La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – Il bramino dell’Assam


In attesa di tempi migliori per la lettura (con il poco tempo che ho a disposizione ora, a toccare Jordan non ci penso nemmeno, e anche Manni, Elliott e Snyder sono belli corposi) torno al buon Salgari, e ai tre brevi libri che rimangano per ultimare il ciclo di Sandokan.

Ricordiamo che ora i nostri sono all’apice della potenza: Yanez è rajah dell’Assam, assieme alla moglie Surama e agli amici Tremal-Naik e Kammamuri; Sandokan ha riconquistato il proprio trono e pure l’isola di Mompracem.
Non più pirati, ma vecchi avventurieri ricchissimi e con nazioni al proprio seguito.

Abbiamo un lungo scambio di battute tra Yanez e Kammamuri, impegnati in una partita di caccia al bisonte, tanto per vincere la noia della corte Assamese.

-Signor Yanez, se non m’inganno, vengono: avremo una carica formidabile, spaventosa.
-Ah, briccone! Quando sarà che ti deciderai a chiamarmi Altezza? Quando ti avrò fatto tagliare la punta della lingua dal carnefice del mio impero?
-Voi non lo farete mai.
-Ne sono più che convinto, mio bravo Kammamuri: per te io sono sempre il signor Yanez o la Tigre Bianca, come Sandokan per te è sempre la Tigre della Malesia.
-Due grandi uomini, signore!
-Che il diavolo ti porti! Qualche cosa, è vero, abbiamo fatto in Malesia ed in India, tanto per non lasciar arrugginire le nostre splendide carabine inglesi.
-No, Altezza…
-Olà, Kammamuri, ti proibisco di darmi questo titolo quando non siamo a corte; ed ora mi pare, se non sono diventato cieco, che ci troviamo ad una magnifica foresta, senza seccanti ministri, senza grandi marescialli di non si sa che cosa.
-E’ un ordine che avete istituito voi, signor Yanez.
-Sicuro; perché a questi indiani bisogna dare alti gradi e titoli rimbombanti. Marescialli dell’Assam! Per Giove! Hanno ragione di andare superbi, mentre sono più che convinto che nessuno di quei poltroni, che vuotano le casse dello Stato, oserebbe prender parte a questa caccia. Dicevi dunque, mio bravo Kammamuri?
-Che i bufali si avvicinano.
-Hai gli orecchi fini, tu!
-Sono indiano, signore, e sono nato cacciatore.
-E’ vero, mentre io sono un europeo, figlio del gaio Portogallo, che non ha…
-Alto là, signore: avete ucciso più tigri voi di me.
-Non me ne ricordo- rispose ridendo colui che si faceva chiamare signor Yanez. -Dunque vengono?
-Ne sono sicurissimo.
-Che siano molti?
-Sapete bene, signor Yanez, che quei bestioni cornuti, forti quasi quanto i rinoceronti, vanno sempre in grosse bande.
-E’ vero.
-l carro è pesantissimo, signor Yanez, ed io spero che non riusciranno né a sgangherarlo, né a sollevarlo.
-Io spero invece che vi si rompano le corna contro- rispose il signor Yanez. M’inquieta l’elefante che il
cornac non ha abbastanza allontanato, sicché può assistere anche lui alla grossa caccia. Tutti bricconi quest’indiani.
-Anch’io, Altezza?

-Per tutti i fulmini di Giove, smettila Kammamuri! Vuoi farmi andare in bestia proprio ora che ho bisogno di avere i nervi ed il sangue tranquilli?
-Ho finito, Altezza!
-Che un
thug ti strangoli, briccone! Tu vuoi farmi arrabbiare.
Ma no, signor Yanez.

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5 aprile 2011 - Posted by | Incipit, Salgari Emilio

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