La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Molto forte, incredibilmente vicino


Autore: Jonathan Safran Foer
Editore: Guanda
Prezzo: € 10,00
Pagine: 351

Trama

Oskar, un newyorkese di nove anni, ha perso il padre nell’attacco alle Torri Gemelle. Per non soccombere sotto il peso del dolore si aggrappa alle proprie risorse, cerca conforto nella fantasia e nella curiosità, più che nell’abbraccio di chi gli è rimasto.
Un giorno, non troppo per caso, in un vaso azzurro trovato nell’armadio del padre scopre una busta che contiene una chiave. Sul retro della busta c’è una scritta: “Black”. Che serratura apre quella chiave? E se Black è un nome, chi è Black? Per scoprirlo Oskar intende bussare alla porta di tutti i Mr e Mrs Black della città: forse uno di loro sa qualcosa, conosce un segreto che può farlo sentire più vicino al padre. E se il viaggio attraverso i cinque distretti di New York non gli riporterà chi se ne è andato per sempre, forse gli recherà altri doni…

Recensione

Questo libro ci mostra la storia di due generazioni, unite dalla figura di Thomas Schell, un uomo morto durante l’attacco alle Torri Gemelle.
C’è la storia di Oskar Schell, il figlio di nove anni che era legatissimo al padre e dal quale aveva preso moltissimi aspetti del carattere. Un bambino intelligente e riflessivo (forse troppo, per essere pienamente credibile…) che dopo la morte del padre si chiude in se stesso. Quando ha paura si isola dal mondo, tira su la lampo del sacco a pelo di sé stesso; in certe occasioni di stress, o di rabbia o di frustazione, si fa i lividi; scrive lettere su lettere a persone famose e sconosciute; ha il terrore dei mezzi pubblici, dei grattacieli, della metropolitana, degli arabi anche se non sono razzista.
Spesso non va a scuola, è in cura da uno psicologo, non sopporta il fatto che la mamma no pianga tutto il giorno la morte del marito e veda un altro uomo, lo vede come un tradimento.
E ha un grossissimo segreto: quando l’11 settembre era arrivato a casa, suo padre aveva lasciato dei messaggi nella segreteria telefonica. E quando aveva fatto l’ultima telefonata, lui non aveva avuto il coraggio di rispondergli. Un segreto mantenuto comprando un altro telefono identico e sostituendolo al vecchio, che ora tiene nascosto tra le sue cose e riascolta ogni tanto.
La storia cambia quando, cercando rifugio tra le cose del padre, fa cadere un vaso azzurro dentro al quale trova una strana chiave, chiusa in una busta con scritto sopra Black.
Decide quindi di scoprire che serratura apra quella chiave, cercando di arrivare più vicino al padre e di non pensare alla propria vita, concentrandosi in questa missione apparentemente impossibile.

L’altra storia è quella di Thomas Schell. Non il padre di Oskar, ma il nonno.
Poco a poco, tramite lettere che non ha mai inviato (e tramite anche lettere che sua moglie, la nonna di Oskar, non ha mai spedito) veniamo a conoscenza della sua vita.
La gioventù a Dresda, la sua storia d’amore con Anna, la sorella della sua futura moglie. Anna che era rimasta incinta, e poi il bombardamento, l’Apocalisse. Morti e morti e morti. La sua famiglia, andata. Anna e il bambino mai nato, andati. Emigra in America, per rifarsi una vita. Ma poco a poco il peso della perdita subita lo distrugge, e si ritrova incapace di pronunciare certe parole. Un numero sempre crescente di parole, fino a quando perde totalmente la capacità di parlare e comincia a comunicare portandosi dietro un quaderno e una penna.
L’incontro con la sorella di Anna, alla quale non ammette mai di essere la persona che lei conosceva da bambina. Anche lei distrutta, anche lei con un buco dentro che la divora.
Si sposano, cercando di trovare un senso alla propria esistenza nell’esistenza dell’altro. Un matrimonio privo di amore, in cui cercano di aiutare l’altro ad aiutarlo, visto che nell’aiutare l’altro trovavano un senso di compiutezza.
Un matrimonio pieno di regole assurde, che però gli consentivano di vivere.
Un matrimonio in cui lei provava affetto e magari un po’ di amore verso lui, ma dove lui era troppo distante. Perso nel passato di una vita che ormai era distrutta, incapace di dare alla moglie la vita che vorrebbe, che meriterebbe.
Thomas, che quando contravvenendo alle regole la moglie sceglie di rimanere incinta, scappa di casa e torna a Dresda.
Thomas che torna a casa quando scopre la morte del figlio, Thomas che vive come un fantasma in casa della moglie, invisibile a tutti, nascosto e sconosciuto. Diventa l’inquilino, che tutti credono sia una sorta di amico immaginario della nonna, distrutta dalla morte del figlio.

Storie toccanti, così come spesso sono toccanti –rendono le scarpe pesanti– le storie delle persone che Oskar conosce nella sua ricerca. Così come è toccante il rapporto tra Oskar e la madre, tra Oskar e la nonna.
Alla narrazione sono mescolate pagine bianche con solo una frase scritta sopra, il modo con cui dialoga nonno Thomas. E ci sono foto, come le foto dell’album che Oskar tiene. Foto delle cose che gli sono successe, dalle foto dell’attacco dell’11 settembre alle foto delle mani del nonno, con tatuato SI e NO.

Un bel libro, anche se i personaggi di Oskar e Thomas mi sembrano un po’ irreali (Thomas mi ricorda il terribile Andy di She-Hulk, e Oskar mi sembra troppo maturo per la sua età, sopratutto all’inizio).
Un libro triste, ovviamente, dato il tema.
Da leggere quando si è nel giusto stato d’animo.

“E adesso, permettimi di chiederti come pensi che riuscirai a ottenere i risultati che mi hai elencato.”
“Seppellirò i miei sentimenti nel profondo di me.”
“Che cosa intendi per seppellire i tuoi sentimenti?”
“Anche se saranno fortissimi non li lascerò uscire. Se dovrò piangere, piangerò dentro. Se dovrò sanguinare, mi verranno dei lividi. Se il mio cuore comincerà a dare i numeri, non ne parlerò con nessuno al mondo. Tanto non serve. Rovina solamente la vita a tutti.”

Voto: 7/10

L’autore

Jonathan Safran Foer ha trentatre anni e vive a brooklyn con la moglie (anche lei scrittrice), un figlio e un cane.
Si è sposato in Ucraina nel ’99, mentre svolgeva ricerche sulla vita del nonno, e questo viaggio è sfociato nel suo primo libro, Ogni cosa è illuminata (National Jewish Book Award, Guardian First Book Award).
Molto forte, incredibilmente vicino è il suo secondo libro.
In questo secondo libro sembrano essere confluiti diversi aspetti della sua vita: il viaggio in Ucraina alla scoperta del nonno mi ricorda il nonno di Oskar, l’ateismo dello scrittore si riflette su Oskar e sopratutto sul padre, che è la persona che ha formato il figlio.

14 gennaio 2011 - Posted by | Foer Jonathan Safran

3 commenti »

  1. Ti dico: la trama mi alletta molto, ma non credo proprio di essere nello stato d’animo adatto. Metto in lista dei desideri.

    Commento di giulia | 14 gennaio 2011

  2. Ho letto “Ogni cosa è illuminata” (e io ho grosse difficoltà con i libri che parlano di Quella Guerra) e mi era piaciuto tantissimo. Non sapevo che l’autore avesse scritto altro. Stai diventando come Azusina, mi fai venir voglia di leggere troppa roba =.=

    Commento di Nani | 15 gennaio 2011

  3. […] viaggiatori della città, avventurosi come il giovane newjorkese di Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, che usa la fantasia e rocambolesche invenzioni per superare la perdita del […]

    Pingback di La Città in Tasca 2011 a Roma: per non smarrirsi nella Capitale dei Bambini | Divertirsi a Roma - Live Blog | 1 settembre 2011


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