La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Incipit – La faida dei Logontras


Secondo volume della saga di Geshwa Olers, di Fabrizio Valenza.
Il primo libro non mi avevo convinto, l’avevo giudicato lentino ma sopratutto il protagonista mi era sembrano impersonale, non mi aveva catturato per niente.
Ora però Geshwa dovrebbe maturare, e sopratutto spero di provare empatia per lui, l’assenza della quale era stata il principale motivo per cui non mi era piaciuto il primo libro.

Anche questo libro, così come il primo, comincia con uno sguardo ai maghi.
Nel primo volume quella divagazione iniziale si era rivelata, per quanto intrigante e fondamentale per la storia, ben diversa dal ritmo e dalle tematiche del libro. Vediamo se in questo secondo libro le tematiche saranno più vicine all’incipit…

Non appena il suo corpo si ricompose, il mago si sentì bruciare la carne e fu pervaso da una sensazione del tutto innaturale, come se i muscoli, prima strappati dalle ossa, venissero ora pressati e ricomposti in un insieme vitale.
Un sorriso ansioso si disegnò sul volto dell’uomo, che aveva provato quel complesso incantesimo per la terza o quarta volta nella sua vita.
Dov’era? Ebbe l’impressione che una vibrazione cupa e potente facesse tremare tutto, poi scomparve, lasciando il posto alla quiete.
Intorno era buio, e un odore acre di terra, unito a quello che sembrava il puzzo di orina stantia, lo circondava da ogni lato.
Non appena mosse un passo sentì dei granelli di sabbia sfrigolare sotto i piedi e un’eco acuta che si perse in fretta. Forse era giunto davvero dove gli era stato detto.
Fino all’ultimo vi aveva creduto a stento, ma il suo nuovo maestro aveva idee e modalità decise. Fidandosi delle sue indicazioni, pareva essere arrivato proprio nel luogo più incredibile di tutto Stedon. Chiunque pensava non esistesse più, e anche Ogoroh fece il suo bello sforzo per convincersene.
“Xorno!” esclamò con voce imperiosa, sicura dell’effetto sinistro che avrebbe suscitato.
L’antica magia ebbe un effetto immediato: un bagliore metallico di poca forza si sviluppò dall’alto, evidenziando i contorni e le modanature di un soffitto rosso e scrostato, attraversato da capriate antiche e nere, rette ai lati da ritorte colonne di ebano.
Una nicchia ogni due colonne conteneva la statua di un famoso mago illegale del passato. Antrògor, Barah-mal, Adjutelmo e molti altri.
Se qualcuno di loro fosse sopravvissuto alle epurazioni magiche dei tempi antichi e fosse capitato lì assieme a lui, probabilmente gli avrebbe detto: “Vedi, è questo l’Oxata Odevaruran, il Buio dell’Intelligenza! Il peggior Camminamento Illegale che sia mai esistito”. Avrebbe parlato con un orgoglio condiviso in quel momento da Ogoroh stesso.
Il Mago dell’Acido pensava di trovarsi in quel luogo con del merito, per il Regno di Makut! Quanto alla gratificazione per un simile risultato, prima di concedersela soddisfatto avrebbe atteso di udire la
proposta.
Ogoroh si rese conto di non essere solo, lì dentro. Lo sapeva fin dall’inizio, ma era rimasto decisamente affascinato dal luogo.
Vide assiso su un trono, scurito e deformato da millenni di storia sconosciuta, un uomo di cui consoceva il volto.

10 febbraio 2011 - Posted by | Valenza Fabrizio

3 commenti »

  1. Grazie Gabriele. Spero non ti deluderà 🙂
    Fabrizio

    Commento di Fabrizio Valenza | 12 febbraio 2011

  2. […] con passione e dedizione. Aveva già letto e commentato Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde. Ora inizia La faida dei Logontras. Vi invito a partecipare agli eventuali confronti che potrebbero nascerne. Insieme è più […]

    Pingback di Torre di Tanabrus « Pagine di Fabrizio Valenza | 12 febbraio 2011

  3. Per ora mi piace, sono all’incirca a metà libro. Migliore del primo a mio avviso, decisamente.

    Commento di tanabrus | 12 febbraio 2011


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