La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo


L’inizio del libro mostra già quella che sarà la struttura narrativa, con le due voci narranti -Clare e Henry, i protagonisti- ad alternare i propri punti di vista sulla vicenda.
E la vicenda è la loro storia, la storia di due persone altrimenti normali, un bibliotecario e una studentessa d’arte.
Peccato che il bibliotecario sia affetto da una strana malattia, e a volte scompaia dal presente ritrovandosi catapultato in un altro tempo -passato o futuro, è indifferente- per non si sa quanto. E lì dovrà sopravvivere, trovare dei vestiti, del cibo. Conoscerà persone, persone non ancora nate magari, o persone appartenenti al suo passato.
La condizione di quest uomo è intrigante, così come la relazione che si instaura tra i due protagonisti già nel primo capitolo: si incontrano per caso, e Clare lo riconosce subito dato che ha ricevuto le sue visite temporali fin da quando era una bambina. Lui invece non la conosce affatto, a incontrarla era sempre stato un suo io più anziano, proveniente da una decina di anni nel futuro. Ma tra i due nel futuro di lui e nel passato di lei si era creato un forte legame, oltre al fatto che il cronoviaggiatore le aveva chiaramente detto che in ogni tempo in cui era stato, loro due erano sempre stati sposati.
Il destino e la predeterminazione si scontrano con i paradossi temporali, che immagino saranno enormi e cervellotici.
Erano destinati a sposarsi e quindi i suoi viaggi sono ininfluenti?
O quando viaggia e trova la piccola Clare, proprio in quel momento riscrive il proprio passato e il suo futuro? Si sposano solo perché lui viaggia nel tempo, e avendo viaggiato nel tempo si sono sposati, così che lui le possa dire che si sposeranno anche se senza aver fatto quel viaggio e averle detto quelle parole magari non sarebbe mai accaduto?
Un loop assurdo, a ben pensarci, che è la cosa che adoro dei paradossi temporali.
Mi godrò appieno questo libro, già lo so…

Clare: E’ dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere dov’è e se sta bene. E’ dura essere quella che rimane.
Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce.
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia rimasta sepolta tutto l’inverno sotto la neve. Finché non ci si pensa sembra semplice. Perché l’assenza intensifica l’amore?
Tanto tempo fa, quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano sulla spiaggia, scrutavano l’orizzonte in cerca della piccola imbarcazione. Adesso io aspetto Henry. Lui scompare senza preavviso e involontariamente. Io lo aspetto. Ogni minuto di attesa dura un anno, un’eternità. Ogni minuto scorre lento, trasparente come vetro. Attraverso ogni minuto vedo un’infinità di minuti in fila, in attesa. Perché se ne va dove io non posso seguirlo?

Henry: Come ci si sente? Come ci si sente?
A volte è come se ti fossi distratto per un attimo. Con un sobbalzo ti accorgi che il libro che stavi leggendo, la camicia di cotone a quadretti rossi con i bottoni bianchi, i tuoi jeans preferiti, neri, e le calze marroni che hanno quasi un buco in un tallone, il soggiorno, il bollitore che sta per fischiare in cucina: è tutto sparito. Sei in piedi, nudo come un verme, immerso fino alle caviglie nell’acqua ghiacciata di un canale di scolo lungo una strada rurale che non conosci. Aspetti un momento per vedere se per caso non torni al libro, al tuo appartamento, eccetera. Dopo circa cinque minuti passati a imprecare e rabbrividire, e a sperare con tutto te stesso di poter scomparire, ti avvii in una direzione qualsiasi che prima o poi ti porterà a una fattoria, dove avrai la possibilità di scegliere tra rubare o tentare una spiegazione. Rubare a volte ti porterà in prigione, ma spiegare è più noioso, è una perdita di tempo, e prevede comunque qualche menzogna, e comunque ogni tanto finisce con il tuo arresto, quindi non ne vale la pena.

2 marzo 2011 - Posted by | Incipit, Niffenegger Audrey

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