La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The girl who waited


Decimo episodio della sesta stagione del Doctor Who.
Un episodio bello, pesante e crudo, che mostra il lato… cattivo? alieno? duro? del Dottore.

A parte l’assoluta incapacità, ancora, del Dottore di manovrare a dovere il Tardis (anche se prima o poi ci riuscirà, lo sappiamo… abbiamo visto come River Song in passato abbia mostrato di saperlo far muovere alla perfezione), o l’erroraccio che fanno entrando in due momenti diversi nella stanza… e non specificando a Amy quale pulsante premere in quel luogo alieno e sconosciuto, la storia è davvero molto bella.

E per certi versi mi ha ricordato tantissimo The doctor’s wife, con i giochi mentali che l’entità imponeva su Amy e Rory facendoli vagare nel labirinto del Tardis, piegando il tempo e lo spazio al suo volere e tentando di gettarli nella disperazione più completa.
Qui abbiamo il Dottore e Rory che operano in un flusso temporale classico mentre Amy finisce in un flusso temporale differente, molto più rapido: pochi minuti di attesa e di ricerca da parte dei due uomini, per lei sono stati giorni di attesa, impaurita e sola.

Ma non è la differenza della velocità dei flussi temporali il fulcro della storia.
Il bello arriva quando Rory, per conto del Dottore, va al salvataggio della moglie. E la trova, si, ma invecchiata dopo aver vissuto per 36 anni da sola in un ambiente ostile.
Questa Amy è una guerriera, una novella Sarah Connor (che, lo ammetto, è ormai il mio modello di donna guerriera dura, pura e ostinata): una sorta di corazza, un bastone, una katana, una sorta di cacciavite sonico che si è creata da sola. Ampie conoscienze scientifiche e tecnologiche.
E sopratutto, dopo trentasei anni di inutile attesa, giustamente è arrivata a odiare svisceratamente il Dottore, il responsabile di quel suo assurdo fato.

Un fato che avrebbe dovuto immaginare, visto che sin dal loro primo appuntamento lei è sempre stata the girl who waited.
Voglio dire, la prima volta l’ha aspettato per più di dieci anni… prima lo trova, appena rigenerato, che è una bambina. E quando lui ritorna trova una Amy ormai adulta (oltre al Paziente Zero, certo, anche lui alla fin fine ha aspettato).

Rory è sconvolto e triste per tutto quello che Amy ha dovuto passare (bellissimo quando la Amy invecchiata indugia con il rossetto in mano, divisa tra ciò che è ormai diventata dopo tutti questi anni e il desiderio di provare nuovamente le emozioni di quando era giovane, al fianco del marito). Ma ne è anche in un qualche modo intimorito, per quanto si sforzi non riesce a vederla come la sua Amy.
E lei lo sa.
Così come sa che i due ora vorranno cambiare il suo passato, tirare fuori di lì la giovane Amy Pond… e nel fare ciò distruggere lei, cancellarla dall’esistenza. Ovviamente si rifiuta: è una guerriera, non cederà senza combattere. Non certo per amore di quei due che l’hanno abbandonata a dolore e solitudine.

Solo una geniale trovata di Rory, che le fa avere una discussione con la sua se stessa più giovane, riesce a smuoverla e a farle ricordare sentimenti che pensava ormai morti, facendo giungere lei e il Dottore a un accordo: Amy_invecchiata farà in modo di portare nel loro presente Amy_giovane, ma poi tutte e due saranno portate via di lì col Tardis. Vuole vivere, giustamente, e il Dottore acconsente.

Quando però alla fine riescono a raggiungere il Tardis, inseguiti da un mare di nemici… il Dottore le chiude la porta in faccia. Una chiusura della porta che mi ha ricordato la porta che chiude Piotr Rasputin in Generation NeXt, il superbo albo de L’era di Apocalisse in cui, dopo aver salvato la sorella Illyana, fa per tornare a salvare i suoi ragazzi -la sua squadra, i ragazzi che gli erano stati affidati e con i quali aveva vissuto e lottato… i ragazzi che stavano morendo per salvare Illyana- e vedendoli sommersi dai nemici chiude il pesante portone, abbandonandoli al loro destino.
Il Tardis non sopporterebbe la coesistenza delle due Amy, la Amy giovane morirebbe. Aveva mentito per spingerla a salvare la sua versione giovane. E che non odia il Dottore, aggiungo.

E, peggio ancora, alla fine scarica tutta la responsabilità su Rory mettendogli la mano sulla maniglia e dicendogli “sta a te scegliere… l’una o l’altra”.
Nel Tardis, la sua Amy con la giusta età, svenuta a causa del tocco dei droni.
Fuori dal Tardis, a implorare che gli aprano, la Amy invecchiata, assediata dai nemici.

E Rory non può abbandonare l’altra Amy al suo destino. Sta per aprire le porte, solo la vecchia Amy lo ferma chiedendogli di non farlo: se lo facesse, il suo desiderio di vivere la farebbe entrare nel Tardis, e condannerebbe alla morte l’altra Amy.
Alla fine, da brava Amy e da brava eroina, si sacrifica per consentire a un’altra se stessa di vivere una vita migliore, un futuro più bello di quello che è spettato a lei.
Con Rory abbattuto e in lacrime.

E con il Dottore a fare la parte del cuore di pietra, del calcolatore insensibile.
Dell’alieno, quale in realtà è.
Dopotutto quella Amy che lascia morire è la Amy che ha conosciuto da bambina, che ha coinvolto nei suoi viaggi, con la quale ha affrontato alcuni dei suoi momenti più bui. La madre di River Song.
E la fa morire, per far si che il suo errore nei suoi confronti non sia mai avvenuto. Però questa volta non ha una luce bianca e candida a far dimenticare l’accaduto, come in occasione della morte di Rory… Rory sa, e Amy fa domande. Quanto le verrà detto? Come la prenderà?

E sopratutto… questo Dottore dimostra di potere e volere cambiare il futuro, al contrario di quanto fatto in passato.
Lo ha fatto ora.
Lo farà di nuovo, ora che da qualche tempo sa della propria futura morte per mano di River Song? E come cambierà la storia?

Davvero una bella puntata!

15 settembre 2011 - Posted by | Doctor Who, Serie tv

2 commenti »

  1. qualcuno ricorda cosa dice Amy alla Amy del futuro su Rory, o meglio su quanto sia bella la sua anima?

    Commento di jeky | 10 febbraio 2012

  2. No, sorry.
    In compenso già mi mancano Rory e Amy, visto che nella prossima stagione daranno il loro addio alla serie… 😦

    Commento di tanabrus | 11 febbraio 2012


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