La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Wild Cards – L’origine


Autore: Howard Waldrop, Walter Jon Williams, Amber Corporation, Melinda Snodgrass, David Levine, Lewis Shiner, Victor Milàn, Edward Bryant, Leanne Harper, Stephen Leigh, Carrie Vaughn, John Miller
Editore: Rizzoli
Prezzo: € 16.00
Pagine: 561

Questo primo volume delle Wild Cards reca in copertina il nome di Martin come autore, ma questi racconti di fine anni ’80 appartengono in realtà a tutti gli autori che ho citato in precedenza. Martin è uno di loro, oltre a essere la persona che ha avuto l’idea di trasformare in universo letterario il gioco di ruolo basato sui supereroi che giocava con un gruppo di altri scrittori all’epoca. Scrittore e curatore, comunque l’aver messo il suo nome in copertina è vagamente pubblicità ingannevole. Uno compra il libro pensando che sia stato scritto da Martin, invece dell’autore di A game of throne trova solo prefazione, postfazione e un racconto.
Male, male, male.

Così come male sono gli errori che saltano all’occhio nel testo. Un po’ più di attenzione poteva anche essere messa in questo libro, visto che di certo non c’era urgenza di pubblicarlo (tranne quella di sfruttare l’impaziente attesa dei fan di Martin verso A dance of dragons) e dopo 24 anni uno avrebbe pensato di trovarsi di fronte un prodotto molto migliore.

Fin qui, quanto riguarda l’edizione italiana. Non buona, quindi.

Il libro in sè, invece… all’inizio mi ha dato un’impressione un po’ strana, lo ammetto.
Siamo nel ’46, in America. In mezzo agli eventi storici più o meno noti in tutto il mondo (cose tipo la Seconda Guerra Mondiale, la guerra fredda, la caccia alle streghe comuniste in America, le lotte per i diritti delle persone di colore, più avanti anche il Vietnam) avvengono due singoli episodi di fantasia, che modificheranno tutto il corso della storia.
Evento numero 1: dopo essere stato dato per disperso e aver trascorso un anno intero su un’isola deserta, viene ritrovato e riportato in patria Jetboy, un eroe della guerra, il miglior pilota americano. Un soldato che a soli dodici anni, mentendo sull’età, era entrato in servizio partendo per la guerra. E a meno di venti anni era ormai un eroe nazionale, con un’editore di fumetti che serializzava le sue avventure.
Evento numero 2: dallo spazio arriva una navicella aliena, con dentro una persona che sembra un umano. Il dottor Tachyon, come venne ribattezzato. Un principe alieno, proveniente da una cultura francamente simile a quella Meniboreana, che aveva sfidato la sua stessa gente per evitare che sperimentassero sulla Terra un’arma biologica creata recentemente dai loro scienziati: il virus Wild Cards. Un virus in grado di attaccare chi vi entrava in contatto, uccidendo i nove decimi delle persone coinvolte. Ma a quell’ultimo decimo, poteva dare poteri straordinari. O mutazioni casuali. Il 99% dei sopravvissuto diventava un Joker, un semplice mutato. Poteva essere un animale parlante, o ritrovarsi con una proboscide o piume, o anche diventare un’ammasso di gelatina, avere la pelle troppo sensibile per sopportare qualunque contatto o averla totalmente trasparente, avere dimensioni troppo enormi perchè le gambe fossero in grado di sorreggerlo o avere più occhi, più braccia… il restante 1% però diventava un Ace. Poteva volare o spostare gli oggetti col pensiero, leggere le menti o manipolarle, fermare il tempo o sollevare carri armati, teletrasportarsi o mutare forma.

Ovviamente Tachyon non riesce a convincere immediatamente i militari delle sue intenzioni, né il governo. Altrettanto ovviamente dei delinquenti trovano la bomba con il virus, e pensandola uno strumento bellico decidono di usarla per ricattare il governo e diventare ricchi. Jetboy andrà al salvataggio, e nello scontro che ne seguirà, su un dirigibile, accadrà l’irreparabile. La bomba si attiverà e il virus si spargerà su New York. E, portato dal vento, su tutto il globo.

I racconti sono pressoché indipendenti, ma i personaggi spesso ritornano. E sopratutto sono in ordine cronologico: il primo racconto vero e proprio, Il dormiglione, parla di Croyd e di come, a quattordici anni, si era ritrovato coinvolto nell’esplosione del virus Wild Cards. Diventando tra l’altro un caso più unico che raro, e interessantissimo.
Un bel racconto, utilissimo anche a farsi un’idea chiara della situazione a New York dopo il virus.

Il racconto successivo è quasi ovvio: Il testimone narra la creazione dell’EFD, Exotics for democracy, un gruppo di Ace legati al governo anche se non direttamente, inviati nelle missioni più disperate e disparate. Come rovesciare dittature, per esempio. Black Eagle, un soldato di colore in grado di volare, Golden boy, un soldato invulnerabile, eternamente giovane e fortissimo, L’inviato, un potente telepate, e Brain Trust, una donna in grado di assorbire la mente di altre persone. Il racconto spazia dall’esplosione del virus alla creazione dell’EFD, dal loro sfavillante successo alla loro repentina rovina con un paio di missioni impossibili assegnate loro appositamente e l’istituzione di tribunali per gli ACE, con la trasformazione della caccia ai comunisti in una caccia alle streghe rivolta verso gli ACE. Il regno del terrore, con la gente che si mostrava per quello che era realmente. Chi si rifiutava di cedere e finiva esiliato o imprigionato, e chi invece cedeva e faceva di tutto per salvarsi.
Bello, anche questo. Tra tutti i racconti, uno di quelli che più mi ha ricordato una pietra miliare dell’ambiente supereroistico realistico: The Watchmen.

E poi lo stato di segregazione in cui vivono i Jokers, esiliati nel ghetto di Jokertown e ignorati dalla gente normale, visti come fenomeni da baraccone e delinquenti; chi decideva di registrarsi e diventare un soldato ACE al soldo del governo, e chi invece seguendo i consigli dei fumetti si mascherava e giocava al supereroe, al vigilante mascherato.
La crisi profonda nella quale era sprofondato Tachyon, e come ne era uscito tornando a fare tutto ciò che poteva per aiutare i Jokers, aprendo cliniche e cercando una cura alla loro condizione.
La guerra in Vietnam, con la Brigata Joker sempre in prima linea e le manifestazioni giovanili in strada in America, con ACE a guidare la folla e ACE al servizio dell’esercito pronti a fermarli.
Una cantante che viene notata di sfuggita dal protagonista di un racconto, ritorna nel racconto successivo come coinquilina ormai scomparsa della nuova protagonista, in una storia toccante e molto bella.
Un ACE in grado di manipolare le emozioni della gente prende sempre più potere, novello Burattinaio.
Un soldato ai tempi della guerra in Vietnam torna di nascosto in America, pronto a chiudere alcuni conti con un generale vietnamita che si è nascosto a New York.

Un bel lasso temporale, insomma. Storie collegate, frammenti del mosaico complessivo che danno un’ottima visione d’insieme di questo universo.
Un universo che è Watchmen fatto libro, sono la Golden Age Marvel letteraria.
Sono Capitan America e Gli Invasori, ma anche il classico adolescente che sogna di diventare supereroe e il Luke Cage che vuole stare per i fatti suoi e proteggere la sua gente.
Sono persone normali dotate di poteri straordinari in un contesto reale.

Malgrado la struttura a racconti notoriamente non mi faccia impazzire, qui quasi non si avverte questa forma spezzettata, tanto sono uniti bene i racconti.
Un bel lavoro.

Voto: 8/10

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19 luglio 2010 - Posted by | Bryant Edward, Harper Leanne, Leigh Stephen, Levine David, Martin George, Milàn Victor, Miller John, Shiner Lewis, Snodgrass Melinda, Vaughn Carrie, Waldrop Howard, Williams Walter Jon | , , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Complimenti per la recensione^^

    Sembra interessante. Francamente preferisco il fantastico al fantascientifico, e non sono particolarmente attratta dalle storie di mutanti et similia… però hai stuzzicato la mia curiosità, appena vado in libreria lo cerco…

    Commento di Francesca | 19 luglio 2010

  2. Dipende se Watchmen ti è piaciuto o meno, perché siamo a un livello di realismo come nel capolavoro di Moore.
    La parte aliena e fantascientifica rimane sullo sfondo, è presente solo all’inizio e ogni tanto la tira in ballo il Dottor Tachyon quando racconta della sua vita sul pianeta natale.
    I mutanti… beh, più che altro sono mutati. La maggior parte sono sfigati con mutazioni fisiche che li rendono appariscenti e evitati (se fortunati) o costretti a vivere una vita schifosa. Ci sono pochi “belli e potenti”, molto pochi.

    Commento di tanabrus | 19 luglio 2010


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