La torre di Tanabrus

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Gli incredibili X-Men 245

Settembre 1963.
Esce The X-Men #1, in cui Stan Lee e Jack Kirby mostrano la prima avventura di un gruppo di ragazzi dotati di poteri straordinari, e guidati da un professore sulla sedia a rotelle in grado di fare di tutto con la sola forza del pensiero.
Tra questi ragazzi speciali c’era chi sparava raggi dagli occhi, chi volava grazie a due enormi ali bianche, chi si ricopriva di neve e generava neve e ghiaccio, chi spostava gli oggetti con la forza della mente. E poi c’era Henry “Hank” McCoy, il meno appariscente. Il suo potere? Mani e piedi molto grandi, un’agilità e una forza superiori alla media, la capacità di utilizzare i piedi come fossero mani. Capacità animalesche, quasi da scimmia. Il suo soprannome di battaglia infatti era La Bestia.
All’inizio sembrava probabilmente il ragazzo con meno prospettive, invece sarebbe rimasto sempre nel gruppo, sempre con gli X-Men originali. Anche quando si ritrovò ricoperto da una peluria bluastra, anche quando divenne il primo X-Men ad entrare nei Vendicatori, anche quando venne trasformato in una sorta di felino umanoide, distrutto psicologicamente da Cassandra Nova.
Uno scienziato brillante, una delle menti più brillanti del pianeta, la persona che ha radunato l’X-Club alla scuola creando un vero team di specialisti invece di affidarsi al mutante sapiente di turno.
Una roccia, un caposaldo, la razionalità fatta persona. Sempre in lotta con le sfide scientifiche che si presentavano agli X-Men: il virus Legacy liberato da Stryfe, la nanotecnologia, la biologia degli alieni invasori, la cura per la Decimazione.

Marzo 1973.
Vengono narrate le origini della Bestia in Amazing Adventures #17.
Si scopre di come il pargolo di Edna e Norton McCoy sia nato con mani e piedi molto grandi, di come al college sia diventato una star del football, di come sia stato ricattato dal malvagio Conquistatore perché rubasse per lui.
Di come sia stato salvato dagli X-Men del professor X (Ciclope, Uomo ghiaccio, Angelo), di come si sia unito al gruppo.

Hank McCoy.
Membro fondatore di X-Men e X-Factor, Vendicatore, scienziato.
Una famiglia che lo ha sempre appoggiato, alle spalle.
Una storia d’amore difficile con la giornalista Trish Tilby, terminata quando Hank si è ritrovato con l’aspetto attuale. La parola zoofilia era stata usata dalla giornalista, nell’occasione.
Un alter ego malvagio, Bestia nera, proveniente dalla Terra alternativa de L’era di Apocalisse, nella quale Hank era diventato un genetista malvagio e privo di scrupoli.

Perché ricordo tutto questo?
Perché, come si intuisce dalla copertina di questo numero degli X-Men, Hank lascia il gruppo.
Se ne va dopo molti mesi di grugniti e di mugugni sulle scelte di Ciclope, a partire dalla creazione del gruppo di pseudo-assassini di X-Force fino alla creazione dell’arma batteriologica capace di sterminare gli alieni, alla scelta di rifugiarsi su Utopia, all’arrivo di Magneto sull’isola. Per non parlare del fatto che durante lo scontro con Osborn, hanno lasciato perdere per un discreto lasso di tempo la condizione di Hank, catturato dal nemico e torturato.
Hank è sempre stato il saggio del gruppo, l’elemento razionale, quello che riportava tutti con i piedi per terra. Ma Ciclope, questo Ciclope, ormai è lontanissimo da lui. Non chiede niente a nessuno, non si confronta, non accetta consigli. Va per la sua strada, compie le sue scelte. E quando queste scelte sono idiozie pure, si difende dicendo che ha un abbozzo di piano a lungo termine e che forse sopravviveranno. Si limita a reagire, senza uno straccio di strategia.
Hank si è trovato di fronte il Ciclope più immaturo col quale abbia mai avuto a che fare, e poco a poco ha compreso di non avere più nessun potere su di lui. Come fai a consigliare una persona che non vuole sentire consigli?

Gli X-Men originali sono vicinissimi alla fine.
Ciclope è la versione idiota e adolescente di se stesso; l’Uomo Ghiaccio sa che non ci sono speranze e si limita a cercare di infondere fiducia nei ragazzi, di rispettare il suo ruolo di buffone di corte; Angelo è quello che stacca gli assegni; Marvel Girl è morta; Havok e Polaris sono nello spazio. E Bestia capisce di non avere più alcun posto, a Utopia.

E se ne va.

Ciclope lo lascia andare in cinque vignette che fanno cadere le braccia.
Si vede Hank che probabilmente gli dice qualcosa tipo Cocco, non so che skrull abbia preso il tuo posto, ma qui stai mandando tutto in  rovina. Non ci sto a fare più niente io, me ne vado come avrei dovuto fare da tempo.
Scott che prova a inventarsi una spiegazione per farlo rimanere.
Hank che lo saluta e scompare.
Scott che lo chiama, il suo tentativo finale: “Hank, aspetta…”
E poi Ciclope torna dagli altri dicendo “Bestia si è preso un periodo di aspettativa. Il prossimo problema?”

Il prossimo problema?

Liquida l’abbandono di Hank con tre parole.

Per quanto mi riguarda, questo supera in gravità anche il fatto che Ciclope rinchiude in una partizione della propria mente Void e tutti sono contenti così.
Quindi Ciclope è in grado di fare cose che gente come Emma Frost e Psylocke non possono fare, visto che Emma Frost per confinare Void era rimasta sempre in forma adamantina e che quando Psylocke aveva imprigionato dentro di sé il Re delle Ombre aveva rinunciato a utilizzare per anni la telepatia, per non consentirgli la fuga.
E Ciclope invece prende Void, lo intrappola in una parte della mente e si autoconvince che non vi accederà mai più. E il problema è risolto.
Ma scherziamo?
Emma Frost, Psylocke e Charles Xavier lo lasciano pure fare?

L’unica cosa buona dell’albo è stata la fine del dialogo tra Magneto e Namor.
Con Magneto che trova una soluzione al problemuccio ignorato da Ciclope, riguardo al fatto che con così tanta gente sull’Asteroide M l’isola sta affondando. Una soluzione che consente di prendere due piccioni con una fava, tornando utile anche al principe di Atlantide, anche se ancora non si conoscono bene i termini dell’accordo e cosa questo comporterà realmente.
Ma la parte finale del dialogo… Namor che dice “Finalmente da queste parti un adulto capace di portare a termine le cose“.
Becca e porta a casa, Scott.

Di Cable non parlerò.
Perché non esiste alcuna serie con questo nome, nell’albo. Non esiste, ergo non può farmi male.
Non esiste un Cable che, senza usare i poteri, tiene testa a un esercito di Schifoidi.
Non esiste un Alfiere che invece di essere assimilato viene controllato nei movimenti.
Non esiste niente di tutta questa lunga e orrenda saga.

14 novembre 2010 Posted by | comics, X-Men | 4 commenti