La torre di Tanabrus

Did you miss me?

La figlia del drago di ferro


Autore: Michael Swanwick
Editore: Mondadori
Prezzo: € 7,50
Pagine: 638
Pagine di questo libro: 352

 

La trama

I draghi di ferro rappresentano l’arma strategica che può garantire la supremazia all’uno o all’altro dei Signori, la casta intoccabile che si contende il pianeta con guerre interminabili. Jane, che vive nelle spaventose condizioni di una “fabbrica dei draghi”, sogna di mettere fine al sistema della schiavitù e fugge con la carcassa arrugginita del possente Melanchthon, un drago da combattimento destinato alla demolizione. Ma per ripararlo dai molti guasti riportati in battaglia e restituirgli la furia originaria, bisognerà imparare le arti di una scuola molto particolare… Per fortuna Jane è una changeling, una “ragazza scambiata”, e ha tutta la determinazione che serve per sopravvivere tra gli orrori della scuola, le violenze di un mondo impazzito e le tentazioni di Galiagante, il Signore che ha per lei straordinarie attenzioni.

 

Recensione

 

L’indubbio punto di forza di questo libro è l’ambientazione.
Sono stato dibattuto a lungo sul genere in cui inquadrare il libro… fantasy? urban fantasy? steam fantasy? new weird?
Tutti e nessuno, direi. Ma poi, a chi importano queste etichette?

La cosa importante è che l’ambientazione  è stupefacente.

Ci ritroviamo in un mondo abitato da ogni sorta di creatura fatata, tutte le creature magiche delle mitologie terrestri. Ma non è un mondo bucolico, un’Arcadia fantasy. Tutt’altro!
All’inizio del libro, veniamo catapultati in una grigia fabbrica di draghi in cui moltissimi bambini -di ogni razza fatata- vengono tenuti praticamente in schiavitù, vittime di contratti che li legano fino alla maturità alle fabbriche e al durissimo lavoro non retribuito.
Un posto grigio, fumoso, duro. Dickensiano.
I draghi sono creature meccaniche, create in quelle fabbriche. Ma vive, animate da una coscienza malvagia e malevola che anela distruzione e vendetta sui meschini mortali che li comandano con la magia.

La magia… la capacità di manipolare la materia e struttura stessa della realtà, conoscendo il vero nome di persone e cose. E questo vale con le creature viventi e con gli oggetti inanimati, così un semplice bullone diventa una chiave per comprendere il funzionamento di un intero drago, e il nome di una persona la leva per impadronirsi della sua vita.

E fuori dalla fabbrica, il mondo delle fate. Faerie.
Un mondo fantastico governato dagli elfi.
Dove gli elfi non sono le creature di Tolkien o dei suoi emuli, ma sono i bastardi impassibili e sanguinari delle vecchie leggende, le creature mostrate da Paul Anderson ne La spada spezzata.
Sono i padroni di questo mondo, imprenditori e guerrieri, Poteri in grado di fare praticamente tutto quello che vogliono, ma in realtà legati strettamente a una verità metafisica e filosoficoreligiosa  che li rende quasi pietosi. Più sono potenti, meno sono reali e portatori della loro stessa rovina.

Un mondo duro e cattivo, con ben poche occasioni di gioia o felicità.

Ed è qui che conosciamo Jane, una changeling. Una bambina scambiata dagli elfi, che dal nostro mondo è stata portata in Faerie, e dove per qualche strana vicissitudine è scampata al suo destino finendo in fabbrica. Dove il suo destino si unirà a quello del drago Melanchthon, ormai in disuso e pieno di odio verso il mondo.
E mentre Jane impara a vivere, il nichilismo del drago si farà sempre più strada in lei e il loro rancore si indirizzerà verso un obbiettivo sempre più chiaro…

L’ambientazione, come detto, è grandiosa.
Il personaggio di Jane non è affatto male, così come il suo rapporto con il drago.
Purtroppo la storia in sé manca di mordente, le scene si susseguono spesso senza troppa continuità e con salti temporali anche abbastanza disturbanti. In alcuni momenti sembra un classico urban-fantasy femminile, per quanto Jane è impegnata a fare sesso. In altri si va più sul metafisico, con la struttura di quel mondo e la figura della Dea; oppure si va sul sociale, con la ghettizzazione di certe razze, il modo in cui sono trattati i nani, la superiorità degli elfi; o più raramente ci si occupa della storia vera e propria. Più che altro all’inizio e alla fine, la parte centrale è solo per far crescere Jane.

Una crescita piena di… non dico incongruenze, quanto di passaggi che non appaiono chiari nella loro motivazione.
Perché va all’università? Come fa ad andarci, senza documenti di sorta e lontana dall’influenza (comunque ormai sparita) del drago? Perché Galiagante si interessa a lei, che fini ha? Che senso ha il suo ritrovarsi continuamente intorno diverse incarnazioni della stessa persona, tanto più che hanno tutti bene o male la stessa età e quindi non possono essere vere reincarnazioni? Chi è la bambina che incontra nel finale?

Ottima ambientazione, storia così così, struttura narrativa purtroppo con molte pecche.
Comunque, grazie sopratutto all’ambientazione e al nichilismo, non mi è dispiaciuto affatto.

Voto: 6/10

L’autore


Michael Swanwick è nato nel 1950, e dagli anni ’80 scrive fantascienza.
I suoi libri includono la fantascienza pura e la fantascienza assurda, come i due romanzi raccolti in questo volume, o come nel caso di viaggi nel tempo che involvono dinosauri, o la ricerca di un burocrate in un mondo magico sull’orla del cambiamento globale dovuto alla marea che arriva ogni cinquanta anni.

Bibliografia

Il tempo dei mutanti (1984)
L’intrigo Wetware (1987)
Domani il mondo cambierà (1991, Premio Nebula)
La figlia del drago di ferro (1993)
Jack Faust (1997)
Ossa della Terra  (2002)
I draghi di Babele (2008, Premio Alex)

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22 febbraio 2011 - Posted by | Swanwick Michael

1 commento »

  1. […] male, ma ha il difetto di affrontare un’ambientazione che mi richiama subito alla mente La figlia del drago di ferro e tra le due fabbriche, tra le due atmosfere oppressive e di semi-schiavismo per quanto mi riguarda […]

    Pingback di Sanctuary « La torre di Tanabrus | 17 marzo 2011


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