La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Ship of magic


Autore: Robin Hobb
Editore: Spectra (versione Kindle)
Prezzo: € 4.71
Pagine: 832

Trama

Bingtown è un centro di commerci esotici ed è la casa di una nobilità mercantile famosa per le sue liveship -rarissimi vascelli ricavati dal legnostregato, che si evolvono magicamente in coscienze senzienti. Il destino di una delle più vecchie famiglie di Bingtown risiede nella liveship Vivacia, svegliatasi da poco.

Per Althea Vestrit, la nave è la sua sacrosanta eredità ingiustamente negatale -un’eredità per reclamare la quale è pronta a rischiare ogni cosa. Per il giovane nipote di Althea, Wintrow, strappato ai suoi studi religiosi e costretto a lavorare a bordo della nave, Vivavia è una sentenza di ergastolo.

Ma il destino della famiglia Vestrit -e della nave- alla fine può giacere nelle mani di un estraneo. Il pirata Kennit cerca un modo per acquisire potere sopra tutti gli abitanti delle Isole dei Pirati… e il primo passo di questo suo piano richiede che lui catturi una liveship e la pieghi al suo volere…

Recensione

Questo primo libro della trilogia Liveship Traders è un libro basato sui personaggi, piuttosto che sulla trama.
Perché la trama del libro non  è una di quelle trame che ti tengono incatenato alla lettura, non ha epicità, ha pochi spunti di interesse.

Si tratta di un libro che racconta viaggi in mare, come è ovvio dal titolo.
E che segue due filoni narrativi (e mezzo).

Il primo filone è quello della famiglia Vestrit.
Di come, alla morte del capofamiglia Ephron, tutto cambi per il peggio: l’eredità che va totalmente alla figlia maggiore -e al suo marito straniero- quando tutti pensavano che la liveship sarebbe andata alla figlia minore, Althea, che da sempre aveva vissuto sulla nave con il padre. Perché le liveship sono creature magiche e particolari, richiedono una covata di tre generazioni per svegliarsi e diventare creature senzienti. Tre generazioni della stessa famiglia che la utilizzino e muoiano sul suo ponte, diventando alla morte parte della nave, cedendogli le loro memorie e le loro personalità. Sono navi che, una volta svegliate, hanno bisogno di qualche discendente della famiglia, in linea di sangue, per stabilire un legame e non smarrire sé stesse, per non impazzire.
Il legame era con Althea, ancora prima che la nave si svegliasse.

Ma  Kyle Haven, marito di Keffria Vestrit, quando diventa il capofamiglia si mostra la persona arrogante e sprezzante che è realmente. Accentra in sé tutto il potere, disprezza le tradizioni della famiglia e dei mercanti di Bingtown, la natura stessa della liveship. Caccia Althea dalla nave pensando a farla comportare da ragazza per bene e a maritarla, a vendere le terre Vestrit per pagare i debiti, a trasformare la Vivacia in una nave schiavista o a tornare a trafficare con merce magica sulla rotta del Rain wild, dove solo le liveship possono andare.
E in brevissimo tempo, la famiglia Vestrit si ritrova distrutta.

Keffria scopre con orrore chi è realmente il marito, pur senza avere mai la forza o l’animo di andargli contro; Ronica -moglie di Ephron- capisce che magari non avrebbe dovuto mettere becco nel testamento del marito; Althea fugge di casa decisa a tutto per riprendersi la sua nave; la piccola Malta si rivela un Haven fino al midollo; il povero Wintrow viene strappato crudelmente ai suoi studi religiosi nel monastero di Sa, obbligato dal padre a costruire un legame con la Vivacia e a vivere a bordo della nave, una vita che lui odia dal profondo.

Vicende che possono anche essere interessanti, ma sulle quali è dura sorreggere un intero libro, parliamoci onestamente. Sopratutto se ci si aspetta un libro fantasy e si arriva dalla lettura della trilogia dei Lungavista.

Il secondo filone narrativo riguarda Kennit.
Il pirata che disprezza tutti quanti ma che ha una fortuna sfacciata, tanto che nessuno si accorge di come sia lui realmente e tutti lo adorano. Oppure tutti lo vedono per come è realmente, e solo lui non riesce a vedersi…
Il pirata che ha un sogno, diventare il re dei pirati. Che detto così fa molto One piece, ma il suo desiderio è più realistico: unificare le isole dei pirati, toglierle dall’anarchia in cui versano adesso -e nella quale nessuno può prosperare o sentirsi realmente un uomo- e diventare la figura di potere di riferimento per tutti quanti.
Per fare questo ha bisogno di diverse cose: l’incrollabile lealtà del suo equipaggio, un’aura di rispettabilità, la fama. E una liveship sotto i suoi piedi, le navi che non si possono catturare, le navi senzienti. La preda più ambita, il frutto proibito.
Kennit ha la fortuna, e l’audacia di tentare. E’ affascinante e crudele, opportunista fino al midollo.

C’è poi un mezzo filone narrativo relativo ai Serpenti.
Serpenti enormi, che vivono nelle profondità marine. Serpenti che parlano tra loro, che condividono visioni e memorie ancestrali.
Serpenti  che seguono una profezia che dice che un tempo erano i Padroni, poi ciclicamente mutano, tornano piccoli e ricominciano a evolvere per tornare al ruolo che gli spetta.
Serpenti che, si dice, da quando nei Sei Ducati sono ricomparsi i draghi adesso sono presenti in numero molto maggiore.
Che legame ci sarà tra draghi e serpenti? Chi erano realmente i serpenti, e cosa diventeranno?
Lo chiamo un mezzo filone perché viene trattato in pochissimi punti, ma sono sicuro sarà uno dei fondamenti della trilogia, una delle trame a lungo raggio.

Così come la situazione politica di questa parte del mondo, con il giovane e stupido Satrapo che sta spingendo i pirati tra le braccia di Kennit e Bingtown verso la guerra…

La storia, dicevo, non è molto avvincente. Non è una trama originale, non è abbastanza sorprendente da conquistare il lettore. E anzi è altamente prevedibile, quando avvengono certe svolte nei vari filoni si capisce subito dove si andrà a parare, il punto di arrivo della storia.
E’ un libro basato sui personaggi.
E tra l’altro, molti personaggi li strozzerei con le mie stesse mani.

Keffria, che descriverei tranquillamente con l’aggettivo di beota. Passiva, inerte, si muove solo per reazione e dà agli altri la colpa della propria stupidità.
Malta, sua figlia, è sputata identica al padre. Una mocciosetta viziata e arrogante che crede di essere Dio… arrivato alla fine del libro ho sperato ardentemente che i Vestrit non avessero soldi, giuro.
Althea finché rimane a Bingtown è stupidissima. Non ha mai fatto il marinaio o il capitano, eppure vuole ereditare la nave. Non sa niente di commercio o di come gestire le finanze, ma vuole l’eredità perchè ha il legame. Non ha mai dimostrato niente ma vuole tutto… ricorda quasi Malta, solo che è meno idiota. Poi fortunatamente se ne va, e poco a poco matura diventando un personaggio gradevole.

Su Ronica sono indeciso, dato che è la responsabile dello stato attuale della famiglia ma è anche l’unica che cerca di combattere questa situazione. Una donna forte e orgogliosa, che tiene tutto sotto controllo. Una matrona romana. Non mi dispiace.

Mi piacciono Kennit e la sua ciurma, mi piacciono le liveship -tutte!-, mi piace Amber con i suoi segreti.
Mi piace Windrow, strappato a una vita di studi e obbligato a essere ciò che non è, diviso tra il suo odio per quella vita e l’amore che comincia a provare per la Vivacia. Un po’ scemo, ma un buon personaggio.
E mi piace anche Kyle. Meschino, arrogante, insensibile, cattivo. Ma è un personaggio vivo, è coerente con sé stesso. Agisce davvero come ritiene sia meglio per salvare la famiglia Vestrit dalla bancarotta, vuole le donne a casa a fare la maglia perché così è abituato da sempre, vuole che il figlio sia come lui, vuole che si commerci in ciò che al momento rende maggiormente a dispetto della moralità della cosa. I suoi modi sono sbagliati, il suo infischiarsene delle tradizioni -fondate su ottime ragioni- lo può condurre alla morte in modi orrendi, è un bastardo senza scrupoli. Ma è un personaggio vivo, e sopratutto ha senso ciò che fa.

Molto bella, come al solito, l’ambientazione.
Un luogo diverso dai Sei Ducati, che compaiono solo raramente, menzionati come luoghi incivili e lontani.
Un luogo dove la magia un tempo era presente, e rimane viva adesso sotto forma di reliquie degli antichi e di oggetti svegliati provenienti dai misteriosi luoghi lungo il Wild Rain River.

La cosa assurda, comunque, è che il libro mi è piaciuto.
Malgrado la storia pressoché assente, malgrado i diversi personaggi odiosi, malgrado tutto quanto.
Non c’è che dire, la Hobb scrive dannatamente bene se è riuscita a farmi rimanere incollato a un libro che solitamente avrei letto controvoglia e magari sbadigliando. I suoi personaggi sanno essere incredibilmente affascinanti, le sue ambientazioni diventano vive nella mente del lettore.
Appena ne avrò il tempo finirò la lettura di questa saga.

Voto: 7/10

 

L’autrice

 

Margareth Astrid Lindholm Ogden, in arte Robin Hobb.
Scrive fantasy con questo pseudonimo dal 1995, mentre in precedenza ha affrontato l’urban fantasy sotto il nome di Megan Lindholm.
Californiana cresciuta in Alaska, ha studiato a Denver per un solo anno prima di tornare in Alaska, sposarsi e trasferirsi a Kodiak.

Sotto il nome di Robin Hobb ha scritto quattro trilogie ambientate nello stesso mondo (la trilogia dei Lungavista, la trilogia dei Liveship Traders, la trilogia The Tawny Man -che riprende la prima trilogia-, la saga The Wild Rain Chronicles -che immagino riprenda invece questa trilogia-.
Inoltre ha scritto una quinta trilogia, ambientata questa volta in un nuovo mondo, la trilogia del Soldier Son.

Di questa autrice ho letto finora i primi quattro libri, cioè la prima trilogia e questo.
Sul blog ho parlato solo del terzo libro della prima trilogia,  Il viaggio dell’assassino, inserito poi tra i libri migliori letti nell 2010.

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24 gennaio 2011 - Posted by | Hobb Robin

13 commenti »

  1. […] Continua Articolo Originale:  Ship of magic « La torre di Tanabrus […]

    Pingback di Ship of magic « La torre di Tanabrus | 24 gennaio 2011

  2. Abu Simbel. Ho solo questo da dire.

    Commento di Azusa | 24 gennaio 2011

  3. io lo sto leggendo, in effetti lo sto leggendo quasi da un anno, proprio non ce la faccio ad andare avanti, si vede che forse non è il momento giusto per leggere questo libro…

    Commento di fed | 24 gennaio 2011

  4. Io ammiro la tua costanza nel perseverare con le saghe. Ti stimo fratello 🙂

    Commento di giulia | 24 gennaio 2011

  5. @ Azusa: Mica è colpa mia se per 9\10 del libro è l’unico personaggio che sa realmente cosa vuole e come ottenerlo… gli altri piagnucolano, si ubriacano e vagano senza meta.

    @ Fed: Effettivamente manca di una storia. Mi sono stupito io stesso per primo del fatto che mi sia piaciuto, merito della scrittura della Hobb immagino.

    @ Giulia: Quando si tratta di saghe terminate da tempo (e che si possono prendere in trilogia intera Kindle a meno di 15 euro) e di un’autrice che ti è molto piaciuta in passato, le saghe non spaventano 😀

    Commento di tanabrus | 24 gennaio 2011

  6. ah beh, se la saga è terminata e disponibile interamente il discorso è diverso.
    Però sei un eroe lo stesso perchè so che ne leggi anche di non terminate 🙂

    Commento di giulia | 24 gennaio 2011

  7. Ai signori Rothfuss, Martin e Lynch staranno fischiando in maniera assurda le orecchie 😀

    Commento di tanabrus | 24 gennaio 2011

  8. Mi viene da ridere: ho questo blog fra i preferiti da una vita, e solo ora ho collegato!
    Bella recensione e, ancora una volta, complimenti per l’inquadramento di Keffria! 😀

    Commento di Umbra | 25 gennaio 2011

  9. Bentrovato, Umbra 😀
    Tra l’altro, il forum ora mi risulta in down… non è che Azusa sta tentando di fare qualcosa? 😛

    Commento di tanabrus | 25 gennaio 2011

  10. L’idea delle navi viventi se non altro è originale (per quel che ne so io). Sicuramente intrigante.

    Commento di bruno | 26 gennaio 2011

  11. Macumbe con i pupazzetti.
    Più di quello… 😛

    @Bruno: l’idea e la storia delle Liveship sono assolutamente geniali!

    Commento di Azusa | 26 gennaio 2011

  12. Sarei curioso di sapere se hai finito la saga. Io l’ho letteralmente adorata, ancora più della trilogia iniziale dell’assassino. E sapere già chi fosse Amber (per aver letto anzitempo la successiva trilogia dell’Uomo Ambrato) ha solo reso il tutto più bello e colmo di aspettative.
    Il primo libro è leggermente inferiore ai successivi perché deve mettere sul tavolo troppa roba, ma una volta che i personaggi ci sono e crescono pagina dopo pagina, e gli intrecci vengono annodati e poi sciolti tutti insieme alla fine, beh…
    PS scopro ora che Borgomago in origine si chiama BINGTOWN!!! 🙂 ma qual è la relazione?

    Commento di Ema | 24 giugno 2013

  13. No, al momento sono ancora fermo al primo volume della saga.
    Ma ho nel kindle il secondo, conto di leggerlo nel 2013 😀

    Commento di tanabrus | 24 giugno 2013


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