La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – Sanctuary: Foresta perduta


Il racconto di Fabiana Redivo è un altro racconto abbastanza classico.
Investigatori, insomma.
Investigatori in Sanctuary, un quartiere dove la gente scompare, un investigatore che la ritrova. Un segreto, sogni proibiti, creature fantastiche… interessante, ma parecchio caotico.

Questo racconto di Egle Rizzo mostra un dottore, uno psichiatra.
I suoi pazienti hanno agorafobia (e vivono in Cubicoli), vedono gufi giganti… qualcosa di reale ci deve essere, vista la raccolta di racconti. Non è un incipit potente, vediamo come proseguirà il racconto.

La luce bianca dei pannelli di litio si diffondeva nella stanza, fredda e irreale. Fuori, oltre le finestre chiuse, c’era il parco circondato dai palazzi con le loro spirali di cristallo, di quarzo, i mosaici di maiolica e plexiglas, le decorazioni in metallo che formavano una foresta del tutto diversa.
William Allister quasi litigava con la sua segretaria per quell’ostinazione a tenere le imposte serrate, ma non poteva permettersi che una simile vista lo distraesse, soprattutto adesso che era preso dai fascicoli dei pazienti che comparivano uno dopo l’altro sullo schermo luminoso.
“Agorafobia” recitò tra sé, “una famiglia intera, inscatolata nei Cubicoli. E dopo, che altro, un caso di nevrosi dovutoad un abuso di compresse togli sonno…”
Infine la cartella di Mrs Moran: la donna aveva trovato orme di gufi giganti che infangavano la terrazza proprio quando il marito aveva smesso di vedere quegli esseri, grazie ai farmaci prescritti. Diagnosi tramite consulto telefonico: l’ossessione dell’uomo agiva ancora nell’inconscio, e seminava prove sull’esistenza di creature che non ammetteva razionalmente. Avevano convenuto di non dir nulla ad Alfred Moran, ma di anticipare la visita di controllo con la scusa delle ferie dello psichiatra. A volte qualche menzogna era necessaria, a volte perfino auspicabile.
Il Dottor Allister piegò le labbra in un sorriso, come se si trattasse di un gioco segreto, il suo. Tornò ad azionare in un gesto pigro l’interfono.
“Qual è la prossima paziente?” domandò.
“La signorina Monterosso, dottore.”
“Manca un quarto d’ora alla visita, ma di sicuro è là che aspetta leggendo: falla accomodare pure.”

 

12 marzo 2011 - Posted by | Incipit, Rizzo Egle

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