La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il circo dei gatti di Vishnu


Autore: Ian McDonald
Editore: Delos
Prezzo: € 10,00
Pagine: 120

Trama

In un’India devastata dalla guerra civile interetnica si svolge la storia di Vishnu, un ragazzo geneticamente modificato per vivere il doppio del normale e in possesso di memoria eidetica. Vishnu cresce e si sviluppa più lentamente degli altri bambini, anche se il suo cervello è in grado di apprendere con una capacità estranea al resto dell’umanità. E le sue straordinarie doti (come quella di poter valutare in un attimo una siturazione in tutte le sue più recondite interconnessioni) lo rendono una specie di “super-eroe” della diplomazia.
Quando scoppia un conflitto Vishnu si rende conto che esiste un’intelligenza artificiale che controlla gran parte del pianeta attraverso nanocomputer grandi come granelli di polvere.
La loro mira è rendere obsoleti quelli come lui, in un mondo in cui tutti stanno per diventare intelligenze artifficiali proiettate a creare una gigantesca singolarità tecnologica universale.

Recensione

Centoventi pagine sono poche, a mio avviso (e più che un libro sarebbe un racconto, parte di una raccolta).
Sono poche a prescindere, aggiungerei, ma sopratutto nel caso di un libro di fantascienza che vuole esporre il pericolo potenziale rappresentato dalle IA.
Sempre a mio avviso, ovviamente. Non avrò voglia di gettarmi subito su un altro tomo da più di mille pagine, ma centoventi pagine mi lasciano sempre un senso di incompiuto.

La storia parla di Vishnu, della sua storia.
Non l’antica divinità indiana, ma il ragazzo geneticamente modificato, il bramino nato in un’India ipetecnologica e all’avanguardia, reduce da guerre di secessione combattute sia con i soldati comuni che con i cyber-soldati.
Un’India che vive una nuova età dell’oro, e dove la precedente generazione dorata -uomini e donne con competenze scientifiche che hanno reso possibile il benessere e l’avanzamento tecnologico- ha cominciato a cedere il passo al futuro dell’umanità, bambini creati a tavolino scegliendo le loro qualità migliorate.

Vishnu, il bramino. Più intelligente di quanto chiunque altro si aspettasse.
Talmente intelligente da capire quanto fosse tutto insulso e da voltare le spalle al mondo, all’umanità e alle intelligenze artificiali ormai onnipresenti, e talmente sviluppate da arrivare a intelletti di tipo divino.

Ma è anche la storia del futuro dell’umanità.
Del primo passo verso il futuro, l’ingegneria genetica. I bramini.
E del passo successivo, rapido, volto a mettere subito da parte i bramini. Il passo che non chiede diritti genetici ricevuti alla nascita, ma solo un conto in banca abbastanza ricco da consentire l’acquisto delle ultime tecnologie.
L’elevazione allo status di IA. L’ascesa a uno status divino, assieme alle IA di terza generazione che si erano formate da sole e avevano proliferato di nascosto, invisibili agli occhi umani, fino a quando non avevano potuto interagire con il mondo per modificarlo a loro piacere. IA in grado di aprire varchi verso altri universi, solo per utilizzarli come capacità di calcolo dato che la capacità elaborazionale del nostro mondo era ormai allo stremo.
Un mondo pervaso da nanocomputer di dimensioni molecolari sparsi ovunque, nell’aria e nella polvere. Nanocomputer che ti entrano dentro, tecnologie che rendono possibile il trasferimento della propria memoria, della propria mente forse, in questi computer.
E da qui, l’IA.
La possibilità di sopravvivere alla morte, la possibilità di copiarsi, di unirsi ad altre persone, di formare qualcosa di più grande.

La singolarità tecnologica.

Un futuro francamente terrificante, schiavo dell’evoluzione tecnologica e della connessione costante.
Ma con squarci di speranza, rappresentati dal bramino e dalla sorella.
La sorella che volta le spalle ai propri privilegi di nascita per fare la ribelle e stare coi più deboli, con coloro che sempre e comunque rimarranno semplici umani, cui sarà sempre negata la possibilità di trascendere.
E il bramino, che quando scopre l’oscenità del piano per il futuro dell’umanità -e sopratutto la sua inevitabilità- dapprima fugge da Delhi, dall’umanità e dalle IA, ma alla fine torna indietro, come l’eroe di antichi poemi, pronto a dare battaglia per salvare il mondo. O almeno per salvare i deboli e gli oppressi, coloro che sono ancora umani.
Una nuova speranza, si potrebbe dire.

Il vecchio “futuro dell’umanità” contro il nuovo futuro dell’umanità, il ragazzo prodigio geneticamente creato per essere un dio tra gli uomini contro la tecnologia che rende divinità tecnologiche tutti coloro in grado di pagarne il prezzo.

Un finale aperto, visto che termina con Vishnu in procinto di andare dal fratello Shiva, creatore materiale della tecnologia che ha portato a tutto questo. Ma non è lo scontro ciò che conta, è la storia di come ci si sia arrivati.

Non so francamente che pensare di questo libro.
Si legge d’un fiato grazie alle ridotte dimensioni, è interessante e piacevole, il messaggio è intrigante.
Ma la situazione delle IA probabilmente avrebbe beneficiato di qualche spiegazione in più, francamente si segue malino il tutto tra allusioni di Shiv e immediati collegamenti effettuati dalla mente prodigiosa di Vishnu, con noi che non possiamo beneficiare delle basi tecnologiche comuni ai due ragazzi indiani e arranchiamo per stargli dietro. Così come i molteplici riferimenti alla mitologia indiana, senza alcun riferimento che aiuti a spiegarli -sia interno alla storia che esterno, come appendice- vengono persi almeno in parte, dovendoci limitare a ciò che viene detto nel libro da Vishnu.
Il finale così aperto poi non è tra i miei preferiti.

Insomma, sarebbe interessante -e senza dubbio è scritto bene- ma ho seguito malino la parte fondamentale del libro, che avrebbe meritato un po’ più di attenzione per quanto mi riguarda.

Voto: 6/10

L’autore

Ian McDonald è nato a Manchester nel 1960 da padre scozzese e madre irlandese.
Vissuto a Belfast, ha imparato a considerare l’Irlanda come una vecchia cultura sulla quale è stata imposta una società post-coloniale (del resto ha vissuto gli anni critici dell’Irlanda) e spesso nelle sue opere -che parlano di nanotecnologie, post-cyberpunk- ritroviamo ambientazioni post-coloniali.

Bibliografia

1988 – Desolation road
1988 – Empire dreams
1989 – Out on blue six
1991 – King of morning, queen of day
1992 – Hearts, hands and voices
1992 – Speaking in tongues
1992 – Kling Klang Klatch
1994 – Scissors cut paper wrap stone
1994 – Necroville
1995 – Chaga
1996 – Sacrifice of fools
1997 – Kirinya
2000 – Tendeléo story
2001 – Ares express
2004 – River of Gods (Vincitore del BSFA Award, nominato per l’Hugo Award e per il Clarke Award)
2007 – Brasyl  (Vincitore del BSFA Award, nominato per l’Hugo Award e per il Warwick prize for writing)
2009 – Cyberbad days
2010 – The dervish house  (Vincitore del BSFA Award, nominato per l’Hugo Award e per il Clarke Award)
2012 – Planesrunner

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20 settembre 2011 - Posted by | McDonald Ian

4 commenti »

  1. Uhm… domanda: ma il finale è aperto perché è previsto un seguito, o semplicemente perché lo scrittore ha deciso così?
    Comunque il libro continua ad intrigarmi, ma non ancora abbastanza da pensare di procurarmelo. Però lo tengo a mente, la polemica sulle AI mi interessa molto!

    Commento di Camilla P. | 20 settembre 2011

  2. Aperto per scelta.
    Ho letto in rete, non ricordo dove, che usa in India chiudere certe storie con un finale aperto che lasci intravedere la speranza, il ritorno del bene o dell’eroe.

    Commento di tanabrus | 20 settembre 2011

  3. Capisco… scelta interessante, anche se, conoscendomi, con un finale aperto finirei per immaginare il peggio xD

    Commento di Camilla P. | 21 settembre 2011

  4. E’ un racconto lungo connesso al mondo narrativo di “River of Gods”, ho sentito dire che quest’ultimo risulta acquistato da un editore italiano. Io spero sia vero.

    Commento di Marcello Mori | 16 dicembre 2011


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