La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – Dentro Jenna


Comincio la lettura di un libro che da diverso tempo puntavo.
Dentro Jenna.
The adoration of Jenna Fox, in originale.

L’inizio è  abbastanza interessante.
In prima persona, con una sorta di flusso di pensieri di questa Jenna, che cerca di capire chi lei sia. Di tornare a essere una persona normale, mentre adesso deve sforzarsi per ogni singolo gesto considerato comune. Come un sorriso, che lei fa solo perché consapevole che si tratta di ciò che si aspettano da lei in quella circostanza.

California

Una volta ero qualcuno.
Qualcuno di nome Jenna Fox.
E’ ciò che mi hanno detto. Ma io sono più di un nome. Più di quello che mi dicono. Più di tutti quei dati e numeri con cui mi riempiono la testa. Più dei filmati che mi fanno vedere.
Sono
più di questo. Ma non so cosa.
“Jenna, vieni a sederti qui. Questa non te la devi perdere.” La donna che dovrei chiamare “mamma” dà dei colpetti sul cuscino accanto a lei. “Vieni” ripete.
Obbedisco.
“E’ un momento storico” dice. Posa un braccio sulle mie spalle e mi stringe. Sollevo un angolo della bocca. Poi l’altro: un sorriso. Perché so che è quello che dovrei fare. Quello che lei si aspetta da me.
“E’ la prima volta” spiega. “Non abbiamo mai avuto un presidente donna di origini nigeriane.”
“La prima volta” dico. Guardo lo schermo. Osservo il viso di mia madre. Ho appena imparato a sorridere. Non so ancora assumere altre espressioni.
Ma dovrei .
“Mamma, vieni a sederti insieme a noi” grida rivolta verso la cucina. “Sta per iniziare.”
So che non verrà. Non le piaccio. Non so come faccio a esserne sicura.
Il suo viso mi sembra inespressivo come tutti gli altri. Ma non si tratta del viso. E’ qualcos’altro.
“Sto lavando i piatti. Lo guardo dal monitor della cucina” risponde.
Mi alzo in piedi. “Se vuoi me ne vado, Lily” le propongo.
Lei arriva e si ferma sotto l’arco della porta. Lancia uno sguardo a mia madre. Si scambiano un’espressione che cerco di decifrare. Poi mia madre si porta le mani al viso. “E’ la tua nonnina, Jenna. L’hai sempre chiamata così.”
“Non è un problema. Può chiamarmi Lily” dice sedendosi accanto a mia madre. 

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2 maggio 2011 - Posted by | Incipit, Pearson Mary E.

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