La torre di Tanabrus

Did you miss me?

I fratelli Karamazov


Autore: Fedor Dostoevskij
Editore: Einaudi
Prezzo: € 16.80
Pagine: 1016

Fino a ora mi ero tenuto alla larga dalla letteratura russa, scottato dalla lettura alle elementari di Guerra e pace che mi aveva traumatizzato e addormentato. Poi è arrivata la passione per i libri russi da parte di un mio amico, e quindi qualche tempo fa ho letto un appassionato consiglio da parte di Licia Troisi su I fratelli Karamazov. E poi i commenti positivi, positivissimi di Eleas, di Valberici…
così ho ceduto, e ho preso questo libercolo.

Un migliaio di pagine, che possono essere una delizia se il libro piace e una tortura micidiale se al contrario la lettura si dovesse rivelare soporifera.
Sono stato fortunato, la lettura è stata piacevole, in linea di massima.

Non mi sogno nemmeno di fare una recensione, e anzi è la terza volta che cancello tutto e riscrivo daccapo.
Perchè già due volte sono partito per parlare solo delle impressioni generali, e mi sono sorpreso a descrivere i tre (quattro?) fratelli Karamazov, perdendomi in questo compito.

Mi limito a dire che questo libro ha dell’epica, nei personaggi dei fratelli. Amanti della vita, ognuno a suo modo. Travolti da passioni irrefrenabili, distrutti da dilemmi morali che non gli concedono tregua.
Tutti, cioè, tranne Alesa, l’eroe del racconto, il santo. Colui che passa attraverso le pagine pieno di pietas e di amore per il prossimo, colui che tutti vedono come la loro coscienza.

Personaggi epici, quindi, condannati dal fato e dai loro geni a una tragedia annunciata, che fin dall’inizio possiamo scorgere, lì sopra le loro teste. Le loro infanzie, diverse l’una dall’altra ma tutte ugualmente segnate dalla grettezza e meschinità paterne; i diversi caratteri sviluppati, che vanno a coprire tre mondi differenti -abbiamo l’ateo letterato che non crede e si beffe degli altri, troppo superiore lui rispetto al prossimo; l’ufficiale in congedo che vive di vizi, di carattere irascibile e preda delle passioni, divorato all’interno dai propri dilemmi morali; il ragazzo puro e innocente che porta pace e tranquillità ovunque vada-; il fratello illegittimo, servitore in casa del padre; le dispute per i soldi dell’eredità materne, e lo scontro tra Dmitrij e il padre per l’amore di Grusen’ka.

Non starò certo a dire che le più di 1000 pagine non si sono sentite… ho aspettato appositamente le ferie per attaccare questo libro, anche perchè sono pagine spesso dense di dialoghi religiosi o sui massimi sistemi da seguire con molta attenzione, spesso da rileggere due o tre volte.
Ma a parte il racconto della vita dello starec morente -inutile, per la storia- e le arringhe di procuratore e difensore al processo -non inutili, ma ridondanti, ampollose e retoriche… alla seconda arringa non ho più retto e ho saltato interi brani- non si avverte stanchezza, noia o fastidio.
Perché la storia c’è, e malgrado la lentezza (innegabile, certo…  quattro pagine per descrivere l’aula di tribunale e chi era presente) rimane sempre lì, presente, tangibile. E i dilemmi di Dmitrij, i discorsi di Ivan, i triangoli amorosi tengono ben viva l’attenzione.

Sopratutto i discorsi di Ivan sono interessanti. Tre in particolare, direi.
Il primo è quando parla della sua ribellione a Dio, la sua intenzione di restituire il biglietto, non accettando un mondo che si fonda sulla sofferenza di gente innocente.
Il secondo è il poemetto ideato da Ivan stesso, Il grande inquisitore in cui Cristo scende nuovamente sulla Terra e viene incarcerato e affrontato dal grande inquisitore. E’ il brano probabilmente più famoso del libro, con un monologo sulla libertà concesso da Dio all’uomo e la sofferenza causata da questo fatto, sul bisogno dell’uomo di non essere libero… contrapposto al bisogno di Dio di essere amato per libera scelta (da qui, immagino, ha preso spunto Ennis per la sua relazione tra Jesse e Dio in The Preacher).
Il terzo è il dialogo tra Ivan, ormai febbricitante, e il demonio, una sua allucinazione affascinante.

E fra delitti, furti, tradimenti e sospetti, si erge come un gigante il puro Alesa, l’eroe del romanzo.
La cui consacrazione a eroe direi che arriva nelle ultime pagine, alla fine del funerale -con tutta la trama di Il’jusa che mi era sembrata fino ad allora inutile- quando lo vediamo in mezzo ai ragazzetti. E possiamo notare l’effetto che ha avuto Alesa su Kolja, su come il ragazzo sia cambiato e si sia riavvicinato anche alla religione.
Alesa è l’eroe, dei fratelli è l’unico che costruisca qualcosa, che aiuti gli altri senza soccombere a passioni e vizi.

Un gran bel libro, non c’è che dire, a pieno titolo un classico della letteratura.
Questa volta evito anche di dare voti, non avrebbe senso.

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9 agosto 2010 - Posted by | Dostoevskij Fedor | , ,

4 commenti »

  1. Ammetto di non aver mai letto nulla di Dostoevskij (almeno credo, non leggo praticamente mai il nome dell’autore di ciò che leggo ù//ù). Anche se ho letto un commento piuttosto sardonico di Henrik Lange al suo: “Delitto e castigo” (come demolire un grande classico in 4 sillabe e meno).

    [[Il secondo è il poemetto ideato da Ivan stesso, Il grande inquisitore in cui Cristo scende nuovamente sulla Terra e viene incarcerato e affrontato dal grande inquisitore. E’ il brano probabilmente più famoso del libro]]

    In effetti questa la conoscevo, anche se non so perché. (_> )

    Commento di Francesca | 9 agosto 2010

  2. Ammetto di non aver mai letto nulla di Dostoevskij (almeno credo, non leggo praticamente mai il nome dell’autore di ciò che leggo ù//ù). Anche se ho letto un commento piuttosto sardonico di Henrik Lange al suo: “Delitto e castigo” (come demolire un grande classico in 4 sillabe e meno).

    [[Il secondo è il poemetto ideato da Ivan stesso, Il grande inquisitore in cui Cristo scende nuovamente sulla Terra e viene incarcerato e affrontato dal grande inquisitore. E’ il brano probabilmente più famoso del libro]]

    In effetti questa la conoscevo, anche se non so perché. (<- uh, il genere di frase che sta alla letteratura come la k alla grammatica italiana ^^;)
    L'avranno citato in qualcosa che ho letto o visto. ?_?

    ps. Hai letto Guerra e pace alle elementari? XD
    E io che mi sentivo singolare per aver letto i Promessi Sposi alle medie… XDD
    (beh, i miei compagni non lo lessero neppure al liceo dove era nel programma scolastico ù_ù )

    Commento di Francesca | 9 agosto 2010

  3. Credo lo aggiungerò alla lista dei libri da leggere ma aspetterò di essere più in vena di romanzi che trattano temi simili ( adesso non è proprio il periodo =__=; sto già abbastanza in crisi religiosa di mio).

    Commento di Francesca | 9 agosto 2010

  4. Probabilmente (anzi, di sicuro) ero troppo piccolo per quel mattone, visto che m’ha tenuto lontano per quasi venti anni dai russi 😛

    Comunque per leggere questo libro penso tu debba essere nello stato d’animo adatto e con molto tempo a disposizione, io ho aspettato le ferie altrimenti ci potevo stare un mese… 😀

    Commento di tanabrus | 9 agosto 2010


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