La torre di Tanabrus

Did you miss me?

L’ultimo orco


Editore: Salani
Autore: Silvana De Mari
Prezzo: € 18,60
Pagine: 717

Trama


Un’ombra cupa, una terribile minaccia si stende sul Mondo degli Uomini: gli Orchi, che si abbattono come cavallette sulle città, radendole al suolo e trucidandone gli abitanti.Il Capitano Rankstrail della cavalleria leggera di Daligar vede il dolore spandersi come olio bollente, vede la disperazione annichilire gli animi, e giura a se stesso che nessun Orco potrà di nuovo infestare e uccidere.Ma ecco che qualcuno gli dà ordine di andare a caccia di un altro nemico, di sventare una nuova minaccia: e il Capitano Rankstrail incontra Yorsh, l’Ultimo Elfo mentre, fuggiasco, trascina verso la salvezza un esercito di diseredati, pronti a combattere piuttosto che tornare a una vita di stenti.
Due strade che si incrociano per dare vita alla nuova stagione della speranza e del riscatto; due vite segnate dalle scelte, dal senso di giustizia, dall’amore. Ognuno è artefice del proprio destino: e Rankstrail imparerà che Orco non è solo chi per disgrazia si ritrova cieco e brutale portatore di odio, ma è sopratutto chi, con calcolato cinismo, sceglie la via della barbarie e della morte.
Eroe potente e indimenticabile, cupo quanto Yorsh è limpido, Rankstrail ci accompagna nel memorabile passaggio da un mondo di idee a un mondo di carne e ossa; dal mondo dei destini segnati a quello delle scelte. Scritta con stile travolgente, dove ogni parola riacquista peso e significato, un’epica rovente e impetuosa, fatta di sangue e battaglie, pietà e tenerezza; un mondo dove non c’è posto per gli eroi di carta, ma per Uomini e Donne liberi e consapevoli, in un superbo tributo ai grandi temi dell’umanità.

 

Recensione

 

E’ la terza volta che provo a scrivere questa recensione, e come in occasione dei due tentativi precedenti mi trovo in forte difficoltà.
Come era successo, peraltro, con la recensione di L’ultimo elfo, il primo libro di questa saga.
Libro che è strettamente intrecciato con questo, l’inizio di questo secondo volume si interseca spesso con il volume precedente per poi proseguire sia la storia dei protagonisti del primo libro che quella dei protagonisti di questo secondo volume. Quindi va letto assolutamente dopo aver letto L’ultimo elfo.

Detto questo…
se L’ultimo elfo era una sorta di fiaba fantasy, scelta come spunto per parlare della paura e dell’odio per il diverso, dei pregiudizi, del desiderio di libertà, della ridicolaggine della burocrazia esasperata, qui i toni si fanno più maturi.
Le atmosfere, più cupe.
Laddove il protagonista era il piccolo Yorsh, l’ultimo elfo, puro, candido, in grado di sciogliere i cuori con la sua  innocenza, ora abbiamo Rankstrail. Che inizialmente è pure lui un bambino, ma un bambino che già conosce il peggio della vita. Figlio di profughi rifugiatisi a Varil dopo che le loro terre erano state invase dagli orchi, conosce la povertà e la miseria e fin da piccolo si è accollato il compito di provvedere alla famiglia cacciando di frodo, grazie alla sua innaturale abilità e al fatto che i bambini sono puniti meno severamente degli adulti. Un bambino che, per mantenere la famiglia e curare il padre, una volta divenuto un ragazzino decide di arruolarsi come Mercenario, una spada al servizio del Giudice di Daligar per combattere gli orchi.

Yorsh era la pace, la consapevolezza del dolore che veniva inflitto agli altri, l’armonia, la vita.
Rankstrail è la guerra, la sofferenza della gente invasa dalle truppe degli orchi, la morte dei contadini, dei soldati e dei nemici.

Le atmosfere sono inevitabilmente più opprimenti, i toni più duri.

I messaggi che arrivano da questo libro, più prettamente fantasy rispetto al primo ma sempre moralizzatore, sono in parte i soliti (cosa può far fare la paura e l’odio verso il diverso, l’invidia verso chi è migliore o verso ciò che non si può avere) ma a questi si aggiunge il messaggio sulla guerra.
La guerra è brutta. La guerra fa male, muoiono persone in guerra.
E dietro ogni corpo morto c’è una storia, una vita interrotta, sogni irrealizzati, affetti interrotti, altre persone che piangeranno quella perdita. Ogni vita è sacra, ogni vita è importante.
Ma al contempo, a volte la guerra è necessaria. Perché se il nemico non ha intenzione di fermarsi, se vuole solo conquistare e uccidere, e prova piacere nell’uccidere donne e bambini, l’unico modo per salvare gli indifesi è lottare. Combattere, uccidere.
Non ci sono scelte facili, e raramente ci sono scelte completamente giuste. Più spesso possiamo sperare in compromessi che limitino i danni e puntino al massimo bene raggiungibile, come il Capitano Rankstrail impara prestissimo.

Ma c’è anche la speranza.
La speranza rappresentata da come Rankstrail e Robi evolvono, imparando dai propri errori e dagli insegnamenti di Yorsh, Erbrow e Aurora. Imparando la compassione e la misericordia, imparando a comrpendere l’altro e il perché delle sue azioni.
Imparando sopratutto che l’orco non è solo il nemico, ma l’essere orco è una scelta. Lo scegliere odio, paura, invidia e violenza. Un umano può diventare orco, e un orco può diventare umano.

C’è la speranza di un mondo migliore.

E ci sono splendidi personaggi.
Rankstrail, con la sua evoluzione; Robi, anche lei con la sua evoluzione, simile e allo stesso tempo completamente diversa da quella del Capitano; Aurora, che qui conosciamo meglio e impariamo ad apprezzare; Erbrow, la figlia primogenita di Yorsh, mezz’elfa con la mente molto più acuta del corpo umano che la contiene, che offre dolcissimi punti di vista.
E Lisentrail, il braccio destro di Rankstrail, alla cui voce quasi sempre sono affidate le riflessioni sgrammaticate da popolano ma infuse di saggezza e di verità, le cose che la gente sa ma non si dicono.
E il siniscalco di Daligar, il Capo della casa dei Re, l’ombra di Arduin che copre tutte le pagine del libro, il principe Erik…

L’unico difetto del libro, inizialmente, mi pareva l’assurdità dell’infanzia di Rankstrail, la facilità con la quale faceva cose ardue per uomini molto più vecchi di lui. La facilità con la quale aveva bruciato le tappe.
Ma questo difetto viene spiegato poi ottimamente, quindi a mio avviso non ci sono difetti.

Consigliatissimo a tutti. Ma ripeto, per goderselo a dovere prima bisogna leggere L’ultimo elfo.
Non posso che ringraziare Spellbound, che me lo ha regalato… grazie Tania!

 

Voto: 9/10

 

L’autrice

Silvana De Mari è un chirurgo che ha lavorato prima in Italia e poi come volontaria in Etiopia. Ora si occupa di psicoterapia.
E scrive.
Nel 2004 L’ultimo elfo è stato tradotto in 18 lingue e fino a ora ha vinto il Premio Bancarellino, il Premio Andersen, Le Prix Immaginaire 2005,  il premio American Library Association 2006, il premio La giuria dei Ragazzi 2009.
Il seguito, L’ultimo orco (pubblicato in un’altra collana, visto che i toni si erano fatti più maturi rispetto agli standard degli Istrici Salani), ha vinto i premi International Boud Books Young People 2005 e Le prix Sorciere 2008.
Silvana De Mari è anche molto attiva sul fronte dei diritti delle donne nel mondo, la lotta all’infibulazione e al velo, la questione israelo-palestinese. E spesso le sue posizioni nette e inequivocabili le hanno attirato l’antipatia di parecchia gente, aiutando così la scarsa diffusione dei suoi libri (premiati ovunque, come abbiamo visto) in Italia.

Per quanto mi riguarda, non leggere un libro perché non ci piacciono le sue idee sulla Palestina o su come debbano essere definiti uomini che obbligano a mutilazioni fisiche le proprie figlie  è una puttanata pazzesca. E non lo dico solo perché solitamente la penso come lei, altrimenti non leggerei molti altri libri che invece leggo.
Lo dico perché è una puttanata, punto.
Altrimenti torniamo a discutere del fascismo o meno di Tolkien e Heinlein, e a seconda di che faccia della moneta facciamo cadere, una fetta di lettori dovrà scomparire…

3 gennaio 2011 - Posted by | De Mari Silvana

8 commenti »

  1. E’ lì che attende. Ho amato ‘L’ultimo elfo’ e ho preso tutta la saga. Prima o poi prometto solennemente di leggerlo.
    Grazie della recensione. 😉

    Commento di Vocedelsilenzio | 3 gennaio 2011

  2. L’ultimo Orco è il libro che preferisco della De Mari. Completo e senza sbaffi in tutto e per tutto. Ho pianto e riso tantissimo con questo libro. L’unica cosa che potrei consigliarti sarebbe di leggere gli ultimi incantesimi senza molte illusioni. A mio parere non è al livello del precedente.

    Commento di Nani | 4 gennaio 2011

  3. Mi è stato detto da tastissime persone, penso che quando lo leggerò avrò aspettative talmente basse che mi sorprenderà favorevolmente per il solo fatto di essere scritto in italiano 😀

    Commento di tanabrus | 4 gennaio 2011

  4. Sono assolutamente d’accordo! Amo profondamente questo libro e il personaggio di Rankstrail in particolar modo. E devono essere letti insieme assolutamente, perchè è davvero interessante come quelli che sembravano i cattivissimi nel primo, poi si scoprono essere persone con una loro storia nel secondo.
    Per quanto riguarda il volume successivo, effettivamente non raggiunge le vette dei primi due, ma secondo me è comunque meglio di tanta altra roba che si legge in giro. “Gli ultimi incantesimi” è un libro in cui l’aurtrice ha provato a fare una cosa diversa, è un libro corale. Non c’è una figura forte che emerge, Rankstrail è fuori uso, e l’attenzione si sposta su diversi filoni narrativi. forse nel complesso l’operazione non è riuscita a pieno, ma non mancano i momenti emozionanti.
    Per quanto riguarda l’Ultima profezia invece, come ho detto chiaramente in altri lidi, secondo me è un grande libro dal punto di vista della storia, ma è stato fatto un editing stilistico poco curato.

    Commento di iri | 4 gennaio 2011

  5. Iri, nell’Ultima profezia NON è stato fatto editing…

    Commento di Azusa | 4 gennaio 2011

  6. Eh, adesso non esageriamo. Ok, il lavoro non è preciso, sono il primo a dirlo (specialmente se si considera il fatto che il libro è stato messo in vendita alla bella somma di 20 euro). Quello che più mi ha dato fastidio sono alcune ripetizioni nella parte finale (e quando l’ho detto alla De Mari si è incazzata come ‘na bestia XD ma viva Dio che c’è chi crede nel proprio lavoro).
    Secondo me però, non bisogna nemmeno essere così estremi, altrimenti si fa di tutta l’erba un fascio e si finisce per buttare via anche le cose buone. Per esempio la De Mari ha rivelato nel suo blog che la prima stesura del libro (della parte che non aveva già pubblicato online) non prevedeva che Rankstrail e Chiara si ritrovassero, e che è stato l’editore a convincerala che questo sarebbe stato un errore madornale (cos che condivido completamente). Quindi come ho già detto, bisognava decisamente curare di più l’editing specialmente dal punto di vista stilistico; ma il libro a livello di storia secondo me è davvero bello. Opinione mia, naturalmente.

    Commento di iri | 4 gennaio 2011

  7. we

    Commento di daniele | 13 ottobre 2013

  8. La saga degli Ultimi è ben fatta: ottimi i primi due (L’ultimo elfo e L’ultimo orco), gli altri rimangono dei buoni libri, ma è evidente un calo, soprattutto nello stile, per quanto quasi su tutti si è mantenuto un buon livello di storia. Quasi tutti, perché l’ultimo, L’ultima profezia del mondo degli uomini – L’epilogo (questa la pessima scelta imposta da Fanucci sul titolo che fa solo confusione nei lettori) è scaduto parecchio, risultando in alcuni punti banale e forzato, dove le cose dovevano accadere per forza per indirizzare il finale verso un punto prefissato.

    Commento di M.T. | 14 ottobre 2013


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