La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Cult of less


Qualche tempo fa, sul sito di Doctorow ho trovato questo interessantissimo articolo.

Di cosa si tratta, in breve? Di un uomo che ha deciso di tagliare con le proprietà materiali. Ha deciso di vivere con pochissime possessioni.
Un letto, per dormire.
Un tavolo e una sedia.

Niente stereo e cd: c’è il lettore mp3.
Niente libri: c’è l’e-reader.
Niente televisione: c’è il computer, che ti consente anche di fare qualunque altra cosa.

Ha venduto quasi tutto quello che aveva, guadagnandone una grandissima libertà. Libertà dai legami materiali, più che altro.

Tutto ciò che ha può stare in una valigia, pressappoco, e  il suo lavoro di programmatore informatico gli consente di lavorare da qualunque luogo.
Gode di una libertà assoluta, in ogni momento può prendere e andarsene dove vuole portandosi dietro tutto quanto in una valigia.

Tutto questo parlando molto alla buona, intendiamoci.

Ecco, è una cosa che da un lato mi affascina, dall’altro un po’ mi fa paura e un po’ mi lascia dubbioso.

Mi affascina perché è innegabile che sia estremamente attraente l’idea di essere davvero liberi, di potersene andare in ogni momento, tempo venti minuti. Io, il portatile, il kindle, un lettore mp3. I vestiti indosso, qualche altro vestito in uno zaino. Magari una chitarra, nel caso mi tornasse voglia di suonare, che poi la chitarra mi sembra visivamente ideale per questo vagabondare. Certo, bisognerebbe avere un lavoro come il suo, per fare ciò. Un lavoro fattibile a distanza, senza dover andare in ufficio, in piena libertà.

Mi fa paura perché nonostante tutto amo possedere fisicamente le cose che mi interessano: libri, fumetti, manga, qualche accessorio nerd come armi antiche, statue di draghi, tazze e magliette geniali.

Ma sopratutto, mi lascia dubbioso. Perché se ti si rompe qualcosa, sei tagliato fuori. Fare una cosa del genere vorrebbe dire buttarsi a capofitto in una sorta di mondo futuro fantascientifico in cui tutto è connesso alla Rete e tutto è digitale.
Se il portatile si rompe, sei completamente fuori da tutto, devi farlo riparare. Se si rompe l’e-reader, i tempi sono anche più lunghi per la riparazione.
Non so, mi sembra tutto un po’ troppo rischioso per i miei gusti. Il rischio black-out è sempre presente, e a quel punto cosa puoi fare?

Però rimane un’idea allettante, da tenere da parte per quando impazzirò abbastanza da pensare seriamente a un colpo di testa di questo tipo.

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31 agosto 2010 - Posted by | Altro | , , ,

10 commenti »

  1. Un attimo… ma cosa s’intende con “legami materiali”?
    A me mp3, computer ed e-reader sembrano ben materiali… ^^” Non mi pare abbia rinunciato a qualcosa, ha semplicemente “cambiato forma” agli oggetti di tutti i giorni, ovvero utilizza solo quelli trasportabili…
    Poi, appunto, se c’è un guasto entra in crisi… XDD

    Essere liberi di andarsene in ogni momento… per andare dove? ^^”
    Se uno rinuncia al “materiale” nel senso che passa il tempo tra natura, viaggi culturali eccetera ok, ma così… come dire… tutto ciò che si trasporta dietro è lavoro e svago puramente solitario e puramente… elettronico, freddo… in qualche modo limitato… °°
    Gli amici come se li trasporta? Gli va bene sentirli solo per e-mail? E la famiglia?
    E QUALSIASI ALTRA COSA?
    E poi è scomodo… o_O
    Un vagabondo versione nerd? Non m’attira, perde qualsivoglia romanticismo o spiritualità… XD

    Commento di Francesca | 31 agosto 2010

  2. Non riesco più ad accedere a splinder, dice che il mio username è stato bloccato. °° Sai a che è dovuto???

    Commento di Francesca | 31 agosto 2010

  3. Risolto. Scusa il disturbo. 😦

    Commento di Francesca | 31 agosto 2010

  4. Con legami materiali intendo tutto quello che ci resta attaccato. Librerie e scaffali e ripostigli e cassetti e angoli strapieni di oggetti di tutti i tipi, più o meno utili.
    E sono il primo a fare così.

    Ma liberarsi di tutto non sarebbe brutto, non fosse per il terrore del black out 😀

    (Per splinder fortunatamente hai già risolto, altrimenti avrei pensato che qualcuno avesse provato a entrare col tuo account e per questo fosse stato bloccato)

    Commento di tanabrus | 31 agosto 2010

  5. Uno con il computer, il lettore di e-book e l’mp3 non è uno che ha rinunciato alle cose materiali…
    Dovrebbe visitare qualche eremita senza il wireless e poi ne riparliamo.

    Commento di bruno | 31 agosto 2010

  6. Più che “cult of less” definirei la pratica in esame “cult of less space”. TV, DVD e lettori sono sostituiti dal computer; libri e fumetti dall’e-reader, o ancora dal computer; stereo e cd dal lettore mp3. Il tizio che ci sorride nell’immagine non ha rinunciato a un tubo, ha solo ridotto lo spazio secondo le opportunità offerte l’odierna tecnologia.
    La prova che questa pratica non conduce alla libertà dai legami materiali è la frase “se ti si rompe qualcosa, sei tagliato fuori”: una persona veramente libera dai legami materiali non ha tali preoccupazioni. Nè si cura così tanto di non perderli, questi legami, attraverso lettori, computer, ecc…
    Solitamente chi decide di svincolarsi dalle cose materiali del mondo ha sviluppato un’interiorità assai profonda e la connessione alla rete globale rappresenta una delle sue ultime preoccupazioni. Paradossalmente, il tizio dell’immagine ha rinunciato all’unica cosa materiale che non intacca affatto la figura poetica del vagabondo: il libro, ma quello di carta. Un libro, almeno uno. Quello che, dopo averlo letto, viene barattato per un altro oppure regalato.
    Il finto vagabondo non possiede di meno, ha solo spacciato per libertà un modo più figo di possedere. Più figo, più costoso, più impegnativo. E questo mi sembra tutto fuorchè libertà. Contento lui.

    Commento di Emanuele | 31 agosto 2010

  7. Mah, a me sembra assai legato, dipende da connessioni e rifornimenti di energia. Io mi immagino la libertà come uno stato in cui si hanno pochi legami e si è il più possibile autosufficienti. 🙂

    Commento di Valberici | 31 agosto 2010

  8. Beh, io direi che questo è un passo verso la libertà alla steampunk… ormai è sempre più utopistico e irreale pensare di scollegarsi realmente da tutto quanto. Tutto corre in rete, e chi non è in grado di connettersi risulta tagliato fuori.

    In un ipotetico scenario steampunk o comunque futuristico, la figura dello spirito libero\vagabondo la vedo così. Mp3, portatile, un ricambio di vestiti e via, verso nuovi lidi.

    Certo, serviranno rifornimenti di energia. Ma nessuno ha mai parlato di andare a far visita ai pinguini o di vivere in mezzo ai leoni 😉
    Siamo pur sempre bestie civilizzate, che lavorano. La libertà non è una fuga, è un essere liberi di andarsene dove si vuole decidendo anche in pochi minuti. Un paio di stanze in affitto, tutta la casa di cui si necessita.

    Mi attizza, l’idea, non ci posso fare niente.

    Commento di tanabrus | 31 agosto 2010

  9. Attizza anche Larry, se ti può consolare.
    Gli ho fatto presente che se tocca i libri che abbiamo in casa – accuratamente selezionati – prima lo uccido, poi divorzio.

    Commento di Azusa | 1 settembre 2010

  10. Immagino la scena 😀

    Commento di tanabrus | 1 settembre 2010


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