La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Perdido Street Station


Autore: China Miéville
Editore: Fanucci
Prezzo: € 18,50
Pagine: 744

Questo libro non l’ho letto nella versione italiana, ma nella versione in pdf gratuita trovata sulla libreria di Suvudu.
Quindi sul kindle, e in inglese.

Probabilmente sarebbe stato meglio leggerlo in italiano, perché sopratutto all’inizio Miéville è ostico, parecchio ostico.

Prima ci troviamo dei monologhi in corsivo, di una creatura che si fatica a comprendere per parecchio tempo: chi è? cosa è? cosa vuole? Prima di capire che era una semplice creatura vivente, avevo pensato a un’incarnazione del fiume, a un elementale, a una sorta di Re del fiume argento di Shannariana memoria.
Poi, superato lo scoglio iniziale, eccoci catapultati a New Crobuzon, la grande città stato sorta prepotentemente tra due fiumi, la città che sfida il cielo oscurandolo con la sua mole centrale, riempiendolo di dirigibili, attraversandolo con le sue skyrails che dal centro si dipanano verso le torri della milizia, distribuite nei vari quartieri della città.
Una città enorme, nella quale rimaniamo per tutta la durata del libro.
Una città cosmopolita, con quartieri-ghetti abitati da stranieri, gente di ogni etnia e razza che convive lungo le strade più o meno rispettabili della città.

E quando parlo di razze e etnie, lo intendo nel senso più ampio del termine.
Perché abbiamo gli umani, certo, i padroni. Ma abbiamo i garuda, uomini uccello che vivono tipicamente nei lontani deserti; abbiamo i Khepri, una strana razza di scarafaggi giganti i cui maschi sono insetti privi di cervelli e le cui femmine hanno un corpo umano con uno scarafaggio di sesso femminile come testa, non parlano ma secernono sostanze chimiche e dialogano con le altre razze con il linguaggio dei segni o con la scrittura; abbiamo i vodyanoi, creature acquatiche in grado di controllare quasi magicamente la forma e la struttura del liquido che li compone e nel quale vivono; abbiamo infime creature volanti dalla scarsa intelligenza, tassi utilizzati come animali domestici per portare i messaggi; abbiamo i cactacae, cactus viventi, molto isolazionisti e belligeranti.

E abbiamo la tecnologia, ovviamente.
Dirigibili e skyrails, ma anche elaboratori programmati con schede perforate, treni sopraelevati, robot programmati per svolgere i più disparati compiti. Abbiamo i Remade, gente passata sotto le mani di un taumaturgo, o come condanna per i propri crimini o volontariamente. Si tratta di persone cui sono stati innestate parti metalliche, o parti di altre creature, o ancora cui sono state modificate parti del proprio corpo. Gente con braccia di metallo, o di locusta, o con la bocca cucita. Anche gente che come unica parte umana hanno qualche centimetro quadrato di cranio, mentre il resto è ricoperto di metallo.

Abbiamo la politica, con il Primo Ministro intento a governare con pugno di ferro la città, badando a mantenere il potere e a non irritare le grandi lobby, coloro che investono i soldi nelle ricerche e nello stato.
Abbiamo le ambasciate di altre nazioni, timorose della potenza tecnologica di questa città. Abbiamo perfino un’ambiasciata dell’Inferno!

Abbiamo creature leggendarie come il Weaver, il Tessitore, un enorme ragno senziente, onirico ed enigmatico, che si muove tra i piani dell’esistenza e agisce per rendere più bella la ragnatela dell’esistenza. Solo che lo fa secondo il proprio senso estetico, incomprensibile e alieno.

Abbiamo costrutti metallici (i robottini) che per un virus a volte ottengono l’autoconsapevolezza, diventando intelligence artificiali.
Abbiamo serial killer, cartelli di droga in lotta tra di loro, scienziati banditi dall’università per le proprie teorie e per la propria inconcludenza, circoli di artisti, giornali sovversivi, rivolte di operai… abbiamo di tutto, insomma.

L’unico problema è che per mostrarci questo tutto, questa enorme varietà di creature, situazioni, scene, tecnologie… per mostrarci il parto della sua sfrenata immaginazione, per quasi metà libro ci ritroviamo a vagare stupiti per le strade della città, ma senza un indizio su quale sarà poi in realtà la storia narrata.
Facciamo la conoscienza con Isaac, lo scienziato rinnegato che in un appartamento in periferia porta avanti i suoi studi sulla teoria dell’energia di crisi, con la sua fidanzata segreta Lin (una Khepri scultrice), con il circolo di artisti amici dei due, con la giornalista rivoluzionaria Derkhan, con il malavitoso Lemuel, con il misterioso Yagharek.
Proprio Yagharek dà inconsapevolmente il via alla storia.
Perché è un Garuda mutilato, privato delle sue ali. Una persona ricoperta di piume, con grossi piedi artigliati e un duro becco in volto, e con cicatrici e ossa spezzate sulla schiena, là dove un tempo c’erano le sue possenti ali.
Asportate per punizioni, per un’infrazione commessa tra la sua gente. Furto di scelta di secondo livello.
Non si sa cosa sia questo crimine commesso dal Garuda, ma col tempo arriveremo a conoscerlo sempre meglio come persona, come carattere. Aiutati anche dai monologhi interiori di Yagharek, che ogni tanto compaiono in fondo a un capitolo.
Il Garuda raggiungerà Isaac, lo assolderà per trovare un modo di tornare a volare. E Isaac si tufferà nelle ricerche, esplorando tutti i campi possibili per soddisfare la richiesta del suo cliente: dalla taumaturgia alle scienze occulte, alla meccanica, fino ad arrivare al suo campo principale, la scienza della crisi. La ricerca della creazione dell’energia di crisi -peraltro ottimamente spiegata-, del motore perpetuo.
E durante queste ricerche ottiene un bruco enorme, affascinante. Un bruco che sembra rifiutare ogni cibo offertogli, finché per puro caso non si scoprirà il cibo di cui si nutre.
E quando il bruco evolverà, la storia avrà davvero inizio…

Una storia di avventura, a questo punto. Di azione.
Con un bel finale.
Con aspiranti divinità, creature leggendarie, creature su scale di potenza inimmaginabili. E un piccolo gruppo di persone, eroi loro malgrado, a ergersi tra la città e il caos, a difendere la vita di tutti gli abitanti di New Crobuzon, in lotta contro associazioni criminali, milizie dello stato, mostri e contro le loro stesse coscienze.

Il finale mi piace molto.
I personaggi mi piacciono molto.
La storia è bella quando comincia, peccato quasi mezzo libro sia sprecato a mostrare la città e le razze. Niente di brutto o noioso, certo, ma non c’è storia fino al bruco…

L’unica pecca sono alcuni personaggi un po’ tirati via (i mercenari, per esempio, due dei quali sembravano promettere più di quanto sia stato scritto su di loro e la terza che sembra pronta a entrare nel gruppo dei protagonisti e invece poi scompare) e un personaggio che sa troppo di deus ex-machina, che salva i nostri comparendo all’improvviso, sparendo e tornando in scena nell’ultima pagina tanto per fingere che avesse un senso la sua azione precedente…

A parte questa cosa, e malgrado il dilungarsi eccessivo della prima parte, è davvero un bel libro.
Proprio in questi giorni poi Miéville ha vinto l’Hugo con il suo ultimo libro The city & the city, che dicono sia più mainstream delle altre (che comunque non ho letto). Di certo ha una fantasia davvero fervida, capace di mescolare elementi fantasy e tecnologici creando ambientazioni steampunk oniriche e surreali.
Spero però che le sue altre storie siano più robuste di questa, che comincia davvero tardi.

Voto: 7/10

8 settembre 2010 - Posted by | Mieville China | , , , , , , , , ,

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