La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The giver – Il donatore


Autore: Lois Lowry
Editore: Giunti
Prezzo: € 14,50
Pagine: 249

Trama

Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando.

Recensione

Pensavo che questo libro, dai commenti molto favorevoli letti in giro, mi avrebbe preso maggiormente.
Invece alla fine mi ha lasciato un senso di delusione.

E’ scritto benissimo, tanto è vero che l’ho finito in brevissimo tempo.
E so che è diretto tendenzialmente a un pubblico giovane, quindi sono partito già tarandolo su quel target, per quanto possibile.
E non sono il tipo di lettore che grida scandalizzato quando a pagina 38 salta fuori che “tutti e quattro ridono” quando nella stanza sono rimasti in tre a discutere, con Lily mandata a prepararsi per andare a letto. Mi sono segnato la pagina perché come errore è grossolano e mi è saltato agli occhi, ma a parte questo propendo tipicamente per un allegro ecchissene in questi casi.

Anche la storia è interessante: un futuro distopico, fatto di piccole comunità nelle quale vige la regola dell’uniformità.
Tutti uguali, tutti umili. Nessun individualismo è incoraggiato, anzi viene visto come negativo. Perfino il fatto di avere gli occhi diversi dagli altri è visto come un grosso difetto, che comunque nella sua umiltà nessuno ti farà mai notare.
Non esistono famiglie, i bambini vengono curati per un anno dalla comunità e poi affidati a dei nuclei familiari che li cresceranno fino a quando non saranno grandi, al che i figli andranno a vivere per conto loro e i genitori se ne andranno nel gruppo degli adulti senza più figli.
Schiere di bambini che attraversano cerimonie uniformanti annuali, fino a quando a dodici anni diventano praticamente adulti e gli viene assegnato dagli anziani il lavoro che faranno per tutta la vita, fino a quando non diventeranno anche loro anziani e aspetteranno il momento del congedo in luoghi di riposo, accuditi e rispettati.

Nessuno ha fame, nessuno tiranneggia sugli altri, nessuno conosce il dolore o la paura.

Ma solo quando il protagonista, Jonas, viene scelto come nuovo accoglitore di memorie scopriamo la vastità del piattume uniformante che plagia le vite della comunità.
Non esistono impulsi sessuali: sarebbero dannosi, e con delle pillole tutti gli abitanti le tengono a freno. La riproduzione è un atto dovuto, al quale provvedono le persone scelte come partorienti, che svolgono per tre anni questo lavoro prima di venire mandate a fare i lavori comuni.
Non esistono emozioni, uccise sul nascere dalla rigida educazione tesa a sopprimerle fin dall’infanzia.
Non esistono colori, nella Comunità. O almeno, nessuno è in grado di vederli. Tutto è piatto, grigio, uniforme.
E dove è finito tutto questo?

Racchiuso nella memoria dell’Accoglitore, che da sempre si fa carico delle memorie dell’intera comunità, custodendo la memoria del mondo. Ricordi gioiosi, ricordi di quando esistevano famiglie e amore e amicizia e felicità, ma anche ricordi di dolore, tradimento, guerra, morte. Ricordi dei colori, del sole nel cielo, dei campi con i fiori colorati, dei frutti, della neve -ormai scomparsa grazie al controllo climatico-.

Siamo in una società che, prendendo spunto da Sparta, seleziona gil infanti congedando gli inadatti, o quelli che sembrano più irrequieti. Perfino bambini e adulti, se compiono infrazioni, vengono subito congedati.
E si, il congedo è quello che pensiamo.
Il tutto descritto con toni molto leggeri, quasi poetici in certi frangenti.
E non è tutto cattivo e malvagio, non ci sono oscuri tiranni che manovrano gli ignari cittadini. Tutto è fatto davvero pensando che sia bene così, che questo sia il modo giusto per aiutare la gente.

Cosa allora non mi ha convinto?

Per prima cosa, il fatto che il cambiamento inizi solo con questo libro.
Fino a oggi, tutto era rimasto immutato fin dalla nascita delle comunità. Poi, prima un’accoglitrice è devastata dalla conoscenza e dai ricordi dopo pochi giorni di apprendistato e si fa congedare; subito dopo arriva Jonas, che addirittura porta dalla sua il vecchio accoglitore nel desiderio di cambiare le cose e di rivoluzionare tutto.
Tutto immutato e immutabile da sempre, e poi dal nulla una ragazzina cede un poco, un ragazzo si ribella del tutto convincendo anche chi da decenni accetta tutto questo senza dire una parola.
Così, semplicemente.
Niente per l’eternità, poi tutto insieme. Senza preavviso.
Non mi pare credibile.

E poi il fatto che alla fin fine non succeda niente.
Jonas ci fa scoprire la vita nella comunità, scopre il segreto della comunità, decide di fuggire. Impara il prezzo da pagare per ottenere la libertà.
Una sorta di romanzo di formazione, con fuga dalla comunità alla ricerca della libertà, della possibilità di scegliere. Senza curarci di ciò che accade al resto del mondo, delle conseguenze della scelta di Jonas.

Mi piace il finale, anche se inizialmente l’avevo trovato scialbo.
Il motivo?
Inizialmente pensavo che, dato che viene indicato come il primo libro di una trilogia, fosse scontato l’esito del finale aperto. Scontato in una maniera che non mi piaceva per niente e rendeva tutto ridicolo.
Invece la trilogia sembra sia una sorta di “trilogia dei futuri dispotici cui dei ragazzini si ribellano”, presentando diversi futuri con diverse distopie.
Stante ciò, per quanto mi riguarda il finale è ottimo e l’intero libro acquisisce un po’ più di senso e di valore, passando per quanto mi riguarda a sette decimi.

Voto: 7/10


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29 settembre 2011 - Posted by | Lowry Lois

11 commenti »

  1. Se è così ti consiglio di saltare “Gathering blue” perché non ‘è alcun proseguimento (non l’ho anocra finito, anche se ci sono quasi).
    Ti dirò che invece a me la conclusione di The giver mi era piciuta moltissimo,

    Commento di iri | 29 settembre 2011

  2. Beh, dipende.
    Se la storia finisce lì, e i libri successivi non riprendono Jonas, allora il finale mi piace. Il fatto che ci fossero altri libri mi ha fatto pensare che fosse scontato il suo sopravvivere.
    E chiudendo tutto lì aggiunge valore all’intero libro.

    Commento di tanabrus | 29 settembre 2011

  3. Come hai capito, la storia di Jonas finisce con The giver. Non è una trilogia nel senso di saga. Ogni volume è uno stand alone, l’unico elemento comune è il fatto che sono distopici.
    Ma i personaggi e la trama di Gathering blue non hanno nulla a che vedere con The giver.

    Commento di iri | 29 settembre 2011

  4. Probabilmente sono stato tratto in inganno dalle copertine “identiche” e dall’aver visto indicato in rete il tutto come “The Giver #1”, “The Giver #2” …
    A questo punto ribalto il giudizio sul finale, ottimo per i miei gusti.

    Commento di tanabrus | 29 settembre 2011

  5. Sì, anche secondo me la fine del romanzo è uno degli aspetti migliori del libro. Io attendo un tuo parere su Il mangianomi di De Feo. A me è piaciuto un sacco.

    Commento di iri | 29 settembre 2011

  6. Ho modificato leggermente il finale della recensione, alla luce delle tue rivelazioni 🙂
    Grazie delle informazioni, ero sicuro di non leggere Gathering blue… ora invece sono più possibilista.

    Commento di tanabrus | 29 settembre 2011

  7. Il mangianomi al momento non l’ho nella pila di libri di Babele, temo ci sarà da aspettare parecchio tempo per De Feo (anche se ne ho sentito parlare benissimo 😦 )

    Commento di tanabrus | 29 settembre 2011

  8. Non sono d’accordo con iri. A mio parere in Gathering blue, alla fine, un accenno velatissimo a Jonas c’è (anche se a quanto pare sono stata l’unica a ricollegarlo).
    E credo che in The messenger ricomparirà, proprio per chiudere i cambiamenti dei primi due romanzi.

    Commento di Azusa | 30 settembre 2011

  9. Ammappa, Azusa è sul piede di guerra. Non l’ho ancora letta la fine.
    Io sapevo che i libri erano autoconclusivi. Mi scuso se le informazioni che ti ho dato son sbagliate. Con Gathering blue sono arrivato al punto in cui si radunano per il canto. Forse salta fuori qualche indizio nelle ultime 20-30 pagine. Non so.

    Commento di iri | 30 settembre 2011

  10. Alla fine però non ti ha lasciato indifferente. Credo che sia questo il pregio maggiore del libro, non accade nulla ma ti tiene incollato alle pagine e suscita reazioni forti. Il finale è di una malinconia assoluta, perfetto per il libro. Il dubbio che ti resta è così frustrante…
    Se non ho capito male si tratta di una trilogia in cui i tre momenti sono solo apparentemente divisi e poi alla fine si ritrovano tutti nel finale del terzo. Un percorso non lineare che andava di moda un tempo, non a caso il libro ha qualche annetto^^

    Commento di Daisy Dery | 1 ottobre 2011

  11. @Iri: ma no, che piede di guerra! 😉
    E, ribadisco, finora l’ho visto solo io. 🙂

    Commento di Azusa | 1 ottobre 2011


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