La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Storia naturale del nerd


Autore: Benjamin Nugent
Editore: ISBN
Prezzo: € 19,90
Pagine: 231

 

Trama

Chi sono i nerd? Da dove arrivano, come vivono e, soprattutto, cosa fanno? Storia naturale del nerdricostruisce in modo rigoroso e divertente la vera storia di una comunità sempre più potente, che nel giro di alcuni decenni è arrivata a dominare, in un modo o nell’altro, la nostra cultura popolare. Non c’è da stupirsi, allora, se Bill Gates, Steve Jobs, Steven Spielberg e Mark Zuckerberg, da sfigatissimi secchioni quali erano, siano oggi diventati guru e modelli per un’intera generazione. Insieme alle loro storie, Nugent racconta anche le manie di un intero popolo, senza nazione né bandiera, ma con una serie di passioni comuni: videogame, supereroi, anime, gadget tecnologici, spade finte, fumetti, cyborg, alieni, giochi di ruolo e via dicendo. Partendo da Frankenstein e Orgoglio e Pregiudizio, passando per Dungeons & Dragons, fino ad arrivare a Halo, Benjamin Nugent descrive, come nessun altro prima di lui, uno dei fenomeni culturali più importanti e diffusi del nostro tempo.

 

Recensione

Una grossissima delusione.
Dalla descrizione che ne era stata data, pensavo di trovare magari accenni alla vita di icone come magari Jobs, Gates, Zuckenberg, Spielberg, Gygax… invece siamo di fronte a tutt altro.
Ci sono diverse reminiscenze personali di Nugent, che racconta di quanto fosse complessato e problematico da piccolo, di come tutto ciò fosse sfociato nel nerdismo, e di come poi avesse deciso invece di diventare cool e avesse mandato a quel paese gli amici nerd.

Ma andiamo per ordine, o rischio di scordarmi diverse cose.

La prima parte, dopo un tentativo abbastanza ridicolo di etichettare i nerd -cavolo, un saggio sui nerd che cade sul tentativo di limitarli a un archetipo… suvvia…-, mostra un’interessante digressione storica che ci porta ad analizzare certi comportamenti di Mary Bennet, Victor Frankenstein e altri personaggi protonerd della letteratura.
Ci accompagna durante la nascita dell’educazione fisica e del culto della fisicità, contrapposto al culto della ragione dei classici secchioni e dei mingherlini, quasi chiunque non fosse fisicamente prestante fosse nerd, ma lasciamo perdere queste sottigliezze.
Infine, c’è la storia della nascita del termine nerd, e dell’immagine classicamente accompagnata a questa parola. E’ storia, quindi poco da dire in proposito.

Ci sarebbe più da dire sul mare di stereotipi presentati tra la prefazione e la parte dedicata all’educazione fisica.
Vero, io stesso da piccolo non ero certo la prima scelta quando si facevano le squadre, ma a seconda dello sport me la cavavo bene. Ho fatto atletica per anni, basket per divertimento anche quello per anni. Non sono certo stato un campione, ma quelli sono pochi e non penso che il mondo si divida tra nerd e jock, altrimenti avremmo una parte di popolazione globale praticamente ariana, contrapposta a una sfilza di scienziati ingobbiti, chini su ampolle polverose.

La seconda cerca di mostrare più da vicino i nerd.
E lo fa con esempi quantomeno opinabili.

Si ritorna all’esperienza personale dell’autore. Dopo la sua traumatica infanzia, ecco l’amico di colore con una sotira enormemente problematica alle spalle, che si rifugiava nel mondo fantastico dei nerd e che poi crescendo è diventato religioso.
Ecco le debating society americane, mostrate come tentativo di far passare normali dei nerd disadattati -uno dei ragazzi presentati sembrava una sorta di L ribelle.
C’è una parte interessante anche qui, e riguarda quello che si potrebbe definire nerd chic o nerd cool. Cioè la moda del nerd, lo sdoganamento del termine nerd, il suo diventare quasi un motivo di orgoglio. Lo stile nerd, copiato e imitato con nonchalance per darsi una finta aria da finto nerd. Plausibile, realistico.

Ma poi si precipita nel capitolo che mi ha fatto venire voglia di chiudere il libro.
L’essere nerd è praticamente affiancato all’autismo. Fuga dalla realtà, rifiuto di crescere, necessità di scappare da un mondo brutto e grigio al quale si preferisce un roseo mondo inventato da noi stessi.
Fantasia uguale malattia e infantilismo e disturbo mentale, in pratica.
Realtà uguale sudore, fatica, giusta visione delle cose.

Mi sono cascate le braccia.
Questo Nugent magari sarà rimasto ancorato al suo gruppo di bambini traumatici e traumatizzati, in un quartiere problematico. Individui solitari e spaventati.
Conosco nerd di tutti i tipi.
Nerd solari e amici di tutti, nerd bravissimi nelle materie scientifiche e nerd letterari che con un computer non hanno niente a che spartire. Nerd fanatici di fumetti o di manga, nerd fanatici di libri, nerd fanatici di action figure e di Giappone, nerd fanatici di informatica, nerd fanatici di cinema.
E tutti hanno anche altri interessi, una vita oltre il nerdismo.
E no, non sono finti nerd.

Cioè, io sono asociale e isolazionista, ma questo è perché io sono io, e bramerei una vita da stilita o da possidente terriero su un’isola deserta a prova di tsunami. Ma dotato di connessione internet e di una biblioteca ben fornita.
Ma ho amici nerd che invece sono capacissimi di avere una vita sociale, sono pieni di amici, praticano sport.

Già il ridurre il nerd a “sgobbone socialmente inetto, mingherlino, evitato da tutti, sfigato, bravo nelle materie scientifiche e schiavo della ragione” era ridicolo, il paragone con l’autismo è una stronzata mostruosa.
Ma del resto dice anche che lo spettro umano si può dividere tra “giapponese” e “africano”, dove il giapponese è visto come la macchina priva di sentimenti che ragiona per procedure e direttive mentre l’africano è passionalità, spirito selvatico, ritmo, impulsività. E che il nerd è vicinissimo al giapponese, razionale e privo di selvaticità, di capacità di esprimere sentimenti.
Inutile dire che questo non ha niente a che fare con le persone che conosco. C’è chi è così, certo, ma non è necessariamente un nerd.

Nella terza parte, finalmente Benjamin racconta la sua storia.
Non è la storia di un nerd, o almeno, non solo.
E’ anche la storia di un ragazzo con molti problemi. Moltissimi. Un ragazzino che ha fatto giochi d’immaginazione con gli amici squattrinati (allora anche i miei nonni erano nerd, visto che giocavano senza avere granché sottomano?), ha giocato da bambino a D&D, ha giocato con l’Atari. E questo basterebbe a definirlo nerd?
Questo lo rende un possibile nerd, ci dovrebbero essere altre cose. Non ho scorto impulsi, passioni irresistibili per qualcosa. Fosse anche i videogiochi che tanto disprezza, per i quali si organizzano tornei che reputa inutili e ridicoli.

Mi dispiace per lui, ma gli fornisco un’informazione che probabilmente lo sorprenderà.
Il mondo non è popolato da persone disturbate e costrette ad andare fin da piccole da psicologi, non tutti hanno infanzie problematiche o critiche.
E non tutti quelli in queste condizioni diventano nerd.

Essere nerd è qualcosa che uno ha dentro -e no, non è autismo-.
E’ la capacità di emozionarsi per cose non tangibili. La capacità di sognare quando il mondo cerca di distruggere i sogni o di ridurli a meri obbiettivi concreti.
La capacità di immaginare mondi diversi, situazioni differenti, altre realtà.
La capacità di andare contro il modo comune di vedere e di comportarsi, di leggere quando non vogliono che tu legga, di pensare quando ti vogliono un automa.
Fumetti, libri, manga, film, anime, fantasy, fantascienza, musica, pittura…
Certo, ci sono anche i momenti di fervide discussioni su inezie relative a un’opera di fantasia, ma è anche questo il bello. Che mondo sarebbe senza qualche flame?

Nugent nel libro dimostra di aver perso la bussola, e di non capirci più niente di questo argomento.
O quantomeno di aver fallito miseramente, nel suo tentativo di mostrarsi super partes, eccedendo troppo nello schierarsi dalla parte dei bigotti e dei conformisti.

Francamente, venti euro buttati via.

Voto: 4/10

L’autore

Benjamin Nugent è cresciuto ad Amherst, nel Massachusets.
Ha suonato in un gruppo indie rock, poi ha cominciato la carriera di reporter per il Time, scrivendo principalmente di musica.

29 marzo 2011 - Posted by | Nugent Benjamin

6 commenti »

  1. Ho visto il libro in libreria. Ho letto il primo capitolo e, poco colpita/convinta, l’ho rimesso giù.
    A questo punto, dire che è stata una fortuna…

    Le parole che tu hai usato per descrivere il nerd, però, sono fantastiche 🙂

    Commento di Camilla P. | 29 marzo 2011

  2. Eh già, anche perché quella cifra non la vale assolutamente è_é

    Commento di tanabrus | 29 marzo 2011

  3. Casi estremi esistono in qualsiasi campo, ma una persona può essere nerd (ma vale anche per qualsiasi altra etichetta) e anche altre cose, non solo quello.
    Sinceramente le etichette, di qualsiasi tipo, mi risultano limitate, preferendo conoscere e scoprire le sfumature di ogni individuo.

    Commento di M.T. | 30 marzo 2011

  4. Appunto, pensavo\speravo che parlasse della passione che penso accomuni tutti i “nerd” (canalizzata magari verso obbiettivi diversi, ma sempre passione è). E che magari mostrasse come i grandi che adesso guadagnano miliardi e decidono le sorti dell’informatica -e in parte quindi della nostra vita- hanno cominciato come ragazzini con una passione incrollabile e la fiducia necessaria ad andare avanti per quella strada… un po’ come dicevi nel tuo post su Landover, volendo, no? 😉

    Commento di tanabrus | 30 marzo 2011

  5. Vero 🙂 (ma sai che non l’avevo vista sotto questo punto di vista 😛 ? )

    Commento di M.T. | 30 marzo 2011

  6. Piuttosto mi meraviglio della potenza degli USA, dove a scuola ci si può permettere di osannare dei bestioni che giocano a football e di far loro massacrare fisicamente e moralmente gli studenti che cercano di combinare qualcosa di utile. O potente America!!

    Commento di bruno | 30 marzo 2011


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