La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Cavie


Autore: Chuck Palahniuk
Editore: Mondadori
Prezzo: € 9.50
Pagine: 414

Questo libro non mi è piaciuto quanto altri di Palahniuk.
E’ un suo libro e si vede, ha i tratti distintivi delle sue produzioni… ma è la storia che in qualche modo non mi ha preso. Non come era successo con Fight Club, o Rabbia, o Invisible Monsters, o anche con Ninna nanna.

La storia vede un gruppo di aspiranti scrittori abbandonare in gran segreto le loro vite di tutti i giorni per seguire un vecchio paralitico, Whittier, in una sorta di rifugio isolato dal mondo esterno. In questo luogo lontano dalle distrazioni del mondo, in compagnia di gente simile a loro e con lo stesso loro scopo, potranno concentrarsi solamente sulla scrittura di un capolavoro.
Fin da subito  però il narratore mette in chiaro che le cose si sono svolte poi in maniera molto diversa da come pensavano prima di partire. E’ stato un disastro, una serie di tragedie e sofferenze e dolore.
Perchè il rifugio si rivela una prigione. Una prigione creata poco a poco dagli stessi imprigionati, decisi a crearsi una storia che li rendesse famosi.

E si arriva alla parte caratteristica di Palahniuk.
Questo libro parla del desiderio di successo, di cosa la gente è pronta a fare per raggiungere la fama.
E così abbiamo questi aspiranti scrittori che, trovatisi nell’occasione ideale per crearsi una storia tragica tale da renderli ricchi e famosi, di nascosto sabotano le serrature per rimanere intrappolati nel rifugio; sabotano le scorte di cibo, così da apparire denutriti; sabotano la caldaia e i gabinetti; arrivano a mutilarsi, una volta che il loro vero carceriere sia scomparso e siano quindi in grado di infliggersi qualunque punizione gli venga in mente, da addebitare poi sul conto del loro malvagio nemico.

La cosa triste è che il tutto fila.
Ha senso, per gente così squallida, il crearsi una situazione più patetica possibile per ottenere, una volta liberati, l’affetto della gente, i contratti miliardari di Holllywood, le presenze in tv.
Ha senso arrivare a infliggersi la mutilazione per apparire come il più colpito da quegli eventi, mutilandosi sempre di più per avere la mutilazione peggiore all’interno del gruppo di sopravvissuti.
Ha senso arrivare a considerare la morte stessa come un’esperienza da raccontare, l’osservarla con distacco pensando solo a come riferirla poi davanti alle telecamere.

Abbiamo tanti aspiranti scrittori, tante persone con qualche sorta di dramma personale alle spalle.
Tante persone che sarebbero benissimo potute essere protagonisti di altri libri di Palahniuk.
La donna che fugge inseguita dalla polizia, per salvare i bambolotti violati dai suoi colleghi; il cuoco serial-killer che si vendicava delle recensioni negative; storie di violenze e di assurdi ragionamenti e di apparire a tutti i costi. Tutti potenziali protagonisti, dal primo all’ultimo.
Ma al contempo, tutti comparse.

La voce narrante è interna a quel gruppo, ma resta sempre anonimo. Si limita a riferire ciò che ogni personaggio fa, estranea agli eventi ma sempre annoverandosi all’interno del gruppo di reclusi. Questa scelta non mi è piaciuta molto.

La struttura è a gruppi di tre capitoli, ciclica.
Il primo capitolo riguarda la storia, la trama. Gli scrittori che si radunano, che vanno nel rifugio, che cominciano a manomettere il rifugio stesso, a crearsi la loro tragedia personale.
Il secondo invece è una breve presentazione di uno dei personaggi-comprimari, come fatta dal personaggio stesso davanti al resto del gruppo.
Il terzo, è una storia narrata da quel personaggio. Che può essere la sua storia personale, o una storia inventata in base al personaggio che ha scelto di recitare, non si sa.

Comunque, i terzi capitoli sono ciò che fa dire “questi potrebbero essere protagonisti di altri libri”, i primi seguono la trama.
Ma la trama è abbastanza prevedibile, e non mi ha preso particolarmente. Magari perchè ciò di cui parla, diversamente da altre volte in cui in un certo senso apre gli occhi su qualche aspetto della società moderna, è troppo ovvio e scontato e noto.
Cioè, tutti sappiamo che i reality e i talk show sono solo dei luoghi dove gente a caccia di fama passeggera si fiondano, in attesa dei loro cinque minuti di gloria. Tutti sappiamo che molta gente farebbe tutto pur di apparire in tv, o al cinema, o di diventare in qualche modo famosa. Le proposte che vengono fatte nel mondo dello spettacolo penso siano abbastanza intuibili.

Da lì a manovrare la realtà creando i nemici della situazione, creando drammi e tragedie, il passo è breve.
Se in questa situazione voglio uscire come quello da intervistare e coccolare, devo essere quello che ha sofferto più di tutti. Mi devo tagliare le dita. Non devo mangiare. Devo ricordare con dolore la morte di queste persone.
La morte sempre più vissuta come evento mediatico e basta, il fatto che sia una morte che avviene accanto a noi invece di una morte vista in tv è solo il gradino successivo, l’evoluzione dell’indifferenza.

Può essere che sia la familiarità con questa critica che non me l’ha fatto apprezzare come gli altri.
Comunque è un libro godibile.

Voto: 6/10

Annunci

5 luglio 2010 - Posted by | Palahniuk Chuck | ,

1 commento »

  1. Ce l’ho in lista d’attesa, e ora mi passa la voglia di leggerlo. Sigh…

    Commento di bruno | 5 luglio 2010


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: