La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – La città dei clown


Nell’incipit di questo libro di Will Elliott, che al momento mi piace molto anche se sono all’inizio ma che ha la carta tagliata maluccio e non è la prima volta che mi accade con questa collana, troviamo il protagonista, Jamie.
E il suo primo incontro con i misteriosi clown che gli cambieranno di lì a poco la vita…

Jamie inchiodò e la prima cosa che gli passò per la mente, nello stridio delle gomme, fu: Che cazzo è? Per poco non l’ammazzavo, invece di Chi cazzo è? Per poco non l’ammazzavo. L’apparizione era ancora lì, immobile nel bagliore dei fari, con indosso una sgargiante camicia a sbuffo sulla quale era stampata una violenta fantasia floreale. Aveva gigantesche scarpe rosse, pantaloni a righe e la faccia ricoperta da pittura bianca.
Quel che immediatamente turbò Jamie fu lo sconcerto negli occhi del clown, sembrava che il mondo fosse una cosa nuova per lui e la macchina di Jamie la prima che avesse mai visto. Era come se fosse appena sucito da un enorme uovo e avesse fatto qualche passo per poi fermarsi subito nel mezzo della strada, immobile quanto il manichino di una boutique, la camicia a fiori infilata nel pantaloni a trattenere a stento la pancia cadente, le braccia tenute rigide lungo i fianchi, le mani strette in pugni chiusi infilati in guanti bianchi. Aveva enormi chiazze di sudore sotto entrambe le ascelle. Il clown guardò Jamie ancora un po’ attraverso il parabrezzo, con quegli assurdi occhi fuori dalle orbite, dopodiché perse interesse e voltò le spalle al veicolo che l’aveva quasi ucciso.
L’orologio del cruscotto scandì il decimo secondo da quando la macchina si era fermata. C’era puzza di gomma bruciata. Le avventure da automobilista di Jamie erano già costate al mondo due gatti e un fagiano, e per pochissimo questo stupido esemplare d’un essere umano non s’era aggiunto alla lista. Nella mente, rapidissimi, flash di tutti i casini che sarebbero potuti succedere se il suo piede avesse esitato anche solo un istante sul freno: denunce, capi d’imputazione, notti insonni e sensi di colpa per il resto della sua vita. Poi, improvvisa, gli prese la rabbia dell’automobilista, quella furia quasi omicida. Tirò giù il finestrino e gridò: “Ehi! Togliti dalla strada, cazzoooo!”
Il clown non si mosse, fatta eccezione per un movimento della bocca, che si aprì e si chiuse un paio di volte, senza però emettere alcun suono. Jamie sentì montare la rabbia; cosa pensava, questo tizio, che facesse ridere? Digrignò i denti e batté il pugno sul clascon. La sua piccola, vecchia Nissan sibilò con tutta la sua potenza, un suono lacerante, nella quiete delle due del mattino.
Il clown parve finalmente accennare una reazione. Ancora una volta aprì e chiuse la boca come un pesce, e si coprì le orecchie con le mani infilate nei guanti bianchi, voltandosi nuovamente verso Jamie. Lo sguardo del pagliaccio lo colpì come una mano gelida, facendogli correre un brivido lungo la schiena.
Non suonare quel clacson un’altra volta, capo, dicevano i suoi occhi malvagi. Un tipo come me ha dei problemi, non credi? E preferiresti che li tenessi per me, i miei problemi, o no?

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29 aprile 2011 - Posted by | Elliott Will

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