La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Free Assange


E’ passata una settimana da quando avevo parlato della guerra informatica in corso tra diversi governi e Wikileaks.
Cosa è successo nel frattempo?

Intanto ho scovato una rivista online di politica estera che utilizza solamente le store che vengono fuori dai dispacci di Wikileaks, e che si chiama Wikileaked. Leggono i leaks, e fanno gli articoli.
Abbiamo il dispaccio originale, la reazione al dispaccio, il dibattito sull’etica di rilasciare queste informazioni e le news sullo stato di Assange.
In pratica, oltre a dibattiti e informazioni sul fondatore di Wikileaks abbiamo i dispacci inseriti in un contesto. Molto interessante, come iniziativa.

In America, dopo l’arresto in Gran Bretagna di Assange, il senatore Joe Lieberman approverebbe un’indagine contro il New York Times per spionaggio, visto che ha pubblicato i leaks di Assange, e vorrebbe lo stesso Assange incriminato per spionaggio ed estradato in America (cosa che sembra in procinto di accadere).
Questo senatore sarebbe a capo della commissione al Senato per la sicurezza interna, e ha tirato in ballo anche altri giornali. Tutti con l’accusa di aver infranto le leggi americane sullo spionaggio.
“Per me” ha dichiarato a Fox News “il New York Times ha compiuto quanto meno un atto da cattivo cittadino, ma se abbia commesso o meno un crimine è argomento di discussione per il dipartimento della giustiza.”

E, avvisa un legale americano, la stessa sorte potrebbe toccare a chiunque abbia letto -in rete, per mail, su un giornale- questi documenti riservati. Si va nell’assurdità più profonda, qui…

Anonymous intanto, dopo gli attacchi dell’operazione Payback passa a una nuova fase, abbandonando gli attacchi dimostrativi contro i varii siti anche per non danneggiare la gente comune che li utilizza per i regali di Natale.
Per prima cosa è stato rilasciato un annuncio sul blog anonops.blogspot.com ma che al momento pare essere stato eliminato. Strano.
Io però avevo salvato l’annuncio tra i feed, così lo riporto fedelmente. Tradotto, già che ci sono.

ANON OPS: Una conferenza stampa
December 10, 2010

Chi è Anonymous
Nel loro annuncio più recente, WikiLeaks è l’unico gruppo di persone a identificare correttamente Anonymous. Anonymous non è un gruppo, piuttosto è un’adunanza di Internet.
Sia Anonymous che il media che lo sta coprendo sono consapevoli del dissenso percepito tra gli individui così riuniti. Comunque questo non significa che la struttura di comando di Anonymous stia cedendo, e ciò per una semplice ragione: Anonymous ha una struttura di comando molto libera e decentralizzata che opera sulle idee piuttosto che sulle direttive.
Non crediamo che al giorno d’oggi esista al mondo un simile movimento, per cui dobbiamo imparare sperimentando e compiendo errori. Adesso stiamo lavorando per migliorare la comunicazione di qualche valore fondamentale agli atomi individuali che compongono Anonymous – vogliamo anche cogliere questa opportunità per comunicare un messaggio al media, così che i comuni Cittadini di Internet possano sapere chi siamo e cosa rappresentiamo.
Anonymous  non è un gruppo di hackers.  Siamo noi stessi comuni Cittadini di Internet e la nostra motivazione è un sentimento collettivo di insofferenza verso le piccole e grandi ingiustizie che vediamo ogni giorno.
Non vogliamo rubare le vostre informazioni personali o i numeri delle vostre carte di credito. Non cerchiamo nemmeno di attaccare infrastrutture critiche di compagnie quali Mastercard, Visa, PayPal o Amazon. Il nostro scopo attuale è quello di sensibilizzare riguardo a WikiLeaks e i metodi meschini utilizzati dalle compagnie già citate per ridurre la capacità di Wikileaks di funzionare.

Cosa è Operation: Payback
Come detto sopra, lo scopo di Operation: Payback non è mai stato quello di colpire le infrastrutture critiche di nessuna delle compagnie o delle organizzazioni attaccate. Invece che fare ciò, ci siamo concentrati sui siti internet di queste compagnie, cioè il loro “volto pubblico”. E’ stata un’azione simbolica – come il blogger e studioso Evgeny Morozov ha detto, una legittima espressione di dissenso.

Il retroscena degli attacchi a PayPal e la chiamata alle armi per attaccare Amazon.com
Amazon, che era recentemenet il fornitore del DNS di WikiLeaks, è stata una delle prime compagnie a togliere il supporto a WikiLeaks. Il 9 dicembre  BusinessInsider.com ha riportato che Amazon.co.uk stava vendendo gli ultimi dispacci diplomatici in forma di e-book. (Amazon.co.uk da quel momento ha smesso di vendere gli estratti dei leaks diplomatici.)
Dopo che questa notizia è circolata, alcuni membri di Anonymous ha chiesto su Twitter che Amazon.com fosse bersagliata. L’attacco non c’è mai stato. E’ certo possibile che Anonymous non fosse poi in grado di abbattere Amazon.com con un attacco DDoS, ma questa non è la sola ragione per cui non c’è stato l’attacco. Dopo che l’attacco era stato pubblicizzato in rete, abbiamo pensato che avrebbe colpito la gente in quanto consumatori in maniera negativa e li avrebbe fatti sentire minacciati da Anonymous. Semplicemente, attaccare un grande rivenditore online quando la gente sta comprando i regali per i propri cari sarebbe stato di cattivo gusto.
Gli attacchi continuati su PayPal sono già testati e preferibili: non danneggiano la loro capacità di processare i pagamenti, ma allo stesso tempo riescono a rallentare la loro rete abbastanza da farci notare dalla gente e, per questo, farci raggiungere lo scopo di sensibilizzare.

Come detto, poi, siamo passati alla fase Operation:Leakspin.
Basta attacchi, che essendo dimostrativi sono giusto risuciti a far parlare in tutto il mondo della vicenda.
Il ragionamento dietro la nuova operazione è a mio avviso corretto: le reazioni politiche hanno mostrato che temono le notizie nei leaks, l’esposizione mediatica data a queste, il fatto che tutti possano sapere. E allora facciamolo sapere.
E’ una vera e propria chiamata alle armi, un invito a leggere i leaks, trovare notizie interessanti e renderle pubbliche su blog, siti, forum.
Mi piace questa operazione, e tanto.

Anche perchè in Germania è già stato arrestato un sedicenne, accusato di aver partecipato attivamente agli attacchi a Mastercard e PayPal.
Riguardo a Mastercard/Visa, inoltre, da segnalare come la nazione dell’Iceland abbia convocato i suoi rappresentanti per valutare l’opportunità di bloccare sul proprio suolo queste carte, se non saranno in grado di fornire delle ragioni per la censura arbitraria effettuata contro WikiLeaks (e non riescano quindi a dimostrare di non aver subito influenze americane).

Sono partite intanto le proteste un po’ in tutto il mondo per l’arresto di Assange, qui c’è l’agenda britannica e video di Youtube di proteste nel mondo. Non ho capito del tutto quello di cui parlavano, ma vedere le maschere di carta sui volti degli spagnoli, o il ragazzo peruviano con la maschera di Guy Fawkes sono semplicemente geniali.

Anche Putin ha ovviamente parlato di questo arresto -chiaramente, se ha una possibilità di minare l’autorità della controparte occidentale la coglie subito- facendo presente la contraddizione tra le continue richieste di democrazia globale fatte dall’America e il trattamento riservato ad Assange.
Sapete cosa dicono i nostri contadini: se la mucca di un altro muggisce, è meglio che la tua taccia”.
Città del Vaticano invece protesta contro WikiLeaks, dopo che anche i suoi dispacci sono finiti in rete. Strano, eh?

Le associazioni per i diritti umani invece protestano contro la censura che si tenta di attuare nei confronti di WikiLeaks, attaccando così la libertà di espressione.

Per finire, un paio di punti di vista famosi.

Il primo è di  Glenn Greenwald, ed è questo:

Whatever you think of WikiLeaks, they have not been charged with a crime, let alone indicted or convicted. Yet look what has happened to them. They have been removed from Internet … their funds have been frozen … media figures and politicians have called for their assassination and to be labeled a terrorist organization. What is really going on here is a war over control of the Internet, and whether or not the Internet can actually serve its ultimate purpose—which is to allow citizens to band together and democratize the checks on the world’s most powerful factions

Il secondo invece è dello scrittore Richard K. Morgan, autore di fantascienza (la serie Takeshi Kovacs, di cui ho letto e apprezzato il primo libro, Bay city) e di fantasy (due anni fa è uscito The steel remains, primo libro di una saga fantasy) che ha parlato della questione con toni molto duri sul suo blog in un post intitolato You believe this shit.

Martedì 14 dicembre sono stati concessi i domiciliari ad Assange.
Dimorerà nella sede del Frontline Club, come del resto aveva fatto negli ultimi giorni di libertà; dovrà cedere il passaporto per scongiurare il rischio di una sua fuga all’estero; dovrà indossare una cavigliera elettronica e marcare visita tutti i giorni.
Sopratutto, ci sarà una cauzione di 200,000 sterline, quasi 236.000 euro. Una cauzione che non avranno problemi a coprire, tra fondi di Assange, fondi di WikiLeaks e donazioni dei sostenitori, tra i quali si segnala il regista Moore con 20.000 sterline.
La Svezia, prevedibilmente, ha mosso subito obiezione, che però è stata rifiutata.

Assange è libero su cauzione, ai domiciliari. Bene, una piccola vittoria.

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16 dicembre 2010 - Posted by | Altro | , ,

3 commenti »

  1. Ah, allora è per questo che i libri che acquisto online ci mettono sempre una vita ad arrivare… 😛

    Commento di Francesca | 16 dicembre 2010

  2. Volevo comprare “the complete book of flower fairies”, ma forse non arriverà in tempo per natale… °w°;

    Commento di Francesca | 16 dicembre 2010

  3. La soglia di sopportazione verso i cosidetti potenti se n’è andata da tempo e nonostante tutti panni sporchi appesi a sventolare sotto gli occhi di tutti, c’è chi non s’è ancora stancato di questo sistema.

    Commento di M.T. | 17 dicembre 2010


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