La torre di Tanabrus

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Le due tigri


Autore: Emilio Salgari
Editore: Newton Compton Editori
Prezzo: € 19,90
Pagine: 2208
Pagine di questo libro: 210

Quarto libro del primo ciclo di Sandokan, ampiamente preannunciato dal finale del libro precedente.
Salto in avanti di sei anni, e finalmente arriviamo allo scontro tra la Tigre della Malesia e la Tigre dell’India.

In questi sei anni, le Tigri di Mompracem hanno lottato ben poco. Sandokan stesso dice chiaramente che negli ultimi tempi hanno riposato fin troppo, anche se non ne conosciamo i motivi. Assenza di stimoli? Non si direbbe, dato che si confermano i soliti satanassi di sempre. Assenza di prede e nemici, quindi, o presenza di nemici troppo forti… non ci è dato saperlo.
Sappiamo però che Ada è morta di parto, dopo due anni di matrimonio -e sedicenne, quindi, che le bellissime eroine di Salgari di fine ottocento non arrivano mai ai venti anni- lasciando Tremal-Naik solo con la figlioletta, Darma.
Peccato che i thugs abbiano pensato “ci hanno tolto la Vergine della Pagoda, vendichiamoci prendendo la Figlia della Vergine della Pagoda”. E malgrado le precauzioni prese dall’indiano, rapiscono la piccola.

Senza uccidere Tremal-Naik o Kammamuri, e già questo nei formidabili assassini è sintomo di idiozia, va ammesso.

Ovviamente le tigri arrivano in suo soccorso, e fin dal loro approdo comincia un mortale gioco  tra pirati e assassini, con i primi decisi a non farsi scoprire e a far perdere le proprie tracce, e i secondi sempre intenti a scoprirli e a tendere agguati.

Ora, a proposito di questi agguati… quando sono sul battello dei thugs, e questi gli buttano in acqua le carabine mentre i tre in cabina dormono, la cosa assume dei toni assurdi. A quel punto non potevano uccidere Yanez e i due compagni nel sonno? Questa, e il fatto che Tremal-Naik fosse ancora vivo, sono le grandi incongruenze del libro.

Che però non ne presenta altre, e vede Sandokan inseguire con ferocia il nemico, spinto sia dal desiderio di salvare Darma che dal desiderio di misurarsi con l’avversario, contro cui perde quasi sempre in astuzia e inganni. Ma l’astuzia non è certo il suo forte, che invece è rappresentato dall’irruenza, dalla pura forza, dall’audacia. E infatti con queste doti lui e i suoi tigrotti attaccano e distruggono i thugs, fino all’epilogo in una città assediata e sconvolta dalla guerra, con lo scontro tra le due tigri. Scontro a dirla tutta abbastanza rapido e deludente, speravo in qualcosa di più.

Comunque un bel libro, avventuroso, pieno di azione. E pieno di piacevoli informazioni sulla religione e la mitologia indiana, elargite dalla bocca di Tremal-Naik.
Belle le ambientazioni, bello il lungo scontro tra le due fazioni, bella la descrizione dell’invasione inglese nel finale, con la reazione del buon tenente.
Yanez è sempre più la valvola di controllo dell’irruenza di Sandokan, e ormai è un personaggio tale da ridere in faccia alla morte, fumandosi l’ennesima sigaretta.

Avevo letto da piccolo questo libro, a distanza di moltissimi anni è stato interessante vedere cosa ne ricordavo: la storia tragica della famiglia di Surama mi era rimasta impressa nella mente (ovviamente anche lei ha sui quattordici anni, ci mancherebbe), poi mi ricordava della piccola Darma, della caccia sugli elefanti, del luogotenente malese di Sandokan. E un poco dell’inseguimento nei sotterranei.
Ben poco del resto, nulla dell’assedio finale.

Mi è piaciuto molto. Da notare come finora abbia apprezzato maggiormente i libri con protagonisti i thugs e gli indiani.

Voto: 7/10

 

L’autore

Nato a Salzano nel 1862, il suo sogno era di diventare Capitano di Marina e navigare in località esotiche e lontane.
Invece non sfondò mai in ambito marinaresco, e la sua esperienza nautica si limitò a tre mesi di servizio a bordo della nave Italia Una, nell’Adriatico.
Ugualmente, si fregiò del titolo di Capitano e si spacciò per un provetto navigante quando cominciò a scrivere i suoi libri, le informazioni per i quali reperì invece esclusivamente in biblioteca.

A vent’anni scrisse il primo racconto, pubblicato su un settimanale milanese in quattro puntate, I selvaggi della Paupasia.
L’anno dopo cominciò a pubblicare a puntate sul giornale veronese La nuova Arena il suo primo romanzo, La tigre della Malesia.
Venne addirittura insignito da Umberto I del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia, nel 1897, con più di trenta opere all’attivo.

Nel 1911 la moglie Ida Peruzzi, attrice di teatro sposata 19 anni prima, viene rinchiusa in manicomio dopo otto anni di costose cure mediche. Nello stesso anno, lo scrittore si suicida, lasciando una lettera di accuse contro gli editori colpevoli di essersi arricchiti a sue spese tenendolo in condizioni di miseria.

A tutt’oggi non si sa di preciso quante opere abbia firmato l’autore veronese, tra opere scritte sotto pseudonimi fantasiosi per aggirare i contratti di esclusiva e opere postume pubblicate a suo nome per sfruttarne la popolarità, dovremmo comunque essere sopra le cento, intorno alle duecento contando anche i racconti.

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21 febbraio 2011 - Posted by | Salgari Emilio

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