La torre di Tanabrus

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Il salvatore di anime


A cose normali inserirei nel centro della pagina la copertina del libro, seguita dal nome dell’autore, dall’editore, dal prezzo e dal numero di pagine.
Ma questo non è un caso normale, e comportarsi nel solito modo è impossibile.

Una copertina non c’è, questo è un e-book mai pubblicato su carta.
Non c’è nemmeno un editore: non è mai stato pubblicato e basta, è autoprodotto e autodistribuito dall’autrice.
Ovviamente non c’è nemmeno un prezzo. Il download del libro è gratuito sul sito dell’autrice.
Ci sono però il numero di pagine -175- e il nome dell’autrice: Giulia Baroni.

La Baroni ha scritto in precedenza un altro libro, L’esercito di Gaia, che non ho letto e di cui so ben poco. Ricordo che a Valberici era piaciuto, forse anche all’Imperatore ma vado proprio a memoria.
Ma sto divagando, parliamo di questo libro.

Da alcuni refusi presenti (a partire dal capitolo Cornelia 4, fino almeno a quando si fa sera su Silice) si capisce che questo libro (più un racconto lungo, vista la lunghezza complessiva) era stato originariamente presentato, almeno in parte, per il concorso Sanctuary di Asengard. Infatti in queste parti il nome della città da Silice si trasforma in Sanctuary.
Refusi comunque accettabili, visto che è gratuito e che manca il controllo di un editor.

La storia è di chiara ambientazione Urban Fantasy, con diversi cliché del genere: c’è l’eroina che qualcosa rende diversa da tutti gli altri, ci sono vampiri e licantropi, c’è del sano e meraviglioso sesso selvaggio. Con un vampiro.
Tutte caratteristiche che alla lunga (cioè dopo quattro libri, più o meno) mi avevano portato a rompere i ponti con questo tipo di Urban Fantasy (Hamilton, Harrison e Kenyon, tentate e lasciate).

Ma qui ci sono anche altri elementi, che rendono la storia abbastanza diversa da queste altre, passando sopra ai sospiri bramosi quando si tratta di Leon e Moona.
Abbiamo la megalopoli di Silice, dove vivono i normali, purificati dall’ignominia delle diversità e della criminalità, nascosti dietro uno schermo di perbenismo e corruzione.
E abbiamo il ghetto, dove vengono esiliati i criminali e i diversi. Quindi un sobborgo fuori dalle possenti e invalicabili mura cittadine, marciscente per gli scarichi cittadini e ingrigito dalla perenne coltre di smog che grava su di esso, popolato da criminali di ogni tipo e da vampiri, licantropi e ogni genere di mutazione intermedia tra queste due tipologie dominanti. Si, in certi punti ricorda quasi la contrapposizione Londra-Steamland dell’ultimo libro di Dimitri.

La protagonista, Moona, non è la solita detective vista, rivista e stravista. E’ una dottoressa, una tirocinante. Una diversa, dotata di un occhio medico che le consente di vedere le malattie dei pazienti. E quindi di curarli subito.
Peccato che venga smascherata. Non importa quale sia la diversità, basta essere diversi per venire cacciati.
E Moona perde tutto quello che ha, si ritrova nel ghetto circondata da persone orrende e spietate.

La morte sembra l’unica soluzione possibile.
Invece no, viene salvata da Leon. Un vampiro atipico, che caccia per procurare il sangue ad altri vampiri così che non debbano macchiarsi degli omicidi, facendo ricadere queste colpe solo sulle sue spalle. Un vampiro che ha un misterioso legame con Moona, e che quindi la vampirizza all’istante salvandola dalla morte.

Ora, i vampiri di qui sono vampiri giusto di nome. Non temono la luce, anzi camminano tranquillamente di giorno. Possono mangiare cibo normale.
Semplicemente, hanno una sfrenata passione per il sangue, che li fa andare in frenesia. Hanno i canini appuntiti. Guariscono velocemente, e sono difficilissimi da uccidere. E sono morti, il cuore è fermo, gli organi mummificati.

Ovviamente nel gruppetto di vampiri di Leon abbiamo due casi speciali su cinque: Moona -il cui cuore continuerà a battere, e che diventerà preda dei propri desideri cedendo in pieno al suo lato malvagio- e Cornelia, esatto opposto di Moona e che anche da morta continua a crescere e a invecchiare.

La storia prevede che le ricerche di Moona vengano viste chiaramente come il motivo della sua cacciata, e mentre chi l’ha smascherata si prende il merito di quelle sconvolgenti scoperte diventando Ministro della Sanità e progettando una campagna di ingegneria genetica per eliminare alla fonte ogni diversite, nel ghetto Moona e Leon danno vita a una Ribellione con lo scopo dichiarato di riportare tutti i diversi in Silice, con gli stessi diritti dei normali.
Che poi a Moona non importi niente di questa causa e cerchi solo vendetta per la sua vecchia vita, è un altro conto.

E in tutto questo, ogni tanto torna ad assillarci la domanda “che relazione c’è tra Leon e Moona, cosa è successo in passato?”
E compare spesso colui che tutto vede, la versione Siliciana di Dio, intento a osservare l’evolversi delle vicende e a soffrire\tifare per Moona, la pecorella che vede sempre più smarrita.

La storia in sé e per sé mi è piaciuta.
Le scene di sesso, l’attrazione selvaggia, i giochini amorosi… no, questa roba non mi è piaciuta.
Il finale direi che può andare bene.

Un unico appunto: il ghetto più che altro viene raccontato come luogo brutto, pericoloso e intriso di violenza. Ma Moona pre-vampiro riesce a sopravvivere fino a quando tenta il suicidio, e anzi riesce a contattare uno spacciatore e a farsi rifornire.
Due bambini sopravvivono per qualche giorno da soli lì dentro.
I due licantropi che diventeranno leader gestiscono un bar.
Ecco, magari mostrare meglio la pericolosità e invivibilità del ghetto sarebbe una buona cosa.

Un buon racconto lungo, che a mio avviso potrebbe venire anche meglio sistemando qualcosa (di sicuro una rilettura per togliere i refusi farebbe bene). La scrittura di Giulia mi piace, in futuro penso proverò a leggere anche il suo vero libro.

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12 agosto 2010 - Posted by | Baroni Giulia | ,

4 commenti »

  1. Grazie!
    I refusi sono un problema, sempre lo saranno, non c’è cura a questa mia malattia.
    Un’altra rilettura/riscrittura ci starebbe non tanto per correggere gli errori (tanto io non li vedo, il mio occhio li corregge istantaneamente), quanto per sistemare la contestualizzazione del ghetto (è vero, lo si può mostrare meglio) e sistemare qualche oggettivo buco di trama.
    Ma ormai questa storia ha già fatto il suo corso, ho tagliato il cordone ombelicale e mi concentro sui lavori successivi.
    Di nuovo grazie per il tempo e per la fiducia

    Commento di giulia | 12 agosto 2010

  2. Tanto per sapere, questo racconto è precedente, contemporaneo o successivo rispetto al libro?

    Commento di tanabrus | 12 agosto 2010

  3. Il salvatore di anime è successivo, il libro l’ho scritto tre anni prima ed è una favola per bambini, la mia prima opera in assoluto (fa parte di una collana per l’infanzia, il romanzo era uno solo ma per motivi “economici” dell’editore è stato suddiviso in 3 episodi – il secondo uscirà in autunno).

    Commento di giulia | 13 agosto 2010

  4. Ok, grazie per le informazioni 🙂

    Commento di tanabrus | 13 agosto 2010


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