La torre di Tanabrus

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Il post che non vorresti mai scrivere


Fa rabbia.

La Asengard era da diverso tempo la casa editrice che preferivo: giovane, piena di entusiasmo, proiettata nel futuro.
Una fucina di idee e di iniziative.
Alcuni libri che altrimenti non mi sarebbero interessati li puntavo solo per il marchio, che ormai vedevo come una garanzia di qualità.

E questa mattina, di punto in bianco, mi vedo spuntare su Twitter il link a questo post.

Incredulità. Stupore.
Speranza che si tratti di uno scherzo, per quanto di cattivo gusto.
Rabbia.

La Asengard chiude i battenti, i ricavi non sono tali da consentirle di rimanere aperta.

Penso ai titoli pubblicati finora, all’iniziativa degli e-book di riproposte che stavano per esordire.
A un paio di libri che volevo prendere ma che ancora non avevo preso, deciso a sfoltire prima i libri che già ho in casa e sul Kindle.

La Asengard chiude.
Mi dispiace enormemente.

Auguro buona fortuna a tutti quelli di Asengard per i loro progetti futuri, con la speranza che qualcosa cambi all’ultimo momento o che comunque un giorno possano tornare nell’editoria.

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28 giugno 2011 - Posted by | Uncategorized

20 commenti »

  1. Stavo per postartelo. 😦
    Mi spiace moltissimo: io non la seguivo, ma quando una piccola casa editrice NON a pagamento chiude è una perdita per tutti.

    Commento di Azusa | 28 giugno 2011

  2. Non c’è niente da fare… l’editoria in Italia è con l’acqua alla gola. Ricordi quando la Gargoyle azzardò l’ipotesi di una collana di titoli pubblicati a contributo? Alla fine hanno desistito da questa opportunità, ma non vorrei un giorno dover leggere un post di commiato scritto per loro… ma cosa si può fare? Io, sinceramente, non lo so.
    Spero che i ragazzi di Asengard riescano comunque a realizzare gli altri loro sogni… e incrocio le dita per l’editoria italiana.

    Commento di gloutchov | 28 giugno 2011

  3. Qaule tristezza. Quale infinita tristezza…

    Commento di Vocedelsilenzio | 28 giugno 2011

  4. 😦
    Io l’avevo sempre vista come una realtà dinamica, pensavo che andassero bene. Mi chiedo se magari investendo sul mercato di degli e-book le cose non potessero andare diversamente. Voglio dire che a pubblicare un e-book su amazon ormai non ci vuole così tanto a quanto ne so. Ci sono case editrici americane che a mi pare stiano orientandosi sempre più su qeusta strada. Quindi magari puntando più sugli e-book, e utilizzando le risorse impiegate per la stampa in una traduzione …
    Magari io sono ingenuo, non sono un addetto ai lavori. Le cose sono senz’altro molto più complicate, ma mi fa tristezza vedere quelli che ce la mettono tutta dover chiudere i battenti.

    Commento di iri | 28 giugno 2011

  5. ma nooooooooooooo!!!

    Commento di fed | 28 giugno 2011

  6. Ragazzi, la chiusura di Asengard deve far riflettere. Cose simili non avvengono a caso, e non si deve dire per forza che si tratti di una sconfitta per il mondo editoriale. Forse Asengard chiude perché ha fatto scelte troppo particolari, talvolta azzardate e – magari – poco commerciali?
    C’è da rifletterci su.

    Commento di Fabrizio Valenza | 28 giugno 2011

  7. Rabbia, tristezza, ma anche tanta amarezza. Come dice Fabrizio c’è da riflettere, non tanto a mio avviso sulle scelte della casa, che in un qualche modo possono influire sul suo andamento, quanto su ciò che la maggior parte dei lettori vuole leggere. E questo dà un gran da pensare secondo me.

    Commento di M.T. | 28 giugno 2011

  8. Scusa Fabrizio, tu mi conosci, lo sai che non sono il tipo da andare in cerca di scontri sul web, ma non riesco a capere cosa dici (non è una battuta). Certo che ha fatto scelte particolari, ma quando pubblicano solo romanzi di vampiri-demoni-angeli li critichiamo ‘sti editori; non vanno bene neanche quando cercano una loro strada? Che poi possa piacere o meno è un altro discorso. Mi trovo molto d’accordo con MT. C’è da pensare su quello che la maggior parte dei lettori vuole leggere. O meglio, di come chi cerca qualcosa di diverso, non riesca a trovare uno sbocco.

    Commento di iri | 28 giugno 2011

  9. Fabrizio, ovvio che la Asengard paga le sue scelte.
    Ma quando le sue scelte erano di non pubblicare a pagamento (si, sto pensando a quell’editore STORICO che è passato dalla parte del male di recente) e di puntare su opere di genere schivando la moda commerciale del momento (cioè vampiri sexy a profusione, armate di zombie mangiacervelli, opere fantasy di undicenni) l’unico commento che mi viene è che è una sconfitta del mondo editoriale (sopravvivi solo se pubblichi quello che tutti pubblicano, non importa quanto tu punti sulle nuove tecnologie… o sei la CE enorme o ti pieghi a novanta e rinunci alla qualità, almeno in buona parte della produzione) e del bacino dei lettori italiani (se non è sopravvissuta vuol dire che non venivano comprati abbastanza libri. E quindi i lettori italiani di genere puntano sul classico vampiro Casanova, sulla lotta contro i cattivissimi e idioti zombies, sull’eroica investigatrice in un mondo urban fantasy dove troverà amore e sesso a profusione, sul nuovo caso editoriale di un feto che scrive una saga fantasy e che sicuramente sarà il prossimo Tolkien.

    Non posso neanche pensare “avesse puntato al mercato digitale” perché ci puntava.
    Senza mettere diritti sugli e-book, e tenendo i prezzi bassi.

    Francamente, più di così non so cosa avrebbe potuto fare… purtroppo pubblicava generi “di nicchia” e i lettori la hanno punita per questo.
    Mi fa rabbia anche perché dimostra che alla fine puoi essere giovane, innovativo e puntare sul digitale, ma se non segui la moda e non sei abbastanza enorme alla fine scompari nell’oceano 😦

    Commento di tanabrus | 29 giugno 2011

  10. Purtroppo, però, è così. Un imprenditore deve anche pensare all’aspetto commerciale. Tutti vorremmo avere solo editori che puntano alla qualità, ma se vuoi sopravvivere nell’oceano dell’editoria serve una nave dallo scafo largo, oltre che dal motore funzionante.
    Iri, quello che intendo è proprio questo: ottimo puntare sulla qualità (che poi questa qualità non incontri la mia personale soddisfazione è un altro paio di maniche), ma si deve puntare anche sulla commerciabilità dei prodotti. Un piccolo editore deve riuscire a sopravvivere, e per farlo deve guadagnare.
    Certamente un editore che chiude è una sconfitta editoriale, ma sono convinto che si tratti anche di una sconfitta per le “sue” scelte editoriali. E nessuno, fino a prova contraria, possiede il dono della “perfetta conduzione”.

    Commento di Fabrizio Valenza | 29 giugno 2011

  11. Tanabrus, ma lo sai che io non sapevo che pubblicassero anche in e-book. Il kindle ce l’ho da poco e non mi sono mai interessato troppo al mercato digitale 😦 è ancora più avvilente, perchè vuol dire che non c’è proprio soluzione.
    Fabrizio, sarà pure come dici tu, ma le scelte di Asengard non mi parevano così fuori dal mondo, semplicemente cercavano di ‘alzare un po’ il tiro’. Io mi vedo d’accordo con Tanabrus.

    Commento di iri | 29 giugno 2011

  12. Si, tutti i loro titoli erano anche in versione digitale (gli ultimi mi sembra dovessero ancora venire digitalizzati).
    Su Simplicissimus, su Ibs… Sanctuary l’ho letto in digitale, comprato su IBS.

    Commento di tanabrus | 29 giugno 2011

  13. Ok, vedo che non riesco a spiegarmi. Cerco di farlo di nuovo, portate pazienza 🙂
    Le scelte di Asengard non erano fuori dal mondo. Solo troppo di nicchia. Ci vuole anche un respiro più commerciale, il che non vuol dire abbassare la qualità. La Corte Editore lo ha fatto. Edizioni Domino lo sta facendo. XII Edizioni si muove meglio perché va a colpo sicuro, con libri veramente belli e di grande qualità letteraria.
    Dispiace vedere un editore che chiude, ma forse bisogna anche pensare all’aspetto “passaparola”. Di solito è il motore più potente per il successo dei libri (vedi il caso “Acchiapparatti” di Barbi). Sono sicuro che se ci fosse stato un buon passaparola a favore dei libri Asengard, sarebbero arrivati molto più lontani. Tuttavia, il passaparola per Asengard si è fermato alla “supposta” qualità della casa editrice. Come mai? Come dico in altri luoghi, c’è da rifletterci. E non si può gettare tutta la responsabilità sui lettori.
    Spero di essere stato più chiaro. Mi accaloro così tanto per questo argomento perché mi riguarda direttamente, per l’investimento personale che faccio non solo in ciò che pubblico io, ma anche per la mia partecipazione a case editrici come Domino.

    Commento di Fabrizio Valenza | 29 giugno 2011

  14. A proposito, non c’entra quasi nulla… ma con il Kindle di Amazon si possono leggere anche ebook non venduti su Amazon? Se sì, come si fa?

    Commento di Fabrizio Valenza | 29 giugno 2011

  15. Certo, Fabrizio.
    Basta convertire… quando ho scoperto come e cosa fare, lo scorso anno, ci ho scritto un post (così da poter ritrovare le informazioni quando mi fossero servite 😀 )

    https://torreditanabrus.wordpress.com/2010/07/13/kindle-2/

    Commento di tanabrus | 29 giugno 2011

  16. Ok, grazie! Altrimenti sono costretto a leggere tutto in inglese…

    Commento di Fabrizio Valenza | 29 giugno 2011

  17. Io tempo fa avevo provato a scaricare mobipocket, non ricordo bene, ma qualcosa non andava a buon fine quando installavo il programma. Alla fine ho risolto con Calibre, tanto ormai pure Word permette di esportare i file in formato pdf. Ma pure io ho un dubbio come Fabrizio, se compro su IBS non c’è quella roba che i file sono protetti e per farli girare sul kindle bisogna prima craccarli? XD Non lo so, l’ho letto in giro da qualche parte, magari sparo una cazzata. Fino ad ora ho letto solo in inglese col kindle, a parte i file home made (anche perchè non è che gli editori si spacchino la schiena per invogliare i lettori italiani a fare il grande salto al digitale). Sai se effettivametne bisogna modifiacare i file? Con calibre si può convertire un file preso su IBS o BOL per farlo girare sul kindle? Magari sono orbo, ma non mi pare che l’articolo che hai linkato spieghi questa cosa.
    L’unico neo che ho io con il kindle è che ha un segnale wirless inesistente qui da me e naviga con moltissima difficoltà, anzi, quasi per niente. ç_ç per il resto finalmente riesco a leggere senza inrociare gli occhi *-*

    Commento di iri | 29 giugno 2011

  18. Guarda, io su ibs ho preso solo Sanctuary. E sappiamo bene che la Asengard andava senza drm.
    Quindi non so se gli altri hanno restrizioni o protezioni strane… solitamente leggo in digitale in inglese.

    Commento di tanabrus | 29 giugno 2011

  19. Confermo che acquistando su IBS gli ebooks si possono esportare su Kindle. Tutti quelli che ho acquistato finora Calibre li ha trasformati senza problemi. 🙂 Un grande programma!

    Commento di Fabrizio Valenza | 29 giugno 2011

  20. Ci sono libri su ibs che hanno il drm, ad esempio: “Il passaggio” e “Il bosco di Aus” 🙂

    Commento di Valberici | 29 giugno 2011


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