La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il trono di spade


Autore: George Martin
Editore: Mondadori
Prezzo:  € 8,40
Pagine: 419

Trama

In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L’ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all’ultimo, folle re della dinastia Targaryen, i signori dei draghi. Ma il suo potere è ora minacciato: all’estremo Nord la Barriera – una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei – sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita o il sonno a chi ha la mala di incontrarli? Il trono di spade, primo romanzo della saga “Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, narra di duelli e amori, corti sontuose e lande desolate. E come un vero poema epico intreccia le storie individuali in un grandioso affresco dal ritmo coinvolgente e rapinoso.

Recensione

Francamente, non so come parlarne.
Ho provato a scrivere un post arioso, ma dopo venti minuti mi sono accorto che mi stavo addentrando nella storia antica tra Andali, Figli della foresta, Primi Uomini e draghi.
Ho provato a riscriverlo puntando alla storia, ma il semplice la storia in breve è troppo lungo.
Non andrò a pelle come sarei andato anni fa, quando d’impulso mi ero preso e letto tutti e sette i libri allora usciti in economica e me li divorai uno dopo l’altro, arrivando ad amare e odiare allo stesso tempo Martin.

A questo punto, forte del fatto che tra libro e serie tv tutti ormai conoscano la storia, lascerò da parte la spiegazione di che libro e che storia abbiamo qui? per puntare ad altro.

Come dicevo, sto rileggendo il libro. I libri, anzi.
Un po’ per meglio apprezzare le differenze createsi con la trasposizione televisiva dell’opera, un po’ per rinfrescarmi la memoria con la situazione cui si era arrivati al termine del terzo libro americano, essendo ormai prossima la pubblicazione del quinto (che si svolge in parallelo al quarto, ma seguendo altri personaggi). Un po’ per puro piacere personale, e per capire se la terza rilettura mi farà apprezzare ancora i libri o se svanito l’effetto sorpresa e l’effetto meraviglia alla fine mi rimane poco attaccato, terminata la lettura.

Questo libro è poco più di un prologo alla serie.
Certo, è solo metà del libro originale, comunque mezzo libro di prologo è sempre troppo.

Per fortuna però lo stile di Martin non rende il tutto pesante e insopportabile come si potrebbe temere. Anzi, il tutto scorre via che è un piacere grazie ai differenti punti di vista adottati, alla scrittura dell’autore e al centellinare le informazioni che i personaggi ci elargiscono.

In questo primo volume, più che il mistero della morte di Jon Arryn o il tradimento della Regina con il fratello gemello, ciò che attira e che spinge alla lettura è la scoperta del mondo creato da Martin.
Del resto, Jon Arryn rimane sempre poco più di un’ombra del passato; Eddard sembra il classico paladino che con la sua rettitudine prima o poi sconfiggerà i cattivi e riporterà la vittoria finale sui nemici del regno; i mostri del prologo sembrano quasi dimenticati, e comunque sono intrappolati oltre la Barriera.

I punti chiave del libro sono la partenza degli Stark dal Nord verso Approdo del Re, il ritrovamento dei cuccioli di metalupo, l’attentato a Bran, la cattura del Folletto.
E tutto questo, o quasi tutto questo, serve solo a predisporre gli elementi sulla scacchiera per poi cominciare la storia.

Alla fine abbiamo Eddard Stark ad Approdo del Re, in bilico nella sua posizione di Primo Cavaliere, impacciato in mezzo agli altri esponenti del Consiglio Ristretto, esperti di intrighi.
Abbiamo la regina Cersei Lannister e la sua famiglia in rotta di collisione con gli Stark, tra un loro attentato alla vita di Brandon Stark, la risposta di lady Catelyn e i desideri di vendetta di due nobili e antiche case.
Abbiamo Jon Snow sulla Barriera, a scontrarsi con la dura realtà di una vita passata come Guardiano della Notte.
Abbiamo Sansa Stark  che fa la civetta, non ha cervello e pensa solo a diventare una brava dama; e abbiamo la sorella Arya che invece vorrebbe poter combattere e addestrarsi e comportarsi come i suoi fratelli.
Abbiamo Daenerys in esilio, venduta dal fratello al Khal Drogo per poter mettere le mani su un esercito col quale tornare a Westeros. E abbiamo il folle fratello Viserys, che appare sempre più patetico agli occhi nostri mano a mano che lo appare a quelli di Daenerys.
Abbiamo la follia di Lysa Tully e la determinazione di Catelyn. Abbiamo cospirazioni e intrighi, doppi giochi e tripli giochi.

Abbiamo la cavalleria e abbiamo gli orrori comuni.

Martin è abilissimo nel guidare i sentimenti del lettore.
Durante il libro non si può non parteggiare per Arya, per Jon, per Tyron, per Daenerys.
Non si può non tifare Stark nello scontro con i Lannister. Non si può non ritenere i leoni creature malvage da punire.

Diventa più difficile esprimersi sul Re.
Diventa quasi impossibile farlo sul Consiglio ristretto. Varys e i suoi uccellini, Baelish e i suoi intrighi, Renly e le sue aspirazioni.
Chi è con chi? Chi è amico, chi è nemico?

Mancano ancora parecchi interpreti: i Tyrell si sono visti per un istante nella figura del giovane ser Loras,  i Martell sono assenti, i Greyjoy li udiamo solo nominare a parte Theon. Ed è totalmente assente anche il fratello del re, lord Stannis, la cui assenza è pesantissima e fa presagire nubi molte nere all’orizzonte.

Da tenere bene a mente poi le storie e leggende raccontate dalla vecchia Nan, il modo in cui sono arrivati i metalupi dagli Stark e il sogno di Bran con il corvo con tre occhi. E la visione terrificante che, nel sogno, Bran ha avuto della terra oltre le foreste oltre la Barriera.
Finora si è dimostrato un sogno fin troppo reale, cosa starà per arrivare dall’estremo nord?

Di certo l’inverno sta arrivando, la lunga estate sta volgendo al termine e per il regno si prospettano tempi molto duri…

Voto: 7/10

Per quanto riguarda l’adattamento televisivo, invece, mi ritrovo nuovamente a elogiare l’ottimo prodotto che è venuto fuori.
Bello e avvincente, fedele alla saga e al contempo dotato di buoni ritmi televisivi.
Devo però puntare il dito, per quanto riguarda la prima mezza stagione, su quattro punti a mio avviso deboli.
Il primo, arcinoto, è l’assenza dei metalupi. Sono comparsi nella scena del loro ritrovamento, e poi? Spettro compare solo in occasione del raid notturno di Jon per aiutare Sam, sulla Barriera -prima compariva anche a Grande Inverno- ; Vento grigio e Cagnaccio non compaiono mai, Estate solo per salvare Bran. Nymeria la vediamo solo quando aiuta Arya e quando viene scacciata, Lady compare per essere uccisa. Non vediamo come sono stati scelti i loro nomi, o come siano appropriati, o come rispecchino i loro padroni. Non sentiamo gli ululati continui a Grande Inverno quando Bran è in coma, non vediamo come Bran migliori quando sente gli ululati e peggiori quando vengono chiuse le finestre.

Poi abbiamo le età.
Probabilmente per rendere il tutto più digeribile, le età dei piccoli sono state ritoccare verso l’alto.
Daenerys in realtà è stata data in sposa a Khal Drogo alla tenera età di quattordici anni.
Quattordici come gli anni di Jon Snow quando parte per andare alla Barriera per passarci la vita -e si ritrova a covare del risentimento per il padre che ce lo ha spedito senza pensarci troppo- e come gli anni di Robb Stark quando si ritrova a essere l’uomo di casa, e con la madre in crisi deve comportarsi da Lord.
Sansa ha undici anni appena, con il matrimonio (e pensando al futuro) è stata resa più grande.
Il suo amato Joffrey Baratheon ha un solo anno più di lei, dodici. Ma stando al libro è davvero bello -non lo sgorbietto antipatico e brutto della serie tv- e sopratutto a dodici anni è più alto di Robb e Jon che sono più grandi di lui di due anni (e la cosa fa imbestialire Jon).
Gli altri pargoli sembrano appropriati come età: Arya, Rickon, Bran, Myrcella, Tommen (peccato non aver visto lo scontro tra Tommen e Bran imbottiti come salcicciotti).
Ah, anche ser Loras Tyrell è reso più grande, mi sembra. Nel libro, per quanto bello e famoso, è solo un ragazzino di sedici anni…

L’autore

Nato nel New Jersey ben 63 anni fa, fin da piccolo George Martin ha scritto storie. Rivendendole, quando ai compagni quando alle riviste quando agli editori.
Dieci anni fa ha cominciato la saga che più di ogni altra opera lo ha reso famoso in tutto il mondo, A song of ice and fire (tradotto in italiano, misteriosamente in Le cronache del ghiaccio e del fuoco, perdendo l’elemento del canto).
La saga è ancora in corso, a breve uscirà il quinto volume. Nel frattempo martin temporeggia giocando con le miniature, facendo scommesse sportive e dirigendo i lavori relativi al mondo Wild Cards, serie antologica gestita bene o male da lui e di grande successo.
Inoltre scrive un mare di racconti.
Ma tutti lo vorremmo inchiodare alla sedia a scrivere i prossimi libri su Westeros…

Bibliografia

1976 – A song for Lya and other stories
1977 – Dying of the light
1977 – Songs of stars and shadows
1981 – Windhaven
1981 – Sandkings
1982 – Fevre dream
1983 – The Armageddon rag
1983 – Songs the dead man sing
1985 – Nightflyers
1986 – Tuf voyaging
1987 – Portraits of his children
1990 – Dead man’s hand
1996 – A gem of thrones
1999 – A clash of kings
2000 – A storm of swords
2001 – Quartet
2003 – Dreamsongs
2005 – A feast for crows
2006 – The ice dragon
2005 – Shadow twin
2008 – Starlady / Fast-friend
2008 – Hunter’s run
2011 – A dance with dragons

Più un mare di raccolte editate da lui. Tra cui la serie Wild Cards.

10 giugno 2011 - Posted by | Martin George

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