La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Stelle di pietra


Autore: Gabriele Panigada, Riccardo Simonetti
Editore: Giovane Holden Edizioni
Prezzo: € 15,00
Pagine: 216

Trama

In provincia di Lucca c’è un monticello che cela un mistero all’apparenza insolubile: Monte Cotrozzi e le sue incisioni rupestri fatte di fori, canaletti e coppelle uniti in un reticolato indecifrabile. Nessuno sa dare ragione di un simile enigma e le ipotesi di appassionati e “addetti ai lavori” si arrendono prive di appigli scientifici e riscontri concreti. Gli autori raccolgono una serie di dati attingendo alle più varie discipline: dall’archeologia alla storia dell’arte, dalla linguistica all’antropologia per giungere infine all’astronomia. Solo unendo i contributi di ogni singola scienza inizia a delinearsi un percorso, un filo rosso, una via possibile per interpretare quei segni misteriosi e l’ipotesi di lettura che ne nasce si rivela straordinaria e semplice allo stesso tempo, quasi scontata, conferma dell’intima natura umana, delle nostre ataviche e inalienabili necessità. Un viaggio alle origini non solo di Lucca, ma di quel primordiale bisogno di eternità che ci ha reso uomini, animali coscienti di se stessi e del proprio tempo, e per questo desiderosi di andare oltre, di lasciare una traccia di sé fino a confondersi con ciò che di più duraturo “possediamo”, le stelle.

 

Recensione

Sono da sempre un appassionato non praticante della archeoastronomia, e di quella che l’ala conservatrice degli archeologi considera fantarcheologia.
Sono un fan di Graham Hancock, e a suo tempo mi rilessi più volte Impronte degli Dei, affascinato dalle ipotesi e dalle prove portate dall’autore a sostegno delle sue tesi sconvolgenti.

A parte lo stupore di ritrovare, seppure più in piccolo, qualcosa di simile a due passi da casa mia, e a parte l’orgoglio che a scrivere questo libro sia stato un mio caro amico d’infanzia, posso solo dire che non mi dilungherò molto su questo saggio, gettando in anticipo la spugna riguardo l’essere obiettivo. Come cavolo faccio a fingere obiettività?
Nah, meglio lasciar perdere in partenza.

Questo libro piacerà a chi ama la storia antica, ma davvero antica. La storia prima dei romani, al tempo degli etruschi e anzi addirittura andremo a scavare in quello che c’era dalle mie parti anche prima che ci fossero gli etruschi.
Chi abitava questi posti?
Chi aveva creato una sorta di stellario di pietra su un monticello da queste parti, e per quale ragione? E poi, potrà davvero essere uno stellario quella pietra con incisi fori e linee? E come mai questi fori e queste linee sono così ricorrenti?

Archeologia, astronomia, linguistica, storia antica, miti e religioni. Tutto confluisce in questa opera, con alle spalle uno studio davvero pazzesco da parte degli autori, che non si traduce in un libro pesante o noioso anche grazie allo stile scelto. Uno stile colloquiale e quasi scherzoso, che a tratti mi ha fatto pensare a un pubblico completamente a digiuno di tutto ciò di cui parla, e magari parecchio giovane per età.

L’unico difetto che posso appuntargli -oltre allo stile adottato, che almeno all’inizio ha impiegato parecchio tempo a convincermi- è l’eccessiva timidezza con la quale i due autori propongono la loro teoria, come fossero timorosi di sembrare troppo arditi nelle loro ipotesi o temessero le accuse degli archeologi. Un continuo mettere le mani avanti che spesso mi ha fatto pensare “ma via, dite chiaramente che pensate questo e quest altro! Show man no fear…”  Un difetto, se così vogliamo chiamarlo, davvero di poco conto.

 

Voto: 7/10

 

L’autore

Gabriele Panigada è nato a Lucca nel 1984.
Appassionato fin da piccolo di archeologia, ora fa l’editor e studia la lingua italiana, tiene una rubrica di archeologia e misteri sul free-press I soliti ignoti magazine. Ha pubblicato due romanzi e una raccolta di poesie.
E’ presidente del Comitato per la difesa della Costituzione di Crespina e Guardia ambientale volontaria della Provincia di Lucca. Nel tempo libero si dedica alle discipline archeologiche e in particolare all’archeologia linguistica.

Riccardo Simonetti è nato a Firenze nel 1970.
Diploma di ragionere perito commerciale e programmatore, lavora in uno studio notarile a Lucca.
Da sempre appassionato di astronomia, delle scienze naturali e di mitologia, di recente si diletta di archeoastronomia, storia antica e delle religioni. Si interessa inoltre di tecnologia, di informatica e di fotografia analogica e digitale. E’ socio di un’associazione di astrofili che gestisce un osservatorio astronomico amatoriale.

 

4 aprile 2011 - Posted by | Panigada Gabriele, Simonetti Riccardo

5 commenti »

  1. Sono completamente d’accordo con quello che hai scritto, e condivido pienamente anche l’ultima parte della tua recensione: è verissimo!!

    Commento di Stefania | 5 aprile 2011

  2. E’ vero ma lo stile colloquiale può essere un modo per coinvolgere anche chi non è appassionato di questi argomenti e aiuta ad andare avanti nella lettura…facendo conoscere la storia locale a tutti…

    Commento di Chiara | 5 aprile 2011

  3. Innanzi tutto grazie per la tua recensione, carissimo Gabriele.

    Anch’io, come te, ammiro Graham Hancock, ma solo per l’approccio mentale che lui ha nei confronti della conoscenza della ‘nostra’ storia: è certamente più facile scrivere un libro su fatti che, più o meno, conosciamo di già perché ‘altri’ ci hanno già studiato sopra; proporre invece modi di lettura ‘diversi’, visioni ‘alternative’ di tutto ciò che è il ‘conosciuto’ è molto difficile e non sempre le ipotesi presentate vengono accettate dalla comunità scientifica.

    Dall’altra parte Graham Hancock è il ‘classico’ giornalista che cerca di scrivere su ‘cose’ più grandi di lui! La prova? Per fare un esempio semplice semplice le cazz… ehm cavolate riguardo la presunta mappa dell’Antartide del 1.500 (la famosa mappa di Piri Reis) e l’accettazione incondizionata delle ipotesi di Charles Hapgood: uno studioso, per quanto ‘dilettante’ in campo cartografico come lui stesso si definisce, interessato solo a dimostrare a tutti i costi, negando pure l’evidenza, che quella terra che compare in tanti mappamondi e carte del XVI secolo è l’Antartide, ma anzi deciso a dimostrare le sue teorie manipolando e distorcendo e spesso nascondendo informazioni.

    http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/PiriReis.htm

    http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/Hapgood.htm

    Tornando a ‘Stelle di Pietra’, l’eccessiva timidezza non è data dalla paura, bensì dal buon senso! Del resto come diciamo anche nel nostro ‘avviso ai naviganti’:

    ‘Abbiamo tentato di volare in alto, nell’illusione di guardare ancora più su. Ma lo sappiamo tutti, abbandonare gli appigli sicuri del già detto, del già verificato, può comportare scivoloni e sfaceli, denigrazioni o più subdole damnatio memoriae. Chi scrive sa bene dove si devono mettere i piedi per camminare sicuri, ma ha voluto andare oltre, senza per questo vestirsi da profeta o indovino. Non si raccontano verità qui, sia ben chiaro: si propongono altri modi di vedere le cose, alcune piccole cose, senza la pretesa di dichiarare chissà che roboanti scoperte’.

    Se un giorno il ‘nostro’ monticello vorrà donarci anche dei riscontri archeologici riguardo tutto ciò che diciamo, allora, e solo allora, potremo dire “Visto? Avevamo ragione noi!”.

    Commento di Riccardo S. | 5 aprile 2011

  4. Grazie dell’intervento, Riccardo!
    Certo, le differenze con il lavoro… “giornalistico” di Hancock sono enormi, la mole di lavoro che sta dietro al vostro libro (e l’assenza di lavori di questo tipo in questo contesto, per non parlare della mole di informazioni riguardo america del sud ed Egitto rispetto a Etruschi, protoliguri e compagnia bella…) deve essere stata immensa.

    Spero vivamente che più in qua, magari da Pisa, facciano degli scavi e degli studi sul nostro passato. E arrivino a dare ragione alle vostre ipotesi, o almeno a indirizzarsi lungo questo sentiero (dato che dubito troveranno mai prove certe in merito… ma penso che nuove scoperte compatibili non farebbero altro che rafforzare la vostra ipotesi).
    Sarebbe una gran bella vittoria… faccio il tifo per voi 😉

    Commento di tanabrus | 5 aprile 2011

  5. La grande mole di lavoro che sta dietro al nostro libro è soprattutto merito di Gabriele (diamo soddisfazione un po’ anche al tuo omonimo! :-)). E’ lui che ha svolto il lungo (e noioso) lavoro di comparazione dei petroglifi del Cotrozzi con le analoghe incisioni diffuse in tutta Italia; è lui che è andato a scovare tutta la toponomastica (ma soprattutto il significato che poteva esserci dietro) del monticello e dei luoghi limitrofi; è lui che ha svolto tutte le indagini archeologiche del sito rovistando tra le varie pubblicazioni, recenti e non.

    L’astronomia presente nel libro, in confronto, è poca cosa rispetto all’altro lavoro di ricerca. Certo, ci è servita per ‘decifrare’ e a dare un senso, un significato, a quelle incisioni rupestri che, prima dei nostri studi, erano soltanto un mucchio di ‘sassi’ con fori e coppelle uniti da canalette del tutto misteriose e che qualcuno faceva risalire all’età altomedievale o tutt’al più tardoantica.

    Tutto questo, chiaramente, sempre che la nostra lettura sia quella giusta…

    Commento di Riccardo S. | 6 aprile 2011


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: