La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Sucker Punch


Sarò breve: il film non mi è piaciuto troppo.
Sarò meno breve: vediamo di spiegarmi.

L’inizio è ottimo, con una voce narrante che anticipa le prime immagini.
Baby Doll e la sorella al funerale della madre, la scoperta del testamento, la follia del patrigno, la morte della sorella, l’imprigionamento della ragazza in un manicomio. Tutto senza dialoghi, accompagnato dalla musica e da eventuali scene al rallentatore. Davvero molto bello.

Al manicomio il patrigno si accorda con un infermiere per far lobotomizzare quanto prima la ragazza e salvarsi così dalla galera. Tralasciamo il fatto che un infermiere possa falsificare la richiesta di lobotomia di una dottoressa e che questa non si accorga che una sua paziente è stata lobotomizzata senza il suo permesso.

Poco dopo l’ingresso di Baby nel manicomio, questa dimostra che tutto sommato in questo luogo ci starebbe anche bene. Infatti, oltre a non avere fatto il diavolo a quattro per protestare la propria innocenza e attaccare il patrigno, fa un salto mentale e per sfuggire alla realtà del manicomio se ne inventa un altra.

Primo livello di fantasia, il manicomio si trasforma in un bordello dove le orfane vengono portate. Qui, sotto la direzione della dottoressa della realtà, ballano e vengono messe in mostra per intrattenere i clienti. Il capo di tutta la baracca è Blue, l’infermiere venduto. Qui Baby viene tenuta per cinque giorni fuori dal giro di prostituzione, è riservata per il giocatore che arriverà tra cinque giorni. Chiaramente ci si riferisce al dottore che farà la lobotomia a Baby.
E questa primo livello rimarrà incollato alla pellicola per tutto il film, fino all’epilogo.

Quando arriverà il suo momento di ballare, la mente la trascinerà in un secondo livello di fantasia.
Si ritroverà in un monastero giapponese, in mezzo alla neve. E un sensei le mostrerà come fuggire da lì: le consegna una katana, e le spiega che per ottenere la libertà avrà bisogno di una mappa, del fuoco, di un coltello, di una chiave. E di risolvere un mistero, legato a un sacrificio.

Scopriamo che mentre era nel secondo livello il suo corpo mimava gli scontri marziali avuti con tre guerrieri, e che questa danza ha praticamente ipnotizzato tutto il pubblico.
Fa quindi un piano per sfruttare questa sua danza allo scopo di procurarsi gli oggetti che le servono, e coinvolge altre quattro ragazze: Rocket, sua sorella maggiore Sweet, Amber e Blondie. Tutte e quattro compariranno in seguito in ogni nuova immersione nel secondo livello, durante i suoi balletti (che mi domando come potessero apparire all’esterno…), con il sensei che di volta in volta dava loro una differente missione, legata comunque all’oggetto che stavano per rubare nella realtà (e nel primo livello di fantasia).
Solo che dal Giappone siamo passati a una sorta di seconda guerra mondiale contro soldati nazisti zombie, orchi e draghi, pistoleri robotici.

Insomma, un gran caos.

Per certi versi, i livelli di realtà e fantasia mi hanno fatto pensare a Inception, ma tra i due film temo ci sia un abisso.
L’approfondimento psicologico è un’utopia, qui, così come la profondità dei personaggi.
A parte la protagonista, di cui comunque non sappiamo praticamente niente, le uniche ad avere qualche spessore sono le due sorelle. Rocket, che è la prima a fare amicizia con la nuova arrivata, e Sweet, che è l’unica probabilmente a non avere problemi mentali.
Le altre non hanno un passato, non hanno uno scopo, non hanno un senso.

A parte fare numero per creare un gruppo di cinque belle ragazze che passano il tempo tra tentativi di stupro, balletti, sparatorie contro orchi e zombies combattendo in tacchi alti, giarrettiere, minigonne e top.
Non che me ne lamenti, ci mancherebbe altro, ma a livello di trama la cosa crea parecchi problemi. Viene da pensare a Ortolani, e ad alcuni suoi personaggi che dichiaratamente sono messi lì solo per far numero e morire.

Ecco, la cosa bella del film è che mi ha sorpreso, nella parte finale.
Il cedimento di una delle ragazze, il colpo finito male… la reazione di Blue.
Il mistero.
E il finale.

Non farò spoiler, ma francamente non me l’aspettavo.

Un ottimo inizio, un buon finale con diversi colpi di scena. Belle ragazze poco vestite che fanno il culo a zombie nazisti, orchi Tolkeniani e robot. Livelli di realtà che si sovrappongono, alla Inception. Questi i punti a favore del film.
A sfavore abbiamo la trama risicata,  l’assenza di spessore di quasi tutti i personaggi, il fatto che il gioco tra i vari livelli di realtà -o di fantasia- sia gestito molto peggio che in Inception, il personaggio del sensei e la relazione tra lui, Baby Doll e il mistero finale. Cioè, se il mistero era quello (e anche qui se ne potrebbe parlare…) cosa ci fa nell’immaginazione di Baby Doll?

Un film godibile e piacevole, ma niente di più.

5 maggio 2011 - Posted by | Film, Sucker Punch

4 commenti »

  1. Francamente io mi aspettavo ancora di meno da questo film… direi vale la pena darci un’occhiata. In quanto ad Inception, oggi come oggi solo Nolan può competere con Nolan… mi ricorda lo Spielberg degli inizi: non sbaglia un colpo.

    Commento di Rorschach | 5 maggio 2011

  2. La mia opinione su questo guazzabuglio è stata mooolto meno generosa…

    Commento di bruno | 6 maggio 2011

  3. Se questo è il cinema contemporaneo.. siamo messi mooolto male !

    Commento di cinefobie | 6 maggio 2011

  4. Non l’ho visto. Ma penso che, come nei suoi precedenti lavori, Snyder pensi più ad un affresco visivo che ad una storia 🙂
    Poi quando capita che la trama ce la metta qualcun altro (grazie, Alan Moore) il risultato è straordinario.

    Commento di Ema | 9 maggio 2011


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