La torre di Tanabrus

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Incipit – I draghi di Babele


Finita la lettura del primo romanzo presente nel libro, parto subito all’attacco del secondo.
Di La figlia del drago di ferro parlerò nei prossimi giorni, comunque posso dire che non è una saga, questa. I due libri hanno in comune l’ambientazione fantastica, folle e urbanizzata che mi aveva colpito enormemente fin dall’incipit del primo libro.
Qui invece l’incipit sembra puntare più sul classico.
Un volo di draghi in formazione da combattimento, guidati da cavalieri mezzelfi, diretti contro il nemico. Avalon.
E ugualmente, in questa finta atmosfera classicamente fantasy, ecco sbucare elementi urbani e modern come il rombo di jet prodotto dal volo dei draghi. E elementi fantastici e basta, come la baba yaga -la vecchia strega della Russia-  che controlla i bambini del villaggio riportandoli forzatamente al riparo, mentre gli anziani in affanno operano incantesimi di occultamento.

 

 

I draghi giunsero all’alba, volando a bassa quota e in formazione, con un tale rombo di jet da scuotere il terreno come il grande battito del cuore del mondo. Gli anziani del villaggio corsero fuori, mezzo sbottonati, descrivendo cerchi col bastone e gridando parole di potere. -Svanisci- gridarono alla landa e -Dormi- ai cieli, anche se i mezzelfi piloti dei draghi, se avessero voluto, avrebbero penetrato agevolmente quei miseri incantesimi di occultamento. Ma i pensieri dei piloti erano rivolti all’Ovest, dove era basata la forza industriale di Avalon e dove correva voce di concentrassero i suoi esserciti.
La zia di Will cercò alla cieca d’afferrarlo, ma lui passò sotto il suo braccio e corse fuori nella strada di terra battuta. Le postazioni di cannone a sud ora parlavano, in grida rimbombanti che riempivano il cielo d’esplosioni di fumo rosa e di contraerea.
Metà dei bambini del villaggio erano nelle strade, saltellando d’allegria, e gli alati ronzavano in piccoli cerchi d’entusiasmo. Poi la
baba yaga uscì zoppicando dalla sua botte e, dimostrando una forza che Will non aveva mai sospettato in lei, spalancò le braccia e poi batté le vecchie mani canescenti, con un IboomI che spinse i bambini, tutti, di mala voglia, a tornare nelle capanne.
Tutti, tranne Will. Ogni notte ormai da tre settimane lui aveva eseguito l’atto che rendeva immuni dalla magia sui bambini. Mentre correva via dal villaggio, sentì l’incantesimo come una mano cortese sulla spalla. Diede un piccolo strattone e lo sentì svanire.

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21 febbraio 2011 - Posted by | Incipit, Swanwick Michael

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