al privilegio del volo e sene resta a terra, in eterno

Voto: 6/10

13 ottobre 2011 - Posted by | Huxley Aldous

2 commenti »

  1. be’ per adesso ti tolgono la libertà di pensiero in tanti modi subdoli, ti condizionano la personalità, i gusti e i comportamenti, e ti rendono insignificante se dici qualcosa contro… e non ti concedono nemmeno il benessere economico.
    Dateci il Mondo Nuovo!
    Scherzi a parte, si tratta di un libro da leggere e su cui riflettere…

    Commento di bruno | 14 ottobre 2011

  2. Da molto tempo vorrei leggere questo libro e le tue riflessioni sono uno stimolo ulteriore. Complimenti per la recensione. Molto attuale.

    Commento di Daisy Dery | 14 ottobre 2011


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