La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Riftwar


Torniamo ai libri, dopo le ultime digressioni televisive.
E torniamo ai libri puntando a qualcosa di storico, qualcosa di vecchio ma che ritengo sia tra le cose migliori scritte per un certo tipo di fantasy.

Siamo negli anni ’80, quando Raymond Feist pubblica  Il signore della magia, un libro che spazia da quello che potremmo definire il fantasy classico alla fantascienza.
Infatti abbiamo maghi ed elfi, nani e creature oscure, ostili. Abbiamo re e principi, intrighi di palazzo, nobili spietati ma anche veri nobili.
La storia prende il via in un luogo abbastanza remoto, così come accadrà una ventina di anni dopo per la saga di Martin. E come per la saga di Martin, anche qui abbiamo un nobile puro. Vuole il bene della sua gente, educa al meglio i figli. Alcune tradizioni di quel castello sono anche molto interessanti, come l’apprendistato dei giovani lavoratori, mentre lo spazio dedicato al gioco del calcio mi è sempre parso ridicolo ed eccessivo, ma ci può stare.
Pug è il protagonista del libro, è un ragazzo che diventa l’apprendista del mago Kulgan mentre il suo amico d’infanzia diventa soldato. Poi gli eventi precipitano, con il ritrovamento di una misteriosa nave e la comparsa di truppe straniere. Aliene.
Infatti vengono da un altro mondo, queste truppe, e tra le altre cose catturano anche Pug. Pug si ritrova quindi da solo su un pianeta ostile, e poco a poco da schiavo riuscirà a diventare un mago riconosciuto pure là.
Grandissime magie, mitologia, viaggi tra le dimensioni, bande di nani, boschi pullulanti di elfi, un ragazzo con un’armatura demoniaca che diventa il consorte della regina degli elfi, un re pazzo che vede nemici e complotti ovunque (ok, qui ha un certo non so che di Tolkien…). Fino al ritorno di Pug e alla fine della guerra, grazie al suo immenso potere. Con molti punti oscuri ancora rimasti privi di domanda.

Il secondo volume della trilogia, Silverthorn, è il più deludente dei tre libri.
L’azione principale vede come protagonisti il principe Arutha e il piccolo ladruncolo Jimmy, che aveva aiutato i nostri nel primo  libro. La promessa sposa di Arutha viene colpita dall’attacco di una setta di assassini, che la feriscono iniettandole un micidiale veleno. A fatica gli assassini vengono sconfitti, e si scopre che dietro di loro c’è una forza oscura in grado di annichilire perfino le divinità. E  il loro mandante è Murmandamus, il capo dei moredhel, nemici giurati di umani, nani e elfi. L’unico modo per salvarla è procurarsi un antidoto, per il quale è necessario prendere la pianta di Silverthorn, ovviamente reperibile solo nei territori dei moredhel. Aretha parte per la quest, mentre Pug mette in ibernazione la principessa e poi vola sull’altro mondo per scoprirne di più sulla forza oscura dietro Murmandamus, che non lo convince.
E infatti scopre che il moredhel è mosso da un’antica e oscura entità, che in passato aveva quasi distrutto il mondo degli Tsurani.
Pug qui svolge un ruolo di secondo piano, rimane in stasi in attesa dello scontro finale. E’ Arutha con i suoi compagni a invadere il territorio nemico, cercare la pianta, uccidere il generale nemico, arrestare l’avanzata dei nemici e guadagnare prezioso tempo.

Tempo che sarà necessario a Murmandamus per riunire nuovamente le sue forze e marciare sulle terre degli umani.
Di nuovo Arutha fa da protagonista per quanto riguarda le guerre e gli scontri, ma alle sue spalle lottano tre creature ben più potenti: Pug, il signore della magia; Macros il nero, che potremmo definire il suo predecessore; e Tomas, l’amico d’infanzia di Pug che grazie alle macchinazioni di Macros aveva trovato e indossato l’armatura maledetta dei valheru nel primo libro, e che solo adesso scopriamo cosa possa fare nel pieno dei suoi poteri, rendendo il ragazzo una sorta di reincarnazione di quelle creture divine.
E così mentre Arutha guida la resistenza umana contro le orde nemiche che tentano di conquistare la città di Sethanon, i due maghi si sforzano di tenere chiuso il varco che il generale avversario tenta disperatamente di aprire. Purtroppo la morte del generale libererà le energie magiche necessarie all’apertura del varco, da cui emergerà un valheru pronto a portare distruzione sui due mondi. Ma sarà fronteggiato da Tomas, ormai un valheru completo, che lotterà all’ultimo sangue per difendere il suo mondo.

Una trilogia che parte dal basso, come è giusto che sia, culminando a livelli mitologici ed epici.
Il ragazzino imbranato è diventato il mago supremo di due mondi, il suo amico sognatore è ora l’incarnazione di un Signore dei Draghi ed è il consorte della Regina degli Elfi.
Viaggi tra le dimensioni, un’antica razza divina che sciamava per l’universo conquistando e distruggendo, un male antico che lentamente si risveglia.

E le basi per il futuro: l’isola donata a Pug, che diventerà una sorta di scuola di magia dove tutti i dotati troveranno rifugio negli anni successivi, quando regnanti meno benevoli guarderanno con ostilità a loro.

L’universo narrativo di Feist continua infatti a vivere, in Italia è stata tradotta una seconda trilogia (L’artiglio del falco d’argento, Il re delle volpi e L’esilio del tiranno) che comunque è a un livello molto inferiore. E comunque tra questa trilogia e quella della Riftwar ce ne sono altre cinque, inedite.
Il primo di questi tre libri mi era piaciuto, gli altri erano andati in calando invece… comuqnue la prima trilogia merita assolutamente di essere letta.

24 agosto 2010 - Posted by | Feist Raymond | , , ,

3 commenti »

  1. Sempre consigli interessanti dai, Tanabrus… vedrò di procurarmi questa saga. Ammetto che il primo volume mi aveva sempre incuriosito, ora non posso che tentare un acquisto. 😉

    Commento di Vocedelsilenzio | 24 agosto 2010

  2. Anch’io li ho letti parecchio tempo fa (intendo la prima trilogia).
    Quello che mi lasciò favorevolmente colpito fu che il primo libro inizia in modo assolutamente banale, seguendo tutti gli schemi del genere, per poi discostarsene completamente.

    Commento di Darak | 24 agosto 2010

  3. Si, il primo libro è un capolavoro.
    Parte dal bassissimo, da due nullità in un contesto quasi amichevole tra nobili e servitori, in un avamposto lontano lontano.
    E finisce con divinità del passato, regnanti elfici e nanici, varchi tra mondi, imperi di altre dimensioni, oscure presenze che tentano di distruggere il mondo, i giochi politici nella capitale del regno.

    Dal piccolo all’enorme, dal marginale al centrale. Un crescendo continuo.

    Commento di tanabrus | 26 agosto 2010


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