La torre di Tanabrus

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Non siete intoccabili


Non siete intoccabili è un e-book distribuito gratuitamente dall’autore, Mirco Tondi.
Mirco Tondi in realtà sarebbe M.T., del blog Le strade dei mondi.

Dicevo, e-book gratuito, un libro mai pubblicato.
Come in passato mi era successo con gli e-book di Giulia Baroni e di Jessica Franchini.

In questo caso, però, il giudizio finale sulla lettura non è positivo.

Certo, un poco può avere influito il fatto che dalle premesse e dal titolo mi aspettavo altro. Non siete intoccabili.
Mi immaginavo un futuro dispotico, o anche un presente estremizzato… un ambiente nel quale, in una sorta di atmosfera cyberpunk, si muovessero cellule di rivoluzionari pronti a far saltare in aria il sistema.
Colpa mi che mi creo le mie storie a partire dal titolo, comunque diciamo che questo libro è molto diverso da ciò che avevo pensato e la cosa può avere influito sul giudizio.

Comunque mi sembra abbia parecchie carenze, la principale delle quali è il fatto che ogni dialogo nel libro appare come innaturale. Non sembrano reali persone intente a parlare, quanto piuttosto un’esposizione di teorie, di prese di posizione più o meno stereotipate. Una dichiarazione di ideali, una denuncia contro la società.
Non che queste cose siano sbagliate, ci mancherebbe altro, ma il presentare tutta questa retorica, queste digressioni su politica, lavoro, storia e quant altro come dialoghi ha reso il tutto abbastanza illeggibile.

Sono arrivato a saltare del tutto alcuni dialoghi, incapace di considerarli dialoghi.
Potevano andare bene quando il cattivo (tanto per restare sul vago) spiega il perché delle sue azioni alle vittime e all’antagonista (sempre per restare sul vago), invece sono la norma.

I dialoghi sono difficilissimi in un libro, non devono comprendere troppe frasi non essenziali -altrimenti si finisce nel copione teatrale- e non essere troppo stringati, devono essere credibili, con un linguaggio in linea con il personaggio. E sopratutto devono essere tali che in quelle circostanze, una persona potrebbe davvero ripeterli.
Abbiamo per esempio un operaio, nella parte iniziale, che sembra un professore di filosofia, storia ed economia per tutto quello che sa e per come parla. In ogni momento.

Poi ci sono troppi luoghi comuni.
L’operaio compagno pensa sempre e solo alla Rivoluzione, l’industriale migliore ritiene pezzenti gli operai e giusto sfruttarli, licenziarli e umiliarli, stupendosi se qualcuno si lamenta o tira in ballo il loro stipendio o la sicurezza.
Ci saranno, certo, ma da qui a mostrarli tutti così… Masha inizialmente si lamenta del padre, si è sempre disinteressata dell’azienda. Quando finisce alla guida, si comporta esattamente come lui, e pensa che gli operai dovrebbero pure ringraziarla.
Un poco di clichè va bene, quando tutto diventa stereotipo le cose si fanno pesanti.

Altra cosa che non mi ha convinto, l’inserimento di diverse scene fini a sé stesse.
L’amore di Mark per i cani, che poi non porta a nulla; tutta la parte iniziale con Alphonse protagonista, che oltre a consentire all’autore di parlare delle proprie idee e di denunciare lo stato degli operai risulta essere totalmente inutile.

Per il resto, non è brutta l’idea sugli spiriti attaccati al mondo materiale, anche se alla fine non si capisce nulla sulla natura di Mark (o il perché abbia nome e cognomi inglesi), ma visto che dovrebbe essere una trilogia la cosa ci sta.

Condivido in parte la preoccupazione di Mirco, condivido totalmente l’orrore per le morti bianche e il bisogno di fare qualcosa.
Ma in quanto al libro, purtroppo non mi è piaciuto. A mio avviso ha bisogno di una bella revisione, modificando tra l’altro quasi tutti i dialoghi.

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24 dicembre 2010 - Posted by | Tondi Mirco | ,

4 commenti »

  1. Grazie per il punto di vista: un giudizio, positivo o negativo, può essere utile e spunto di riflessione.

    Sull’aspettativa che si è creata, non so a cosa sia dovuta: sul sito ho cercato di presentarlo in modo da toccare le varie tematiche trattate e presentare il progetto nella sua interezza senza andare nello specifico. Dalle parole che hai espresso mi sembra che ti sia fatto l’idea di una sorta di V per Vendetta; conosco l’opera e il significato che ha e benché lo apprezzi, lo scopo che mi sono prefisso è diverso.
    Si tratta di denuncia.
    Da questo punto credo che sia nato lo spiazzamento che hai provato. L’opera non è fantastica (almeno non nella prima parte), ma realista, si potrebbe dire verista: un riportare i fatti che avvengono quotidianamente, una sorta di cronaca.
    I dialoghi appaiono irreali, ma sono reali: sembra una contraddizione, ma non lo è. Perché la realtà alle volte supera la fantasia e sembra davvero di sognare quando ci si trova in certe situazioni. La prima parte non ha nulla d’inventato, è una testimonianza di fatti reali e i dialoghi sono il riportare di quanto udito e vissuto personalmente e di esperienze di lavoratori che hanno passato simili vicissitudini. Per chi non ha vissuto certe esperienze sembrano cose fuori dal mondo, ma solo vivendole si possono comprendere. Molti sostengono che il mobbing non esiste, che sia un’invenzione, un’impressione personale; ma la realtà è un’altra cosa e la violenza verbale e psicologica ci sono e in maniera più larga di quanto descritto. Così come il linguaggio usato da parte dei cosidetti cattivi ha subito un editing perché troppo volgare; stessa cosa per gli scambi che avvengono nelle riunioni sindacali, dove il clima è molto più acceso. Anche qui ho mostrato come anche nel sindacato, che dovrebbe tenere la parte dei lavoratori, c’è chi si lascia corrompere e fa l’interesse della parte avversa (tanto che nella realtà gli è stata cambiata mansione).
    Il libro presenta due parti, un evolvere da denucia a qualcosa di più, d’innescare il meccanismo della forza che restituisce quanto fatto: Mark Deastin.
    Se le vicende d’Alphons servono a far comprendere il clima in cui si svolgono le vicende, a far conoscere il mondo, Mark è quello che dà attuazione e compimento al significato del libro: la caduta del potere economico, causa delle sofferenze e di tanti danni fisici, psicologici e naturali che umanità e terra subiscono. Certo il potere in sé non è un male, dipende da chi lo usa; ma è sotto gli occhi di tutti che viene usato male, sfruttato da pochi per i loro fini.

    Sull’operaio che sa tante cose è un modo per mostrare come la conoscenza non appartiene a chi ha titoli di studi o posizioni sociali di un certo rilievo, ma è di chiunque ha sete di sapere e vuole crescere, un non avere limiti e restrizioni.

    Il comportamento di Masha è il mostrare come se non si è attenti e non si osservano e comprendono gli errori dei padri, si è portati a ripeterli, ad avere gli stessi atteggiamenti. A stare nel sistema si diventa come il sistema o, se si preferisce, ad andare con lo zoppo s’impara a zoppicare, perché l’uomo, consciamente e incosciamente è portato a imitare: poche persone riescono a essere consapevoli di ciò che sono, libere da condizionamenti.

    La scena di Mark protagonista assieme al cane e a un ragazzo, non influisce sulla trama principale, ma non è fine a se stessa: è l’unico atto umano del romanzo e avviene grazie a un animale. In un mondo dove spesso le persone sacrificano tutto per egoismi e tornaconti personali, una chiusura verso i sentimenti, gli unici capaci di dare calore umano sono gli animali: una testimonianza di quanto gli uomini hanno perso e non sono più capaci di avere.

    La natura di Mark è rivelata, ma se sono stati saltati dei dialoghi si è perso qualcosa.

    Ritornando sullo stile e sull’influenza che ha avuto sui dialoghi, forse appare retorico e filosofico, può non piacere, ma ciò che ho scritto non è lettura d’intrattenimento, non vuole far passare ore piacevolemente, vuol far pensare: si tratta di un tema fastidioso e sgradevole come la verità sa fare. Mostra un mondo quando non lo si vuole vedere, prende posizione, giudica, denuncia: non è una lettura né facile né piacevole, di questo ne ero conscio quando ho avviato questo percorso, sapendo che sarebbe stato un progetto difficile, difficile soprattutto da essere accolto.

    Non Siete Intoccabili appartiene a un ciclo, I Tempi della Caduta, ma non si tratta di una trilogia. Benché tutto sia legato da un nesso e ogni vicenda non sia fine a se stessa e trovi compimento nelle altre, ogni volume può essere preso come lettura a sé.

    La scelta dei nomi ha un significato, ma più di questo mi va di soffermarmi sul fatto che solo pochi personaggi abbiano nomi propri e la maggioranza delle altre persone sono indicate genericamente: perchè chi si adatta e conformizza al sistema e alla società non è più un individuo, ma un numero che va a far parte delle masse, sacrificando e perdendo la propria unicità. E un numero come tanti non merita di essere ricordato.

    Sapevo della difficoltà del progetto, ma una revisione totale come preventivata dal giudizio non è possibile, perché è un rinnegare l’anima del libro. O lo si ama o lo si odia: non esiste via di mezzo.

    Commento di M.T. | 24 dicembre 2010

  2. Si, per l’aspettativa lo so che è stato un problema mio 😀

    Per il resto, capisco il tipo di storia che avevi in mente ma, così come mi era successo con Gothica di Falconi, il risultato non fa per me 🙂

    Grazie mille di essere passato per spiegare Non siete intoccabili, e visto il momento dell’anno auguri di buon Natale!

    Commento di tanabrus | 25 dicembre 2010

  3. Anche se realizzati in momenti e modi differenti, sia il libro di Francesco sia quello che ho scritto hanno animo sociale e denuncia, per far prendere consapevolezza.
    Buon Natale anche a te 🙂

    Commento di M.T. | 25 dicembre 2010

  4. […] (recensione)By M.T., on dicembre 26th, 2010Sul sito che gestisce, Tanabrus ha redatto una recensione su Non Siete Intoccabili. Un giudizio, anche se negativo, se fatto in maniera analitica e motivata, […]

    Pingback di Non Siete Intoccabili (recensione) « Le Strade dei Mondi | 26 dicembre 2010


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