La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Paranormalcy


Autore: Kiersten White
Editore: Amazon
Prezzo: € 7,45
Pagine: 416

Trama

Evie sogna una vita normale, ma quando a sedici anni si ha il dono di vedere i mostri e si è un’agente del Centro Internazionale del Contenimento del Paranormale anche la ricerca della normalità può essere un’avventura. Se poi ci si mette una sirena come amica del cuore, una fata dei boschi maschio come ex e una cotta per un aitante mutaforma, la missione diventa quasi impossibile… Ma fra mille avventure e qualche momento di romanticismo, dopo aver sconfitto un’oscura profezia delle fate, aver salvato il mondo del paranormale e aver fatto i conti con la sua vera identità, Evie, accoccolata sotto una coperta con Land, il suo mutaforma, sentirà le loro anime fondersi e l’amore trionferà su tutto, nel mondo normale, e anche in quello un po’ più strano.

Recensione

Il mondo è pieno di creature soprannaturali: vampiri, licantropi, zombies, troll, gnomi, folletti, fate, sirene, bashee… tutte le creature mitologiche esistono realmente.
E si mascherano dagli umani grazie ai loro incanti, che gli consentono di assumere aspetti accettabili dalla razza umana.

Ovviamente, qualcuno sa. Ha sempre saputo.
E dopo decenni di gelosie tra le varie agenzie nazionali, le varie nazioni della Terra hanno creato un unico organismo sovranazionale che si occupi di schedare e controllare tutti i non umani, l’Internazional Paranormal Containment Agency.
E questa svolta epocale è stata causata da una bambina di otto anni. Un’orfana, trovata a vagare nuda in un parco all’età di tre anni e da allora affidata a svariate case famiglia. Prima che l’agenzia americana scoprisse il suo dono, la prendesse e attorno a lei si venisse a creare l’IPCA.

Già, tutto per lei, per Evie. Perché lei ha un dono unico al mondo, riesce a vedere oltre l’incanto delle creature paranormali.
Il vampiro con l’aspetto di un attraente ragazzo dallo sguardo magnetico? Lei vede il suo vero aspetto, il cadavere scheletrico che utilizza l’incanto. Vede gli occhi gialli e ferini dei licantropi. Vede il vero aspetto di praticamente qualunque non umano, anche quando la cosa è dannosa per lei come nel caso delle fate -creature di una bellezza abbagliante e insostenibile, costrette dall’IPCA a mascherarsi con l’incanto a un livello di bellezza accettabile… e che lei però continua a vedere nel loro massimo splendore.
E così fin da bambina è stata allevata e accudita dall’Agenzia. Andando poi in missione a caccia di non umani, grazie alla sua facoltà unica di individuarli. Li rintraccia, fa anche da esca, poi li stende con il suo taser e gli allaccia alla gamba il congegno di tracciamento e contenimento, un utile attrezzo che oltre a fornire la loro locazione controlla anche che non si comportino male, e nel caso li fa fuori.

L’irruzione nell’Agenzia di un misterioso ragazzo quasi invisibile, in grado di assumere le sembianze di qualunque altra persona, scombussola la sua vita.
Perché lui è l’unico ragazzo suo coetaneo in tutta la struttura, e lei è sempre nella struttura.
Perché diventa rapidamente il suo unico amico, oltre a Lish, una sirena che da sempre è la sua migliore amica ma che è ovviamente limitata alla propria vasca contenitiva.
Perché riesce a essere più irritante di lei con Rachel, il capo della struttura che le ha fatto anche da mamma negli ultimi otto anni.
Perché nessuno sa cosa sia, o da dove provenga.
Perché è arrivato sperando che loro avessero qualche indizio su chi stia uccidendo decine di non umani in giro per il mondo, scoprendo però solo dopo essere stato imprigionato che all’agenzia ne sanno  meno di lui e dei suoi compagni.
Perché conosce una sorta di profezia che sembra riguardarla, e che lei ha sentito pronunciare in sogno.
Perché si innamorano l’uno dell’altra.
E perché grazie a lui scopre di essere anche lei un paranormale -addirittura quello di livello più alto dell’intera struttura, più alto anche delle pericolosissime fate, che lei teme ma che i soldati sembrano ritenere perfettamente domati e addomesticati-, e di essere solo un oggetto per l’Agenzia, e di non essere libera di andarsene. Mai.

La libertà arriverà quando meno se la aspetta, con l’irruzione del killer nella sede dell’Agenzia, e con lei che per salvare Lend violerà il regolamento divenendo una traditrice e fuggendo con il ragazzo.
Verso la libertà, verso la vita normale che ha visto solo in televisione.
Verso la scoperta di una sorta di underground soprannaturale, gestito da un ex-dipendente dell’Agenzia Americana.

E verso la scoperta di cosa vogliano le fate da lei, di cosa sia lei, di cosa sia il killer, di cosa li leghi.

E non mancano le creature bellissime, i “oh mio Dio quanto sei bello” e “la creatura più bella che abbia mai visto”.
Ma la cosa bella del libro, è il tono.
Perché oltre a essere raccontato tutto con estrema leggerezza, c’è anche un tocco -o due- di ironia, che rendono piacevole e divertente la lettura.

Evie gira con un taser, certo. Tasey, lo chiama. E’ rosa con gli strass.
Accetta di portare un coltello d’argento solo quando gliene viene dato uno con il manico rosa, e la scena in cui il suo istruttore si abbassa a darglielo chiedendosi poi sconvolto se davvero si è ridotto a fare un coltello rosa è stupenda.
Stivali da combattimento rosa.
Una profusione di rosa che penserei eccessiva e irreale, non fosse per due-tre persone che conosco e che potrebbero essere state Evey a sedici anni.

I vampiri, ridotti a mezze calzette e denigrati quasi sempre, tranne nel finale quando Evey comincia a vederli come persone invece che come prede.
Le fate, bellissime ed eterne. Molto mitologiche. E malgrado la loro gnokkaggine, la loro bellezza che fa pensare a come Twilight abbia ormai distorto il suo stesso concetto, Evey si ripete costantemente che sono differenti, che non sono per niente come noi, che vogliono la sua anima, resiste. Non sono nemmeno interessati al sesso, solo alle loro danze. Non sono buoni né cattivi, seguono una morale totalmente differente dalla nostra.
Sono gli elfi delle vecchie leggende, il piccolo popolo.
E quando vedo il piccolo popolo trattato degnamente non posso che essere contento.

Ci sono giusto un paio di falle nella trama (Perché le fate avversarie non l’hanno rapita portandola da Viv? Come ha fatto una bambina di tre anni a sfuggire alle fate?), e la trama stessa non è niente di originale o di travolgente.
Ma il libro è divertente, lo stile scorrevole e la protagonista prende in maniera incredibile.

Una lettura piacevole e leggera, mi ci voleva!

Voto: 7/10

L’autrice

Kiersten è una giovane mamma a tempo pieno, che dallo Utah si è trasferita a S. Diego.
Quando non è occupata dietro ai suoi due bambini, scrive. E a suo avviso, visto che da teenager ci si diverte di più, anche scrivere per i teenager è più divertente.

Questo è il suo primo libro, e fa parte di una trilogia di cui è già uscito in America il secondo volume, Supernaturally.

Bibliografia

2010 – Paranormalmente
2011 – Supernaturally

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6 giugno 2011 - Posted by | White Kiersten

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