La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il bramino dell’Assam


Autore: Emilio Salgari
Editore: Newton Compton Editori
Prezzo: € 19,90
Pagine: 2208
Pagine di questo libro: 127

Questo libro in realtà apre il trittico finale di Sandokan.
Anzi, a dirla tutta è una trilogia del tipo peggiore: un libro smembrato in tre libri. Brevi.
E Sandokan in questa prima parte della trilogia non compare se non un paio di volte sotto forma di invocazione da parte degli amici.

Avevamo lasciato i nostri al potere nei rispettivi regni, e con in più anche l’isolotto di Mompracem aggiunto ai domini di Sandokan.
Ora l’azione ci riporta di colpo nell’Assam, dove Yanez e compagni non se la passano affatto bene.
Qualcuno infatti sta prendendo di mira la famiglia reale, e già diversi primi ministri sono caduti vittima di un misterioso avvelenatore.
La diffidenza e il timore serpeggiano nel palazzo, Yanez e Surama si stringono attorno al piccolo Soarez, circondati dai fedeli Kammamuri e Tremal-Naik e da due nuovi personaggi: Timul -il cercatore di tracce- e il cacciatore di topi, un personaggio abituato alle enormi e infide cloache della capitale.
Proprio nelle cloache vengono trascinati i nostri, alla ricerca del presunto bramino che avrebbe avvelenato l’ultimo ministro morto a palazzo. Un sotterraneo terrificante, con acque letali e impetuose, il buio più assoluto, canali che sembrano fiumi. Solo la presenza provvidenziale del cacciatore di topi consentirà al gruppo di recuperare l’ambita preda… una preda che si rivelerà però ben difficile da domare, essendo dotato di un enorme potere ipnotico in grado di far tremare persino i forti e saldi uomini del gruppo.
Chi invece soccomberà immediatamente al suo sguardo sarà la giovane Surama, immediatamente resa sua schiava e che per tutto il libro agirà come in trance, manovrata dai suoi comandi mentali.
Il nuovo metodo di tortura ideato da Kammamuri per costringerlo a confessare e a liberare la rhani non ha un grande esito, probabilmente i metodi usati in passato con i thugs avrebbero sortito maggiori effetti ma Salgari pare voler stupire il lettore con torture sempre nuove.
Solo alla fine del libricino scopriamo il già noto nome del mandante degli assassini, scopriamo che questi sta fomentando una rivolta in tutto l’Assam, e assistiamo finalmente a Kammamuri che parte per andare a richiedere l’aiuto di Sandokan: con i suoi malesi e i montanari di Surama, Yanez conta di riuscire a tenere testa ai rivoltosi.
Ma per farlo arrivare servirà quasi un mese, le distanze sono purtroppo enormi.
E al momento i nostri sono appoggiati da qualche montanaro e dai mercenari, con elefanti e molossi come truppe ausiliarie. Mentre il nemico è ancora ignoto, si sa solo che utilizza paria e magari thugs…
In un tentativo di scoprire qualcosa di più, Yanez parte con le truppe rimaste verso la pagoda di Kalikò, dove di notte dovrebbero rifugiarsi i suoi nemici.
Si profilano agguati e tradimenti, temo.

Non male come libro, non fosse per le dimensioni esigue e per il fatto che, dopo aver notato gli occhi ipnotici del bramino, nessuno ha pensato a bendarlo. Nemmeno per un istante. Né a imprigionare la rhani ormai soggiogata dalla sua mente.
Follia!
E poi possibile che non ci sia un esercito degno di questo nome in Assam? Richiamare subito i montanari per dare la caccia ai paria? Togliere di mezzo i mercenari appena saliti al trono, memori del loro essere pronti a vendersi alla ricchezza più grande in ogni momento? Chi tradisce una volta può tradire di nuovo…
Troppa stupidità, purtroppo.

Voto: 6/10

L’autore

Nato a Salzano nel 1862, il suo sogno era di diventare Capitano di Marina e navigare in località esotiche e lontane.
Invece non sfondò mai in ambito marinaresco, e la sua esperienza nautica si limitò a tre mesi di servizio a bordo della nave Italia Una, nell’Adriatico.
Ugualmente, si fregiò del titolo di Capitano e si spacciò per un provetto navigante quando cominciò a scrivere i suoi libri, le informazioni per i quali reperì invece esclusivamente in biblioteca.

A vent’anni scrisse il primo racconto, pubblicato su un settimanale milanese in quattro puntate, I selvaggi della Paupasia.
L’anno dopo cominciò a pubblicare a puntate sul giornale veronese La nuova Arena il suo primo romanzo, La tigre della Malesia.
Venne addirittura insignito da Umberto I del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia, nel 1897, con più di trenta opere all’attivo.

Nel 1911 la moglie Ida Peruzzi, attrice di teatro sposata 19 anni prima, viene rinchiusa in manicomio dopo otto anni di costose cure mediche. Nello stesso anno, lo scrittore si suicida, lasciando una lettera di accuse contro gli editori colpevoli di essersi arricchiti a sue spese tenendolo in condizioni di miseria.

A tutt’oggi non si sa di preciso quante opere abbia firmato l’autore veronese, tra opere scritte sotto pseudonimi fantasiosi per aggirare i contratti di esclusiva e opere postume pubblicate a suo nome per sfruttarne la popolarità, dovremmo comunque essere sopra le cento, intorno alle duecento contando anche i racconti.

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11 aprile 2011 - Posted by | Salgari Emilio

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