La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Sardegna 2010


Dopo qualche anno di pausa, nell’anno delle svolte mi sono preso una vacanza, finalmente.
Sono andato per otto giorni in Sardegna, a Teulada, nel sud-ovest dell’isola.

Non ero mai stato in Sardegna, ovviamente, né avevo mai preso l’aereo se è per questo.

L’aereo è stata un’esperienza bellissima, ritrovarmi in mezzo alle nuvole mi ha fatto pensare a quanto un tempo la gente poteva solo sognare certe cose. Mi è venuto in mente Icaro, e mi è partito automaticamente un puppa indirizzato a lui. Niente ali di cera, niente tuffo in acqua. Solide ali tecnologiche, un aereo che sembrava lo studio di una televendita e un pilota non molto esperto.

Teulada è un gran bel paesino. Supermercati che in realtà sono minimarket, parafarmacie, tante attività serali in piazza, una gelateria orribile e sciami di bambini che passavano le ore a tirare petardi.
Lì ho potuto assistere all’affascinante su ballu tondu, un ballo tipico sardo bellissimo a vedersi, sopratutto quando si è esibito un gruppo composto anche da alcuni del locale centro anziani, vestiti con abiti tradizionali.
Inoltre, trovare la mattina alle nove un vecchietto probabilmente già ubriaco che passeggia borbottando e canticchiando mette allegria a prescindere.

Il secondo giorno, malgrado il mio saggio parere negativo, siamo andati a vedere le dune.
Ecco, ora posso dire di apprezzare immensamente i Fremen e gli Aiel, per vivere in mezzo a cose del genere. Perché va bene entrare in territorio militare, va bene fare 7 Km di strada sterrata in un paesaggio brullo che faceva pensare di essere finiti in un safari in Kenia, va bene ammirare le dune di sabbia bianca… ma quando tira il libeccio e ti arrivano schioppettate di sabbia sulla schiena, fischi. E la sabbia entra negli occhi, nel naso, nelle orecchie, nella bocca. E non riesci a darti la crema protettiva, non senza grattugiarti la pelle.  E se ti stendi, in pochi minuti hai un bello strato di sabbia addosso.
Luogo bellissimo, certo, ma non per me. Almeno, non se devo stare in costume, darmi la crema e tira un vento assurdo.

Per il resto, abbiamo visitato le spieggie di Cala Lunga, Portixeddu, Tuerredda, Chia, Piscinni e Su Giudeu.

A Su Giudeu si è anche verificato un fatto più unico che raro: il sottoscritto, famoso per la propria avversione ai grandi spazi marini, è stato convinto a montare su un pedalò. Malgrado un vento fastidioso (cit. chi ci ha noleggiato il pedalò). Siccome sono una persona previdente, la prima cosa che ho fatto è stata individuare possibili modi per salvarmi la pelle in caso di naufragio\ribaltamento\attacco_di_un_Kraken\attacco_Atlantideo. Una boa era collegata a riva da una lunga fune piena di galleggianti, ma purtroppo era lontana. L’unica speranza concreta rimaneva un salvataggio a opera di un catamarano nelle vicinanze, o se fossi riuscito a resistere abbastanza a lungo un salvataggio da parte di una canoa. Fortunatamente però non ci siamo ribaltati, io non ho corso il rischio di annegare e sono qui a raccontarlo.
Comunque resta il fatto che in questo sono un vero nano, io e queste distese d’acqua non andiamo affatto d’accordo. Voglio dire, se fossi stato creato per stare in acqua avrei avuto un bel paio di branchie, no?

Comunque, lasciando da parte spiaggie, mari e Kraken assortiti, la vacanza ha avuto un lato negativo: la lettura.
Neanche con il Kindle sono riuscito a leggere quanto avrei voluto, anche perché il vento mi intimoriva non poco e ho preferito preservare l’integrità del lettore. Sono riuscito comunque a leggermi Insecta, e questo è bene come ho detto ieri.
In compenso, se una musa si è zittita, l’altra si è ringalluzzita. Visto che non potevo leggere, che altro fare in spiaggia se non dilettarmi con il lettore mp3? Hammerfall, Gamma Ray, Hardcore Superstar, Rammstein. Ma anche Babylon Bombs (tra l’altro a settembre dovrei sentirli dal vivo a Viareggio), Backyard Babies e Tokyo Dragons. Peccato la memoria fosse poca.

Che altro dire?

  • Cagliari è una gran bella città, per il poco che ho visto, e quanto prima vedrò di tornarci per rimanere in zona e visitarla per bene. E finalmente incontrare con calma i nerdacci locali, che ho potuto giusto salutare prima di fuggire verso il campo base, due settimane fa.
  • Non ho trovato nemmeno una libreria che avesse una parvenza d’ordine. Odio quando i libri nelle librerie sono messi alla rinfusa, senza un senso. Mi irrequieta.
  • L’isola di S. Antioco -che non è un’isola, essendo collegata alla Sardegna da una striscia di terra- è davvero bella. Peccato che quando da Cala Lunga si è provato a impostare il navigatore per tornare a casa, questo ha detto “vai alla strada più vicina” e ci ha indicato che la nostra posizione era “da qualche parte in mezzo al nulla”.
  • In alcuni punti sembrava di essere in Trentino, altro che Sardegna… come quando abbiamo fatto un’ora e mezza di montagna per arrivare a Teulada, o come quando per andare a Portixeddu ci siamo ritrovati sui monti con le nuvole alla nostra altezza.
  • Una volta che impari a conoscere Ryanair, ti fa meno paura.
  • L’aereoporto di Cagliari dà le paghe a quello di Pisa. A parte che a Cagliari controllano -giustamente- peso e dimensioni dei bagagli a mano (all’andata non era stato fatto. E vedere gente con un trolley più grosso della mia valigia in stiva, che lo spacciava per bagaglio a mano di dimensioni 55*40*20 mi faceva incavolare), ma a Pisa hanno sputato le valigie a velocità impossibile, ogni dieci secondi veniva un ingorgo sul nastro e non c’era una valigia non ammaccata. La mia era partita nuova di zecca, ora sembra abbia dieci anni di viaggi alle spalle…
  • Il giorno dopo la nostra partenza c’era una mostra archeologica, peccato averla persa.
  • Grazie al Kindle seguivo la posta e facebook.

Via, questo nuovo contatto con la vacanza è stato oltremodo piacevole.
Bei luoghi, bella compagnia, bel tempo.
Peccato solo che sia durata poco, da oggi si torna al lavoro…

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30 agosto 2010 - Posted by | Altro |

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